Teatro alla Scala, futuro e presente del Ballo

Scala in primo piano, in questi giorni per il balletto. Ieri è stata presentata la nuova stagione 2017/2018, diretta da Frédéric Olivieri, scelto dal sovrintendente Alexander Pereira come nuovo direttore del Ballo per tre anni. Una stagione che riporta in primo piano alcuni capolavori del Novecento a firma Jíri Kylián, Maurice Béjart, John Neumeier, Kenneth MacMillan, grandi classici come “Il Corsaro”, novità come la creazione di Aszure Barton, una serata Nureyev. 

In ordine, immagini e date. Titolo inaugurale della stagione (dal 15 dicembre al 13 gennaio) La Dame aux camélias, uno dei capolavori del dance-drama di John Neumeier che segnò nel 2007 il primo addio alle scene di Alessandra Ferri proprio alla Scala. Una serata memorabile. Questa volta a danzarlo sarà con Roberto Bolle Svetlana Zakharova. Un gioiello interpretativo su musiche di Chopin. 

John Neumeier

Dal 25 gennaio al 22 marzo tocca a Goldberg-Variationen di Heinz Spoerli, nuova produzione da camera della Scala che riprende un classico del coreografo svizzero. goldberg-variationen-photo-%e2%88%8fpeter-schnetz-2

Serata all’insegna di novità e grandi ritorni dal 10 marzo al 7 aprile con un trittico tutto da vedere: Mahler 10, creazione in prima assoluta firmata dalla canadese Aszure Barton, scoperta da Mikhail Baryshnikov; Petite Mort di Jíri Kylián, Bolero di Maurice Béjart. A danzare sul famoso tavolo del “Bolero” sarà Roberto Bolle, per la prima volta nell’iconico quanto espressivo ruolo, in alternanza con danzatori del Béjart Ballet Lausanne.

Maurice Béjart

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Una gioia per i ballerini scaligeri sarà Le Corsaire (dal 20 aprile al 17 maggio) nella versione di Anna-Marie Holmes, trionfo del virtuosismo tardo-romantico, storia di schiave e pirati rubata a Byron, un titolo dove mettere in luce attraverso i numerosissimi ruoli, variazioni, ensemble i talenti di casa. Scene nuove di Luisa Spinatelli. 

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Omaggio a Rudolf Nureyev per l’ottantesimo anniversario della nascita e per il venticinquesimo anniversario della scomparsa con Serata Nureyev (24, 25, 26 maggio), un gala che si annuncia ricco di sorprese, tra gli ospiti già annunciati Marianela Nuñez e Vadim Muntagirov. 

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Nureyev torna in auge anche per la ripresa del suo Don Chisciotte dal 10 al 19 luglio, un classico del virtuosismo e dell’humour. 

Chiusura dal 17 ottobre al 2 novembre con L’histoire de Manon di Kenneth MacMillan, storia inossidabile di amore, tradimento e morte che vedrà di nuovo in scena Roberto Bolle e Svetlana Zakharova. 

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Da segnarsi in agenda anche il ritorno in Scala del Bolshoi con Bayadère La Bisbetica domata di Jean-Christophe Maillot.

Intanto fino all’1 giugno è in scena Progetto Händel di Mauro Bigonzetti, presentato dal suo autore come un puro divertimento tra coreografo, musica e interpreti. Un gioco sui codici della danza che spinge i 22 danzatori dell’ensemble coinvolti (ottima resa da Timofej Andrijashenko a Agnese Di Clemente, Gioacchino Starace, Christian Fagetti, Alessandra Vassallo, Nicola Del Freo, Vittoria Valerio, Federico Fresi) e le étoiles Roberto Bolle e Svetlana Zakharova a portare all’estremizzazione l’elasticità del corpo: è una danza segnata da voraci spaccate, a terra e in rovesciata, ampie oscillazioni di bacino, gambe tenute a 180° e più, intrecci di corpi in cui di continuo marcano il tempo veloci piegamenti e distensioni di braccia, gambe, polsi e caviglie. Un divertimento che non vuole raccontare nulla, altro che la messa in luce della mobilità dei corpi degli interpreti elettrizzati dal segno tutto pulsazione di Bigonzetti. Un pezzo che snocciola soli, passi a due, ensemble, terzetti, quartetti, accompagnati nella prima parte da sarabande, allemande, gighe, correnti e preludi eseguite al pianoforte da James Vaughan, nella seconda da movimenti tratti da svariate sonate che vedono al clavicembalo ancora Vaughan, al violino Francesco De Angelis, all’oboe Fabien Thouand, al flauto Andrea Manco, al violoncello Sandro Laffranchini. 

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Costumi che rivisitano per le donne il tutù con gorgiere stilizzate, intrecci di fili e corsetti, puntando per i maschi alla messa in luce della fisicità con pantaloni attillati o inguainati in aderentissime magliette nude look. 

