Teatro alla Scala, futuro e presente del Ballo

Scala in primo piano, in questi giorni per il balletto. Ieri è stata presentata la nuova stagione 2017/2018, diretta da Frédéric Olivieri, scelto dal sovrintendente Alexander Pereira come nuovo direttore del Ballo per tre anni. Una stagione che riporta in primo piano alcuni capolavori del Novecento a firma Jíri Kylián, Maurice Béjart, John Neumeier, Kenneth MacMillan, grandi classici come “Il Corsaro”, novità come la creazione di Aszure Barton, una serata Nureyev. 

In ordine, immagini e date. Titolo inaugurale della stagione (dal 15 dicembre al 13 gennaio) La Dame aux camélias, uno dei capolavori del dance-drama di John Neumeier che segnò nel 2007 il primo addio alle scene di Alessandra Ferri proprio alla Scala. Una serata memorabile. Questa volta a danzarlo sarà con Roberto Bolle Svetlana Zakharova. Un gioiello interpretativo su musiche di Chopin. 

John Neumeier

Dal 25 gennaio al 22 marzo tocca a Goldberg-Variationen di Heinz Spoerli, nuova produzione da camera della Scala che riprende un classico del coreografo svizzero. goldberg-variationen-photo-%e2%88%8fpeter-schnetz-2

Serata all’insegna di novità e grandi ritorni dal 10 marzo al 7 aprile con un trittico tutto da vedere: Mahler 10, creazione in prima assoluta firmata dalla canadese Aszure Barton, scoperta da Mikhail Baryshnikov; Petite Mort di Jíri Kylián, Bolero di Maurice Béjart. A danzare sul famoso tavolo del “Bolero” sarà Roberto Bolle, per la prima volta nell’iconico quanto espressivo ruolo, in alternanza con danzatori del Béjart Ballet Lausanne.

Maurice Béjart

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Una gioia per i ballerini scaligeri sarà Le Corsaire (dal 20 aprile al 17 maggio) nella versione di Anna-Marie Holmes, trionfo del virtuosismo tardo-romantico, storia di schiave e pirati rubata a Byron, un titolo dove mettere in luce attraverso i numerosissimi ruoli, variazioni, ensemble i talenti di casa. Scene nuove di Luisa Spinatelli. 

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Omaggio a Rudolf Nureyev per l’ottantesimo anniversario della nascita e per il venticinquesimo anniversario della scomparsa con Serata Nureyev (24, 25, 26 maggio), un gala che si annuncia ricco di sorprese, tra gli ospiti già annunciati Marianela Nuñez e Vadim Muntagirov. 

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Nureyev torna in auge anche per la ripresa del suo Don Chisciotte dal 10 al 19 luglio, un classico del virtuosismo e dell’humour. 

Chiusura dal 17 ottobre al 2 novembre con L’histoire de Manon di Kenneth MacMillan, storia inossidabile di amore, tradimento e morte che vedrà di nuovo in scena Roberto Bolle e Svetlana Zakharova. 

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Da segnarsi in agenda anche il ritorno in Scala del Bolshoi con Bayadère La Bisbetica domata di Jean-Christophe Maillot.

Intanto fino all’1 giugno è in scena Progetto Händel di Mauro Bigonzetti, presentato dal suo autore come un puro divertimento tra coreografo, musica e interpreti. Un gioco sui codici della danza che spinge i 22 danzatori dell’ensemble coinvolti (ottima resa da Timofej Andrijashenko a Agnese Di Clemente, Gioacchino Starace, Christian Fagetti, Alessandra Vassallo, Nicola Del Freo, Vittoria Valerio, Federico Fresi) e le étoiles Roberto Bolle e Svetlana Zakharova a portare all’estremizzazione l’elasticità del corpo: è una danza segnata da voraci spaccate, a terra e in rovesciata, ampie oscillazioni di bacino, gambe tenute a 180° e più, intrecci di corpi in cui di continuo marcano il tempo veloci piegamenti e distensioni di braccia, gambe, polsi e caviglie. Un divertimento che non vuole raccontare nulla, altro che la messa in luce della mobilità dei corpi degli interpreti elettrizzati dal segno tutto pulsazione di Bigonzetti. Un pezzo che snocciola soli, passi a due, ensemble, terzetti, quartetti, accompagnati nella prima parte da sarabande, allemande, gighe, correnti e preludi eseguite al pianoforte da James Vaughan, nella seconda da movimenti tratti da svariate sonate che vedono al clavicembalo ancora Vaughan, al violino Francesco De Angelis, all’oboe Fabien Thouand, al flauto Andrea Manco, al violoncello Sandro Laffranchini. 

