Kaori Ito&Aurélien Bory: “Plexus”


Kaori Ito in “Plexus” foto ©Mario Del Curto

Lui è Aurélien Bory, artista che ha firmato uno dei lavori più accattivanti del circo contemporaneo, lei è Kaori Ito, danzatrice giapponese dalla temperatura emotiva pungente, fisico iper-snodato, uno dei volti più noti dei les ballets C de la B di Alain Platel. Li abbiamo visti alle Fonderie Limone di Moncalieri per il festival Torinodanza in “Plexus”, creazione di Bory ideata sul talento particolarissimo di Ito, ambientato all’interno di una magica installazione attraversata da fili di nylon. Lo recensimmo sul Manifesto, ci torniamo su danzon perché lo spettacolo è di nuovo in scena in Italia, al Brancaccio di Roma da domani a domenica.

“Plexus” di Aurélien Bory

Si inizia nel silenzio con Ito di fronte al pubblico. Immobile, tiene la scena e l’attenzione del pubblico, con la sua presenza interrogativa. Kaori si passa un microfono sotto la canottiera e ascoltiamo il suo cuore, il pulsare ritmico del corpo, mentre il suo sguardo si estende sulla nostra attesa. Passerà poco tempo e verrà risucchiata dentro il telo nero di sfondo.

“Plexus” foto ©Aglaé Bory

L’occhio dalla platea cerca l’immagine nel buio. Riapparirà in un fluire di visioni, una sorta di box degli incanti nel quale i fili di nylon diventeranno scale, fughe verticali, piani orizzontali. Ito danza all’interno del box ed è un movimento che sembra miracolosamente ignorare le leggi di gravità, la fatica dell’elevazione, i pericoli di un off balance, la perdita d’equilibrio.
Ito pare sollevata nell’aria attraversata dai fili. Non lo è.
Non ci sono trucchi, né cavi, solo scarpe, mani prensili, una fisicità che sfida se stessa in uno spazio di cui sentiamo la resistenza e i vuoti improvvisi. Le gambe si attorcigliano intorno a gruppi di nylon, il corpo vola in avanti proteso in un disequilibrio fascinoso, fermato in pose impossibili da altri fili tesi. Di chi è questa danza tra vuoti e pieni, sospesa per aria, a chi appartiene questo corpo ingabbiato, eppure libero, che scivola verso il basso e risale per rimanere lunghi attimi fermo a mezz’aria?

“Plexus” foto ©Aglaé Bory

Novella e ipnotica donna ragno, Ito ci regala con Bory una visione concreta, tangibile (è vero corpo e non proiezione) quanto metaforica di quella utopica dimensione virtuale che fa parte del mondo contemporaneo. A spettacolo terminato, in molti a Torino ci siamo avvicinati alla scena, perché si vuole scoprire di cosa è fatto il magico box, perché si vuole entrare nel sogno, che, con Bory e Ito, è strepitosamente alla portata del tocco, un sogno che non scompare dentro uno schermo spento di un pc, tra inganni e stordimenti della fascinazione virtuale.

E poi c’è una scoperta. Kaori Ito è anche una curiosa filmmaker. Un occhio al suo sito per scoprire i suoi lavori. Qui ne condividiamo uno in cui Kaori non appare ma firma regia e realizzazione per danzatori e interpreti del calibro di Niklas Ek e Damien Jalet. Onirico.

“Niccolini”, film di Kaori Ito

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