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Foto courtesy of Teatro alla Scala. Dall’alto John Neumeier (foto Kiran West), Goldberg-Variationen (foto Peter Schnetz), Maurice Béjart (foto Lelli e Masotti), Jíri Kylián (foto Serge Ligtenberg), Aszure Barton (foto Graeme Mitchell) un bozzetto di Luisa Spinatelli per “Il Corsaro”, Rudolf Nureyev (foto Lelli e Masotti), L’Histoire de Manon (foto Brescia Amisano), “Progetto Händel” (foto Brescia Amisano)

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Highlights di stagione

Sono assente dal mio blog da troppo tempo. Colmiamo il vuoto con tre highlights di stagione. ©A.Anceschi-0096

Il primo è A fury tale di Cristiana Morganti, danzatrice storica di Pina Bausch, più di vent’anni nel Wuppertal Tanztheater, qui al suo terzo lavoro indipendente, un formidabile duetto con le fulve interpreti Breanna O’Mara e Anna Fingerhuth. Un racconto esilarante, poetico, umano. Temi la lotta, la complicità, l’autobiografia, la finzione, il tempo che verrà, la seduzione, la salute, la consapevolezza del corpo. Contrasti al femminile danzati con dinamiche armoniose, appuntite, solitarie, drammatiche, fanciullesche dalle quali non manca il registro verbale nella confessione di sé. Collage musicale allergico alla noia, tagli imprevedibili (che piacere) tra scena e scena. E un segno coreografico ricco di grande danza. Morganti colpisce nel segno con la sua inconfondibile ironia e la capacità di un affondo nelle cose attraverso la leggerezza. Prodotto dal Funaro di Pistoia e dalla stessa Morganti.

dove lo abbiamo visto. Alla Cavallerizza di Reggio Emilia per il Festival APERTO. prossime date. 3, 4 giugno 2017, Wuppertal; 16, 17 giugno al  Funaro di Pistoia.

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Il secondo è Cold Blood spettacolo in bilico tra cinema e danza firmato dalla coreografa e danzatrice Michèle Anne De Mey e dal regista Jaco Van Dormael. Una sorta di sequel di quel meraviglioso Kiss and Cry che a Torinodanza ci fece scoprire negli anni scorsi le incredibili possibilità delle nanodanze. Duetti danzati dalle dita delle mani in microscenari da fiaba che occupano live lo spazio contemporaneamente alla ripresa sullo schermo.   Magia di una visione comparata tra quello che avviene in penombra sulla scena, dove scorgiamo la creazione degli scenari, le telecamere in movimento, l’azione dei danzatori, e la trasformazione sullo schermo. Tema la morte e le sue possibili declinazioni. Un viaggio per riscoprire la passione per la vita. foto Julien Lambert©

dove lo abbiamo visto. Festival Torinodanza, Fonderie Limone di Moncalieri. link teaser. prossime date. dall’8 al 17 marzo 2017 al KVS (FR), Bruxelles.

Nicoletta Manni Timofej Andrijashenko ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala 109_K65A8897

Il terzo è un classico. Il lago dei cigni nella versione curata da Alexei Ratmansky per il Corpo di Ballo della Scala, coproduzione internazionale tra il Piermarini e l’Opernahaus di Zurigo. Una versione speciale per rifar nascere l’originale di Petipa/Ivanon del 1895. I punti di forza? L’intreccio portante tra gesto pantomimico e balletto, un gesto non posticcio ma fortemente espressivo. E la danza? Non ci sono le gambe estese a 180° tipiche di oggi, che richiedono tempi più lenti, ma incredibili minuzie, rapidissimi passés al polpaccio, deboulés in mezza punta, trascinanti batterie e pirouettes danzate su un Ciaikovskij eseguito in brillante velocità. Un virtuosismo tutto da scoprire che si abbina alle linee arrondate dei port de bras, alle inclinazioni della testa, ai civettuoli épaulements. E poi Odette e le sue compagne cigno con i tutù che sembrano gonne, i capelli raccolti in lunghe code, un danzare che si fa racconto. Un ritorno al passato che diventa un punto di riferimento per il presente. Nell’immagine il 22enne Timofej Andrijashenko con la lirica (braccia e temperamento regali) prima ballerina Nicoletta Manni (foto Brescia e Amisano@Teatro alla Scala) coppia che si alterna con i commoventi Vittoria Valerio e Claudio Coviello, e i giovani Martina Arduino (da  seguire) e Nicola Del Freo.

dove lo abbiamo visto. Milano, Teatro alla Scala. dove è in questi giorni. Parigi, Palais des Congrés, 5, 10, 13 novembre (Manni/Andrijashenko), 9, 12 (Valerio/Coviello), 12 pomeriggio (Arduino/Del Freo).

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Cinderella alla Burton

Il trailer dello spettacolo dal sito della Scala, con Semionova e Bolle.