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Costumi che rivisitano per le donne il tutù con gorgiere stilizzate, intrecci di fili e corsetti, puntando per i maschi alla messa in luce della fisicità con pantaloni attillati o inguainati in aderentissime magliette nude look. 

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Foto courtesy of Teatro alla Scala. Dall’alto John Neumeier (foto Kiran West), Goldberg-Variationen (foto Peter Schnetz), Maurice Béjart (foto Lelli e Masotti), Jíri Kylián (foto Serge Ligtenberg), Aszure Barton (foto Graeme Mitchell) un bozzetto di Luisa Spinatelli per “Il Corsaro”, Rudolf Nureyev (foto Lelli e Masotti), L’Histoire de Manon (foto Brescia Amisano), “Progetto Händel” (foto Brescia Amisano)

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Un’ora con Marianela Nuñez

L’incontro con una stella del balletto è un momento speciale per bambini e adolescenti che hanno scelto la danza come loro percorso di crescita. E quando avviene con un’artista di rango nonché generosa e solare qual è Marianela Nuñez, Principal del Royal Ballet di Londra, si può essere certi che nella vita dei giovani tersicorei lascerà un segno. 

È successo in questi giorni alla Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala dove Marianela Nuñez è stata invitata dal direttore Frédéric Olivieri a tenere alcune lezioni alle classi femminili più avanzate e a incontrare tutta la scuola. Una bella occasione per intervistarla insieme gli allievi, per ascoltare la sua storia, sentirla rispondere ai ragazzi. Ecco come è andata.IMG_1693

Come ha iniziato a danzare? 

«La mia è una storia molto tradizionale. Ho tre fratelli maschi. Mia mamma, stufa del football, felice di avere finalmente anche una femmina, pensò di mandarmi da piccolissima a lezione di balletto. Ero sempre vestita di rosa e ho iniziato a ballare tre anni. A cinque ero certa: voleva diventare una ballerina, una grande ballerina. Studiavo in una piccola scuola nei dintorni di Buenos Aires ed ero assai concentrata. Quando i miei compagni mi sembravano distratti, li sgridavo… Prendevo la cosa molto seriamente. (ride) 

La mia maestra disse che avevo talento e che era il caso di mandarmi a studiare nella scuola del Teatro Colón. Avevo otto anni quando entrai. Il corso intero di studi dura dieci anni. Io ne ho fatti cinque perché quando avevo tra i tredici e quattordici anni mi vide Maximiliano Guerra, grandissimo ballerino che è stato più volte anche alla Scala e che mi chiese di ballare con lui. Ero davvero giovanissima! Lasciai la Scuola e cominciai a danzare in compagnia. Sentivo la pressione di questa scelta ma ero anche felice. Guerra è stato un padrino per me. Non solo per l’opportunità che mi ha dato, per l’esperienza che mi ha trasmesso, ma per la cura nei miei riguardi. È ancora lui che mi disse: «hai talento, devi andare a ballare in Europa, o con l’Hamburg Ballett o con il Royal Ballet di Londra». La prima audizione che feci fu con il Royal. Dirigeva la compagnia Anthony Dowell. Mi offrì subito un contratto. Ma quando stavo per firmarlo realizzò che ero troppo giovane! Per entrare in compagnia dovevo avere almeno 16 anni e io ne avevo 15… Mi propose una soluzione: tornare a Scuola per un anno, nella Scuola del Royal, e poi entrare. Accettai».

IMG_1692Sarà stato difficile tornare a studiare a Scuola….

«Sì, ma è stata la scelta migliore. Difficile all’inizio da accettare, ma se mi guardo indietro, che esperienza! Ho imparato la lingua, ho studiato lo stile, la scuola del Royal Ballet mi ha nutrito, è stata la mia famiglia. L’anno dopo sono entrata in compagnia. Un altro grande incontro a diciassette anni. Carlos Acosta doveva danzare Diana e Atteone con Leanne Benjamin, che però si era fatta male. Carlos sapeva la mia storia, chiese di danzare con me. Andò bene e venni promossa first soloist». 

Da corpo di ballo a prima solista e poi a Principal…

«Sì, Principal sono diventata nel 2000. Ma ci tengo a segnalare quanto sia importante danzare nel corpo di ballo, cambiare ruolo negli stessi balletti. Al Royal Ballet anche da Principal ho continuato a danzare più parti. Anche in Bella Addormentata a volte faccio Aurora, a volte la Fata dei Lillà e conosco bene tutti i ruoli. Bisogna avere un grande rispetto del corpo di ballo e delle diverse parti. Penso alle fate, che variazioni! Un balletto non è mai fatto solo dalla ballerina principale, la performance è il risultato di un insieme. Capire questo significa avere amore e rispetto per l’arte della danza». 

