Scala, nuova stagione con Sylvia

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Si aprirà con Sylvia nella nuova versione creata nel 2018 da Manuel Legris per lo Staatsballet di Vienna la stagione 2019/2020 di balletto del Teatro alla Scala diretta da Frédéric Olivieri. Capolavoro su musica di Delibes in scena la prima volta nel 1876 all’Opéra di Parigi su ispirazione del dramma pastorale Aminta di Torquato Tasso, il balletto debutterà alla Scala il 14 dicembre con l’ormai classica Anteprima Giovani.

Het Nationale BalletODE AAN DE MEESTER Hans van Manen.Première 15 september 2017, Amsterdam.Il secondo spettacolo della stagione, in scena tra gennaio e febbraio, si lega al progetto sulla musica da camera fortemente voluto in questi anni dal sovrintendente Pereira. Serata a più titoli, vede la presenza in Scala di un grande coreografo del Novecento: Hans van Manen. In scena tre suoi pezzi, Adagio Hammerklavier (Beethoven), Kammerballett (Karayev, Cage, Scarlatti) e il seducente Sarcasmen (Prokofiev), sopra nella foto. A completare lo spettacolo due pezzi di Roland PetitLe combat des anges, toccante duo maschile da Proust, Le Jeune Homme et la Mort con Roberto Bolle. 

le-jeune-homme-roberto-bolle-ph-brescia-e-amisano-teatro-alla-scalaBolle sarà anche coinvolto nella creazione in prima mondiale a firma Mauro Bigonzetti su musica di Fabio Vacchi, in cartellone a marzo, Madina. Storia calata nell’oggi che ruota intorno alla vicenda di una kamikaze dal romanzo di Emmmanuelle de Villepin La ragazza che non voleva morire. Voce recitante l’attore Filippo Timi. 

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Tra aprile e maggio, ritorno di un classico novecentesco molto amato dal pubblico scaligero: Romeo e Giulietta (foto Brescia Amisano) nella versione di Kenneth MacMillan.

presentation-scuola-di-ballo-accademia-teatro-alla-scala-foto-ilaria-elena-borinLa Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala avrà quest’anno per la prima volta una creazione assoluta in scena per varie repliche: il Prometeo di Beethoven (coreografato nel primo Ottocento da Salvatore Viganò) riscritto da Heinz Spoerli. Il nuovo titolo sarà preceduto dalla classica Présentation con tutti gli allievi, a cura di Olivieri. 

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Torna in scena tra giugno e luglio Il lago dei cigni nella versione di Rudolf Nureyev, molto amata in teatro e assente da qualche anno. Un affondo in un lago dai risvolti psicologici, di sfida interpretativa e tecnica per i protagonisti. la-dame-aux-camclias-svetlana-zakharova-roberto-bolle-ph-brescia-e-amisano-teatro-alla-scala-7Bolle e Svetlana Zakharova riaprono il sipario dopo l’estate danzando in settembre il capolavoro di dance-drama La Dame aux Camélias da Dumas di John Neumeier su musica di Chopin(al piano Roberto Cominati).

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Chiude la stagione in ottobre la ripresa del felice Schiaccianoci di George Balanchine nella produzione scaligera con scene e costumi di Margherita Palli. Nella foto al centro, Martina Arduino, splendida Goccia di Rugiada del secondo atto. 

La scelta di Olivieri è di puntare sugli artisti di casa: non sono stati annunciati ospiti, ma ricordati i recenti inviti internazionali ai nostri ballerini, Timofej Andrijashenko al Royal Ballet di Londra, Nicoletta Manni al Bolshoi.

Quattro produzioni di quest’anno saranno accompagnate dall’Orchestra dell’Accademia del Teatro. Nei sette titoli direttori da Kevin Rhodes (Sylvia) a Felix Korobov (Romeo e Giulietta e Schiaccianoci), Michail Jurowski (Il lago dei cigni), Theodor Gushlbauer (Prometeo Dame aux Camélias). 

Romeo londinese per Timofej Andrijashenko

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Woolf Works porta fortuna. Timofej Andrijashenko, primo ballerino del Teatro alla Scala con fisico da danseur noble (a sinistra nella foto con Claudio Coviello), di replica in replica ha conquistato pubblica e critica sia nella parte del tormentato ex soldato Septimus nel primo atto di Woolf Works dedicato a Mrs. Dalloway che nei passi a due fulminanti del secondo atto ispirato a Orlando. 

Un’ottima interpretazione apprezzata anche da Kevin O’ Hare, il direttore del Royal Ballet di Londra presente alla prima scaligera del balletto. O’Hare non ha perso tempo: Timofej ha ricevuto un invito a Londra per danzare questo 27 aprile e il 4 maggio Romeo e Giulietta al fianco di Melissa Hamilton. I nostri complimenti!

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Nella foto Timofej nell’ultimo Romeo e Giulietta scaligero danzato con la partner d’arte e di vita Nicoletta Manni. Sotto Kevin O’Hare la sera della prima di Woolf Works con Wayne McGregor e i giovani allievi dell’Accademia Teatro alla Scala che hanno danzato nel toccante terzo atto del balletto Tuesday dedicato a The waves di Virginia Woolf. 

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foto Timofej Andrijashenko ©Brescia e Amisano courtesy Teatro alla Scala; foto dietro le quinte con i ragazzi dell’Accademia, nostra.