(dagli allievi): Qual è il suo ruolo preferito? 

«Impossibile rispondere. È come se fossi una mamma e dovessi dire quale figlio preferisco. Posso solo dire che mi ritengo molto fortunata a poter danzare i grandi classici come Bella Addormentata accanto a coreografie di maestri come Balanchine, Cranko, MacMillan e di artisti più giovani. Quando ho iniziato, siccome ero molto forte tecnicamente, mi proponevano ruoli particolarmente virtuosistici, ma io già desideravo mettermi alla prova anche in parti più emozionali. Adoravo balletti come Romeo e Giulietta, L’Histoire de Manon. Nella mia prima Bajadère feci Gamzatti, ma già avrei voluto danzare la parte drammatica di Nikija. Alla fine ci sono riuscita e oggi nel mio repertorio ci sono ruoli con sfumature e caratteristiche molto diverse». 

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(dagli allievi): Partner preferiti?

«La partnership è qualcosa quasi di chimico, un’unità che non nasce in scena, ma si sviluppa durante le prove in studio. Ognuno di noi ha il proprio ego, le proprie insicurezze e con il partner deve scattare quella comprensione reciproca che può anche poi diventare una sfida a trovare nel balletto nuove soluzioni. Ancora una volta vi dico che sono stata fortunata. Ho avuto sempre magnifici partner, qui ce n’è uno, Alejandro Parente (Principal del Colón, alla Scuola con Marianela per alcune lezioni ai maschi), o Vadim Muntagirov con cui ballerò a febbraio a Londra Bella Addormentata che sarà anche al cinema in Italia in diretta da Londra il 28 febbraio e in due passi a due agli Arcimboldi nel gala di Roberto Bolle questa settimana». 

Tra i tanti balletti che ha interpretato ci sono L’Histoire de Manon che ha appena nominato e di cui c’è anche un breve documentario sul website del Royal Ballet che la vede provare l’ultimo passo a due con Federico Bonelli e l’Onegin di John Cranko che verrà a danzare a settembre alla Scala con Roberto Bolle.

«Principal sono diventata a 20 anni, ma la parte di Manon l’ho danzata la prima volta a trent’anni. Avevo ballato tutte le parti di quel titolo di MacMillan, il corpo di ballo, le prostitute, è stato un viaggio incredibile nel balletto che poi ho danzato come Manon anche per la diretta al cinema del Royal. Un titolo magnifico. Onegin, altro balletto di grande emozione, non l’ho mai danzato con Roberto Bolle: conto i mesi che mancano… ma il balletto lo conosco bene. Tante volte ho danzato la parte di Olga, così la prima volta che ho fatto Tatiana in prova conoscevo già tutto il ruolo. Vivere lo stesso titolo da più punti di vista è davvero un’esperienza preziosa».

(dagli allievi): Cosa ha provato la prima volta che ha danzato sul palcoscenico del Covent Garden?

«Quando sono entrata in compagnia, il Covent Garden era in restauro. Quando è stato riaperto, danzavo Bajadère nel corpo di ballo. Mi ricordo l’emozione prima di entrare e la sensazione di sentirmi vicina al sogno che avevo da bambina».

(dagli allievi): Cos’è per lei essere diventata una Principal?

«Trovare le parole non è facile. Certo mi anima da sempre una grande passione. Sono certa che quando dovrò smettere non troverò qualcosa da amare nello stesso modo della danza. Posso però dire, come Principal, di sentire una grande responsabilità nei confronti dei giovani, dei ballerini appena entrati in compagnia che sono come ero io. Sei un esempio ed è essenziale comunicare l’amore e il rispetto per questa magnifica forma d’arte. Lasciare qualcosa agli altri».

(dagli allievi): Per lei ballerini si nasce o si diventa?

«È veramente difficile rispondere. Magari nasci con un fisico perfetto per la danza, ma non diventerai mai una ballerina, o al contrario hai dei difetti da correggere ma una tale determinazione che ce la fai. Certo se il corpo è dotato, sei avvantaggiato, ma davvero non saprei. La danza è qualcosa che va forse al di là di questa prospettiva. È lavoro e rispetto. È vero però che quando racconto che a cinque anni ero certa di voler diventare una ballerina, non è un cliché, è la verità e me lo ricordo molto bene. Non avevo mai visto un balletto prima dei cinque anni, ma volevo danzare. Quindi forse, chissà, sono nata per la danza. Però ci penso, e forse domani avrò una risposta migliore…»

DOVE VEDERLA DANZARE in Italia: stasera e domani pomeriggio al Teatro degli Arcimboldi di Milano nel gala Roberto Bolle and Friends. Insieme con Vadim Muntagirov del Royal Ballet nei due pas de deux dal terzo atto di Bella Addormentata e Lago dei cigni.

al cinema il 28 febbraio, in diretta dal Covent Garden di Londra con il Royal Ballet. Elenco delle sale su Nexo Digital

Al Teatro alla Scala, in Onegin con Roberto Bolle, 23, 26, 28 settembre; 12, 18 ottobre.

 

 

 

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In prima persona, il film su Bolle

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Clip dal film. La preparazione dietro le quinte all’Arena di Verona. 

Il 20 novembre il Torino Film Festival ha presentato in anteprima mondiale il film Roberto Bolle. L’arte della Danza, prodotto da Classica e Artedanza srl e distribuito al cinema da Nexo Digital in più di 200 sale. A distanza di un mese affido al mio blog qualche nota di regia e molti ringraziamenti. Avere scritto e diretto questo docufilm sulla tournée 2015 di Roberto Bolle and Friends mi ha confrontato, dopo dodici anni passati in tv come autrice e poi regista della serie di documentari “Danza in Scena”, con una produzione cinematografica. È il mio primo docufilm per il cinema: un’esperienza stimolante che sono certa mi servirà per il mio lavoro futuro di autore e regista.

Un frame dal film: i Friends a Pompei. 

La danza, attraverso il movimento, è comunicazione, mette in condivisione con il pubblico sentimenti, pensieri, visioni. Attraverso la danza, l’artista, che ne è l’interprete, si trasforma in ciò che i balletti incarnano, dando visibilità ai colori dell’animo, alle qualità del sentire che ogni titolo racchiude. Ma non solo. L’artista, danzando, consegna al pubblico anche la risonanza che quei diversi colori, sentimenti, visioni, hanno dentro di lui, rivelandosi agli altri come essere umano. La danza diventa così per il pubblico l’arte che permette di condividere, come collettività, grandi sentimenti ed emozioni, ma anche l’arte che rende partecipi di un racconto più individuale, legato al singolo uomo e danzatore. Ed è un racconto non verbale, esaltato da ciò che la danza è: arte visuale del movimento e della metamorfosi.

Attraverso i dietro le quinte, le lezioni, i singoli pezzi del gala mi sono avvicinata a Roberto, ma anche, e spero che il film lo abbia rivelato, ho voluto mettere in luce il potere comunicativo, universale della danza stessa.

viaggio tra i titoli scelti e danzati da Roberto nel film. Frame_006.Frame dal film. Roberto Bolle a Caracalla. 

Excelsior (di Luigi Manzotti, 1881, nel rifacimento di Ugo Dell’Ara del 1967, con Roberto e Nicoletta Manni) è la grandezza, il virtuosismo, il pezzo che rappresenta nella Milano di fine Ottocento la vittoria del progresso contro il regresso, della civiltà contro l’ignoranza e la paura, della luce contro l’oscurantismo. E’ un balletto che esalta il Roberto pubblico, bello, statuario, magnifico, con il sorriso sul volto, il divo che dà all’arte e alla civiltà il compito di guardare avanti con fiducia nonostante le difficoltà. È anche la danza che incita all’unione tra i popoli, alla liberazione da ogni forma di schiavitù. Di questo parla il passo a due in scena nel tour, che in “Excelsior” avviene nel quadro celebrativo della costruzione del canale di Suez: un passo a due di grande virtuosismo tra un bellissimo schiavo e il personaggio simbolico della Civiltà.

Excelsior. Foto Luciano Romano. 

Opus 100 (di John Neumeier, 1996. Interpreti Roberto Bolle e Alexandre Riabko) è il sentimento, l’ascolto dell’altro, l’amore, l’amicizia, la profondità. È un passo a due maschile. Neumeier lo coreografò anni fa come regalo di compleanno per i 70 anni dell’amico e collega Maurice Béjart. È il Roberto più nascosto, quello che tutti però vorrebbero avere l’opportunità di conoscere. E’ la bellezza dell’amicizia e un pezzo su musica di Simon & Granfunkel che sono felice essere riuscita ad avere nel film.

Clip dal film. Opus 100 a Verona e Pompei. 

Romeo e Giulietta (di Kenneth MacMillan, 1965. Primo interprete di Romeo, Rudolf Nureyev. Roberto danza con Melissa Hamilton) è la forza dei sentimenti, la bellezza del primo amore. Il Roberto che sostiene con affetto le persone con cui balla. L’amore in sé. È il balletto perfetto per l’Arena di Verona e crea un’unione tra Roberto e Nureyev, artista di riferimento di Roberto da quando è un bambino.