Effetto Manon

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L’Histoire de Manon è una cartina al tornasole. Ogni volta che si torna a vedere questo dance drama di Kenneth MacMillan, il brivido scorre solo e se l’anima degli interpreti vibra nella linea coreografica. Dal 1994, primo anno in cui il balletto è stato portato alla Scala con una emozionante Alessandra Ferri in coppia con Julio Bocca (sopra nella foto), non ho perso una ripresa. L’ho amato negli anni sempre con Ferri insieme a un Bolle nel candore della gioventù, nella coppia Massimo Murru-Sylvie Guillem, nella partnership Osipova-Coviello… 

Ferri lo danzò da giovanissima a Londra, lavorando con lo stesso MacMillan. Ci disse in quel lontano 1994 ricordando la sua prima Manon ballata a 19 anni: «A quel tempo il mio massimo desiderio era danzare Giulietta. MacMillan era un coreografo che svelava i suoi personaggi in poche frasi. Un giorno mi guardò e mi disse che voleva vedermi danzare Manon. Io ribattei che non capivo quel personaggio. E lui mi disse: “appunto per questo lo devi fare. Manon è una ragazza che si butta nella vita senza pensarci due volte“. Fu un successo. 

Un balletto che quanto vuole una Manon dentro nel ruolo, dalla frivolezza alla tragedia, esige un Des Grieux altrettanto in parte. Per questo bisogna sempre tornare a riguardarsi il primo Des Grieux di Anthony Dowell. Quella sua prima dichiarazione d’amore nel primo atto, danzata sulla diagonale, variazione difficilissima, in cui però ciò che fa la differenza è il legato più che il singolo passo, il legato che attraverso la coreografia comunica il sentimento. Un ripasso visivo da youtube rende l’effetto: 

Su Manon in youtube si trova di tutto: qualità di ripresa molto variabile, ma che bellezza rivedersi i passi a due finali tra Bolle e Ferri, tra Guillem e Murru, o l’arrivo in Louisiana di Coviello-Osipova. Cercate e troverete tutto. Nel documentario già citato su Kenneth MacMillan di cui ho dato il link in un precedente post, ripreso divinamente c’è il passo a due finale tra Guillem e Cope accompagnato dalle parole di Alessandra Ferri: da manuale!

Dell’attuale ripresa scaligera, aperta dalle due star Bolle e Zakharova, ci è piaciuta la coppia Nicoletta Manni – Timofej Andrjashenko e non solo loro. Nicoletta è entrata nel ruolo con molta partecipazione, bella la sua entrata con lo sguardo abbassato e il lavorio di caviglie sulla musica del Crepuscolo, abbandonata e volubile nei passi a due in camera da letto, drammatica nell’ultimo atto. Non era la sua prima Manon, mentre per Timofej era il primo Des Grieux. Una partnership in un titolo da ripetere, si spera molte altre volte, in cui è palpabile l’alchimia tra i due, sotto ripresi in uno scatto alla Scala. 

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Con loro un fantastico Lescaut in carne e ossa, perfido, violento, ambiguo, amorale, grazie all’interpretazione smagliante nella tecnica e attorale nell’interpretazione di Christian Fagetti. Il passo a tre nella camera da letto del primo atto (immagine sotto) con Fagetti, Manni e Mick Zeni, perfetto nella parte di Monsieur G.M. dà la misura di cosa significhi mercanteggiare Manon soppesandone la figura in un intreccio coreografico pieno di leitmotiv che sarà poi ripreso e straziato nella scena del terzo atto con il carceriere.

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Commozione pura ha riservato al pubblico il terzo cast formato da Emanuela Montanari e Claudio Coviello. Una crescita nei ruoli di atto in atto fino al culmine del terzo: dall’arrivo in Louisiana alla morte nella palude, Montanari e Coviello danzano portando alle lacrime: personaggi compresi nel profondo e quindi resi con intelligenza e autenticità attraverso sfumature dinamico/espressive che fanno brillare la coreografia. Di getto ho scritto su Instagram a riguardo: Claudio Coviello, musicalità piena di racconto e commozione, ripresa da manuale (alla Dowell) della variazione sulla diagonale con accenti drammatici delle linee; Emanuela Montanari, corpo parlante che piega con verità il movimento nella sofferenza. 

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Un esempio: pensare a quelle arabesques intrecciate una dopo l’altra nel passo a due finale prima del lift, non va vista la bellezza dell’arabesque in sé ma la stanchezza di qualcuno che sta morendo e lo si vede nella testa che si abbandona, nel corpo distrutto che è visione dello spirito, non nell’altezza della gamba. E Montanari non sbaglia un accento. Così è anche l’attimo conclusivo della scena, con Manon morta, sdraiata a terra: si riveda Dowell per capire come la tragedia non è nel grido enfatico, ma nell’abbracciare chi si ama e non risponde più, in quel tenerle la mano. E qui ecco di nuovo un grande Coviello. Con la coppia ha lavorato come maitre Massimo Murru, il suo tocco è presente.

Stasera ultimo cast: Virna Toppi e Marco Agostino. Peccato non poterli vedere! Sono via. Se qualcuno è in Scala stasera, scriva qui un commento. 

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Foto courtesy Teatro alla Scala