    Romeo e Giulietta. Foto Francesco Squeglia

Carmen (di Roland Petit, 1949, con Nicoletta Manni) è la sensualità, l’erotismo, la competizione, la seduzione. Roland Petit ha spronato negli anni Roberto verso la messa in scena dell’erotismo. E Roberto ora, attraverso Carmen, seduce la sua partner e il suo pubblico. Perché la sensualità è parte della vita e la danza è magistrale a farne sentire il brivido.

Carmen. Foto Luciano Romano. 

Apollo (di George Balanchine, 1928, con Melissa Hamilton). E’ la bellezza neoclassica, è il lato apollineo della danza e della vita. Nel passo a due scelto dal balletto, Apollo balla con la sua musa prediletta, Tersicore, musa della danza. È l’esaltazione della danza in sé, ma anche di come si impara a diventare dio (nel balletto Apollo è appena nato, velocemente apprende cosa comporti diventare un dio). È il balletto del Novecento che insieme alla musica di Stravinskij diventa l’emblema del neoclassico, perché rinnova il vecchio balletto ottocentesco con nitidezza spettacolare, eliminando gli orpelli estetici della vecchia scuola. E Roberto è il dio della danza dei nostri tempi.

Apollon Musagète. Foto Luciano Romano. 

Canon in D. (di Jiři Bubenicek, 2007. Interpreti nel film Roberto, Jiři, Alexandre Riabko). Sono tre angeli che danzano insieme, è il soffio dello spirito, ma è anche il confronto tra individualità diverse che diventano tutt’uno grazie alla danza. E’ la ricerca dell’unità nella differenza.

Frame dal film. Roberto dietro le quinte in Canon. 

Prototype (di Massimiliano Volpini, 2013). Un assolo multimediale nato per raccontare chi è Roberto Bolle. Un percorso che parte dalla progettazione del ballerino perfetto, una sorta di cyborg, che, attraverso i vari ruoli interpretati dal ballerino italiano nella sua carriera, diventa un essere umano. È il percorso di chi, per essere un grande ballerino classico, deve abbandonare agli inizi la spontaneità del movimento per aderire, non senza difficoltà, al vocabolario pieno di regole e di passi codificati del balletto. La costrizione del codice porterà però alla nascita di una nuova naturalezza nel movimento, facendo sì che il ballerino, a forza di sfide anche con se stesso, dia volto ai personaggi che interpreta con umanità rivelandosi al proprio pubblico. Nel film è utilizzato per aprire il discorso sul corpo e la tecnica.

Frame dal film. Roberto Bolle in Prototype. 

Passage (di Marco Pelle. Utilizzato nei frame finali del film) è una metafora della vita e della ricerca di se stesso. E’ il Bolle drammatico, che vuole trovare la propria strada. Un pezzo che ha avuto molto e meritata fortuna.

Frame dal film. Roberto Bolle in aeroporto durante un viaggio della tourneé. 

Molti mi chiedono se il film tornerà nelle sale, se andrà in tv, se uscirà il DVD. Tutte le possibilità sono aperte. Appena ce ne sarà certezza a Classica, lo metterò sul mio blog. Nel frattempo ringrazio tutti quelli che hanno creduto e lavorato nel film, Roberto Bolle, Piero Maranghi, direttore di Classica HD, Classica HD, Artedanza srl, Nexo Digital, il Torino Film Festival, i miei collaboratori, Krishna Agazzi (direttore della fotografia), Aline Hervé (montatrice), Claudia Rossi (aiuto regista), la produttrice esecutiva Raffaella Milazzo, tutta la troupe che era con me nel 2015, Proxima di Milano, con Alberto Fusco e Davide Lo Vetro per la postproduzione video, Paolo Piccardo per la postproduzione audio, Francesco Pini, musicista italiano che vive a New York e che per il film ha scritto in una notte la canzone “It’s your time”, inedito nato per la scena in albergo (vedi clip).

Clip. Roberto in albergo su “It’s your time” written and performed by Francesco Pini. 

Per la partecipazione un grazie speciale ai Friends, Nicoletta Manni, del Teatro alla Scala, Melissa Hamilton, Eric Underwood, Matthew Golding del Royal Ballet di Londra, i gemelli Jiři e Otto Bubeníček, rispettivamente del Semperoper Ballet di Dresda e dell’Hamburg Ballett, Anna Tsygankova del Dutch National Ballet di Amsterdam, Maria Kochetkova e Joan Boada del San Francisco Ballet, Alexandre Riabko dell’Hamburg Ballett, Massimiliano Volpini, coreografo, Valerio Tiberi, disegnatore luci, Andrea Piermattei, ballerino scaligero e maître del tour, Emanuela Bolle e Pamela Maffioli.

Grazie infine alle tante persone che hanno dedicato spazio al film in testate web e cartacee, programmi televisivi e radiofonici, in particolare Maria Luisa Buzzi, Silvia Poletti, Sergio Trombetta, Claudia Allasia, Valentina Bonelli, Aurora Marsotto. E tutti gli amici, colleghi, familiari, conoscenti, appassionati di danza e neofiti spettatori che hanno sostenuto e amato con me il progetto.

I Friends. Foto Luciano Romano. 

10 link dalla rassegna stampa. 

La Stampa. Sergio Trombetta. Passi a due nella Grande bellezza.

Repubblica Torino. Claudia Allasia. Bolle superstar sullo schermo del Torino Film Festival.

Repubblica. Arianna Finos. Vita d’étoile nelle sale. “Per una danza libera dal recinto dell’élite”

MYmovies. Marzia Gandolfi. Roberto Bolle – L’arte della danza (2016)

Movieplayer. Valentina Ariete. La recensione di Roberto Bolle -L’arte della danza

Il manifesto. Fabio Vittorini. Roberto Bolle, un corpo al centro dello sguardo.

Fred Italian Channel. Angela Prudenzi intervista Francesca Pedroni

La Provincia. Carla Tocchetti. Francesca Pedroni. La regista delle Ètoile.

Words in Freedom. Silvia Poletti. Roberto Bolle, il film. La regista Francesca Pedroni ci racconta i misteri di un divo.

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Shakespeare for ever

Intramontabile Shakespeare. A 400 anni dalla morte si moltiplicano allestimenti, riprese teatrali, citazioni letterarie. Il nostro valzer tra i titoli del bardo è partito dieci giorni fa con l’arrivo nelle sale italiane del Romeo and Juliet di Kenneth Branagh, versione cinematografica in bianco e nero che strizza l’occhio agli anni Cinquanta, in diretta dal Garreth Theatre di Londra su distribuzione di NexoDigital. Protagonisti Richard Madden e Lily James (foto di Johan Persson), la coppia della “Cenerentola” di Branagh, insieme a sir Derek Jacobi nei panni di uno stravagante Mercuzio senior alla Oscar Wilde. Shakespeare mischiato alla lingua di oggi come solo Branagh può fare, con per prologo allo spettacolo una serie di brevi interviste a un gruppo di adolescenti sulla vita e i suoi perché. Esiste l’amore a prima vista?

ROMEO AND JULIET

Intorno alla questione giocano anche gli scherzi agli amanti di Oberon e Puck in un altro meraviglioso titolo shakespiriano, Sogno di una notte di mezz’estate,visto a Milano con il Teatro dell’Elfo, un cult di Elio De Capitani dagli anni Ottanta, che meriterebbe di diventare un appuntamento fisso, stagione dopo stagione. Svegliarsi e ritrovarsi innamorati di chi si scorge al primo sguardo: l’inganno del fiore strofinato sul viso che crea baruffe… Prova esilarante per piglio acrobatico e abilità a tenere alto il ritmo tra movimento e parola, il dialogo a quattro tra Ermia, Lisandro, Elena e Demetrio nel bosco incantato. Un cast brillante di attori quasi danzatori (foto di Luca Piva). Nell’onirica versione ballettistica di George Balanchine sarà alla Scala nel 2017.

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Ma torniamo a Romeo e Giulietta. Sarà questo titolo, nella versione storica di Kenneth MacMillan a inaugurare la stagione di balletto 2016/2017 del Teatro alla Scala il 20 dicembre, con anteprima Under30 il 17. Il balletto di MacMillan ebbe il suo debutto a Londra nel 1965 con il divo d’allora Rudolf Nureyev, insieme a Dame Margot Fonteyn. Un titolo di amore e morte, di contrasti violenti tra ragione politica e sentimento che sulla musica di Prokofiev vedrà alternarsi al Piermarini artisti di casa e nuovi ospiti. Il debutto del 20 (repliche il 21 e in gennaio il 13 e il 15) sarà con la nostra étoile Roberto Bolle in coppia con Misty Copeland, new entry per la Scala dall’American Ballet Theatre, una prima molto attesa (foto di prova di Brescia Amisano,©Teatro alla Scala).

Misty Copeland e Roberto Bolle in prova - ph Brescia e Amisano - Teatro alla Scala K65A0622Serata doc anche per il 31 dicembre, in cui la Scala festeggia la fine anno con il ritorno in teatro di Alessandra Ferri in coppia con Herman Cornejo (foto ©Rosalie O’ Connor, courtesy of American Ballet Theatre) anche egli dall’ABT. L’ultima volta di Alessandra in teatro fu nel 2007 con “La Dama delle camelie” di John Neumeier: fu il suo addio alle scene. Ferri da allora non ha danzato per sette anni. Ma per fortuna i grandi amori tornano. E la danza per Ferri è parte della vita. Rinata alla danza, Ferri (classe 1963) ha ballato in questi ultimissimi anni per Neumeier (interpretazione magistrale in “Duse”), Wayne McGregor (il suo “Woolf Works” sarà in febbraio al cinema in Italia con NexoDigital), Martha Clarke (Chéri, con Cornejo), Russell Maliphant fino alla ripresa lo scorso giugno all’ABT di New York di un balletto cardine della sua carriera qual è “Romeo e Giulietta”. Lo rivedremo con lei in Scala, primo titolo, speriamo, di tanti altri con Alex a Milano.

American Ballet Theatre

Ad alternarsi in Scala anche tanti altri artisti di casa. Il 17 per l’Anteprima Under30 in scena Vittoria Valerio e Antonino Sutera, il 29 dicembre e il 18 gennaio danzano Nicoletta Manni Timofej Andrijashenko. Anche per Marta Romagna un ritorno nel ruolo di Giulietta il 30 dicembre accanto a Gabriele Corrado, Claudio Coviello con Martina Arduino il 5 gennaio, con Vittoria Valerio il 19 gennaio

E ancora novità. “Romeo e Giulietta” entra anche nella letteratura per bambini. Nell’ultimo titolo della fortunata collana “Scuola di danza” (Piemme Edizioni), arrivata ormai al 28° libro e ideata e scritta dal critico Aurora Marsotto, i giovani allievi della scuola di ballo sono in fibrillazione per la messa in scena in teatro del famoso titolo shakespiriano. A ballarlo in “La gioia di danzare” (questo il titolo del libro) è Roberto Bolle, che dà anche molti consigli ai giovani allievi innamorati di Tersicore. Bolle è ospite d’eccezione della collana di Marsotto che nel corso della sua vita ha avuto per protagonisti Carla Fracci, Nicoletta Manni, Anna Maria Prina e molti altri personaggi del mondo del balletto. Storie deliziose accompagnate da illustrazioni a fumetto di Donata Pizzato, che con mano sensibile e perizia entra nelle linee della danza. Sotto nel disegno Bolle/Romeo  in duello con Tebaldo.

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Tornando in scena, tra le tante versioni contemporanee di “Romeo e Giulietta” da segnalare quella di Roberto Zappalà, Romeo e Giulietta 1.1 in programmazione da gennaio. Interpretata da Maud de la Purification e Antoine Roux-Briffaud sposta la messa a fuoco dalla coppia di innamorati alla loro individualità di esseri che vivono singolarmente un disagio sociale. Per celebrare l’amore per la vita.

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Cinderella alla Burton

Il trailer dello spettacolo dal sito della Scala, con Semionova e Bolle.

Fine anno è alle porte e il Teatro alla Scala si prepara a festeggiarlo con il ritorno in scena della nuovissima “Cinderella” di Mauro Bigonzetti. Il 30 a giocarsi i ruoli protagonisti, sostenuti al debutto dalle due star Polina Semionova e Roberto Bolle, su cui il balletto è nato, saranno Virna Toppi, già applaudita come sorellastra tutto pepe insieme a Antonella Albano nel primo e secondo cast del balletto, e il giovane Jacopo Tissi, al suo secondo Principe dopo il debutto con Zakharova nella “Bella Addormentata” di Ratmansky lo scorso settembre.

CinderellaPolina Semionova e Roberto Bolle nel ballo del secondo atto. 

Anche il 31 riserva sorprese. Era stato annunciato l’ospite Federico Bonelli, che avrebbe dovuto danzare con Nicoletta Manni, e invece,a  sostenere la parte del Principe sarà il ballerino interno Christian Fagetti. Ci spiace per Bonelli, che è sempre un piacere rivedere in Italia, ma siamo felici per Fagetti.

Cinderella - Nicoletta Manni Christian Fagetti - ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala 178_K65A5474 xNicoletta Manni e Christian Fagetti. 

Nella pomeridiana del 22, Fagetti ha dato prova (ma già lo pensavamo da tempo) di essere un ballerino dotato di guizzo dinamico nella tecnica e nell’interpretazione. Un danzatore da promuovere (è nel corpo di ballo). Il suo Principe inquieto funziona con la coreografia e la partnership con Manni, così delicata e sensibile, crea un intrigante contrappunto.

Ma veniamo alle caratteristiche del balletto che abbiamo visto sia con la coppia Semionova/Bolle sia con Manni/Fagetti (nel primo cast Manni è la Fata Madrina, Fagetti il padre) e già recensito sul manifesto. Semionova è perfettamente a suo agio nello stile Bigonzetti. Gambe sensuali e fisico palpitante, Polina si insinua nelle pieghe del racconto con pienezza di sfumature. La sua partnership con Bolle ha la naturalezza delle grandi coppie. Lo si sente nei passi a due, piuttosto perigliosi con Bigonzetti, tutti intrecci di gambe giocati in punta con i fisici abbracciati, alternati a variazioni solistiche dove Roberto Bolle sfodera la sua proverbiale eleganza e apollinea tecnica. La sua entrata di grand jetés nel secondo atto (nel primo non appare) ne è subito prova. Le due star tornano a danzare il gennaio, il 12, 14 e 15.

Cinderella - A. Albano, S. Ballone V. Toppi - ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala 011_K65A5000 x

“Cinderella” si apre però con altri personaggi: il tiro di matrigna e sorellastre. Bigonzetti le  ingabbia in un abito di ferro alla Kyliȧn (impossibile non pensare agli abiti neri che slittano su rotelle del capolavoro “Petite Mort”). I volti escono dai tre colli rigidi del vestito, le braccia, le mani, la bocca seguono la musica con stilizzata e grottesca pantomima. Stefania Ballone è la matrigna: la sua danza, fatta di punte arrabbiate, di braccia eccessive nel linguaggio, che tagliano lo spazio con turbolenta cattiveria, è frutto di un lavoro sul personaggio nutrito di una feconda collaborazione tra coreografo e interprete. Il suo ruolo è portante nello spettacolo: si aggiudica un fiume di applausi. Meriterebbe una promozione (anche lei come Fagetti è nel corpo di ballo).

Bigonzetti ha seguito la partitura, nessun capovolgimento di storia e di musica come fece per il suo “Romeo and Juliet” ideato per l’Aterballetto. Composta in Russia durante la seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1944, la “Cenerentola” di Prokof’ev debuttò al Bol’šoj nel novembre del 1945 su coreografia di Zhakarov, un balletto utopico ripreso nel 1946 al Kirov e che avrà poi nel corso del Novecento svariate riletture, da quella britannica, venata di spirito grottesco, firmata nel 1948 da sir Frédérick Ashton, padre del balletto inglese, a quella di Rodrigues che portò il balletto alla Scala e rivelò nel 1955 il talento della giovanissima Carla Fracci, alla Cenerentola hollywoodiana di Nureyev, l’ultima vista in Scala nel 2006 prima della nuova Cinderella di Bigonzetti, per non parlare dell’inquieta versione di Maguy Marin, ballata con il viso coperto da maschere da bambolotto al Balletto di Lione.

Cinderella - Polina Semionova Roberto Bolle - ph Brescia e Amisano Teatro alla ScalaK61A9192

Se la partitura segue il suo flusso, Bigonzetti si è permesso però alcune variazioni e omissioni nel racconto: nessuna scarpina, né zucca, né cenere, al principe resta in mano la veste color fragola della bella Cinderella (costumi di Maurizio Millenotti, scene di Carlo Cerri). Il timbro complessivo della produzione strizza non a caso l’occhio al cinema con certi personaggi alla Tim Burton (la matrigna di Ballone) e alcuni citazioni anche visive che ci legano al Seicento (gli ingranaggi degli orologi della mezzanotte che segnano il tempo) e a certe atmosfere vicine alle fiabe di Basile su cui Matteo Garrone ha fatto il suo fascinoso film “Il racconto dei racconti”. Passi a due espliciti e passionali, tutt’altro che edulcorati come vorrebbero le fiabe alla Perrault.

15 minuti di applausi al debutto, ma anche tanti alla pomeridiana del 22, per i protagonisti e per la compagnia tutta. Coinvolti una cinquantina di ballerini con tanti ruoli di spicco, come le quattro fate delle stagioni, Chiara Fiandra, Lusymay Di Stefano, Antonella Chapkina, Denise Gazzo, la Fata Madrina (oltre a Manni, si è distinta per eleganza Vittoria Valerio, e nei prossimi cast segnaliamo Martina Arduino) e i quattro amici del principe tra cui, sempre magnifico, Claudio Coviello. Perché non provarlo nel Principe? Basta trovargli una Cinderella…

Cast completi e clip sul sito della Scala. Foto di Brescia e Amisano @Teatro alla Scala

 

 

 

 

 

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