Fine anno è alle porte e il Teatro alla Scala si prepara a festeggiarlo con il ritorno in scena della nuovissima “Cinderella” di Mauro Bigonzetti. Il 30 a giocarsi i ruoli protagonisti, sostenuti al debutto dalle due star Polina Semionova e Roberto Bolle, su cui il balletto è nato, saranno Virna Toppi, già applaudita come sorellastra tutto pepe insieme a Antonella Albano nel primo e secondo cast del balletto, e il giovane Jacopo Tissi, al suo secondo Principe dopo il debutto con Zakharova nella “Bella Addormentata” di Ratmansky lo scorso settembre.

CinderellaPolina Semionova e Roberto Bolle nel ballo del secondo atto. 

Anche il 31 riserva sorprese. Era stato annunciato l’ospite Federico Bonelli, che avrebbe dovuto danzare con Nicoletta Manni, e invece,a  sostenere la parte del Principe sarà il ballerino interno Christian Fagetti. Ci spiace per Bonelli, che è sempre un piacere rivedere in Italia, ma siamo felici per Fagetti.

Cinderella - Nicoletta Manni Christian Fagetti - ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala 178_K65A5474 xNicoletta Manni e Christian Fagetti. 

Nella pomeridiana del 22, Fagetti ha dato prova (ma già lo pensavamo da tempo) di essere un ballerino dotato di guizzo dinamico nella tecnica e nell’interpretazione. Un danzatore da promuovere (è nel corpo di ballo). Il suo Principe inquieto funziona con la coreografia e la partnership con Manni, così delicata e sensibile, crea un intrigante contrappunto.

Ma veniamo alle caratteristiche del balletto che abbiamo visto sia con la coppia Semionova/Bolle sia con Manni/Fagetti (nel primo cast Manni è la Fata Madrina, Fagetti il padre) e già recensito sul manifesto. Semionova è perfettamente a suo agio nello stile Bigonzetti. Gambe sensuali e fisico palpitante, Polina si insinua nelle pieghe del racconto con pienezza di sfumature. La sua partnership con Bolle ha la naturalezza delle grandi coppie. Lo si sente nei passi a due, piuttosto perigliosi con Bigonzetti, tutti intrecci di gambe giocati in punta con i fisici abbracciati, alternati a variazioni solistiche dove Roberto Bolle sfodera la sua proverbiale eleganza e apollinea tecnica. La sua entrata di grand jetés nel secondo atto (nel primo non appare) ne è subito prova. Le due star tornano a danzare il gennaio, il 12, 14 e 15.

Cinderella - A. Albano, S. Ballone V. Toppi - ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala 011_K65A5000 x

“Cinderella” si apre però con altri personaggi: il tiro di matrigna e sorellastre. Bigonzetti le  ingabbia in un abito di ferro alla Kyliȧn (impossibile non pensare agli abiti neri che slittano su rotelle del capolavoro “Petite Mort”). I volti escono dai tre colli rigidi del vestito, le braccia, le mani, la bocca seguono la musica con stilizzata e grottesca pantomima. Stefania Ballone è la matrigna: la sua danza, fatta di punte arrabbiate, di braccia eccessive nel linguaggio, che tagliano lo spazio con turbolenta cattiveria, è frutto di un lavoro sul personaggio nutrito di una feconda collaborazione tra coreografo e interprete. Il suo ruolo è portante nello spettacolo: si aggiudica un fiume di applausi. Meriterebbe una promozione (anche lei come Fagetti è nel corpo di ballo).

Bigonzetti ha seguito la partitura, nessun capovolgimento di storia e di musica come fece per il suo “Romeo and Juliet” ideato per l’Aterballetto. Composta in Russia durante la seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1944, la “Cenerentola” di Prokof’ev debuttò al Bol’šoj nel novembre del 1945 su coreografia di Zhakarov, un balletto utopico ripreso nel 1946 al Kirov e che avrà poi nel corso del Novecento svariate riletture, da quella britannica, venata di spirito grottesco, firmata nel 1948 da sir Frédérick Ashton, padre del balletto inglese, a quella di Rodrigues che portò il balletto alla Scala e rivelò nel 1955 il talento della giovanissima Carla Fracci, alla Cenerentola hollywoodiana di Nureyev, l’ultima vista in Scala nel 2006 prima della nuova Cinderella di Bigonzetti, per non parlare dell’inquieta versione di Maguy Marin, ballata con il viso coperto da maschere da bambolotto al Balletto di Lione.

Cinderella - Polina Semionova Roberto Bolle - ph Brescia e Amisano Teatro alla ScalaK61A9192

Se la partitura segue il suo flusso, Bigonzetti si è permesso però alcune variazioni e omissioni nel racconto: nessuna scarpina, né zucca, né cenere, al principe resta in mano la veste color fragola della bella Cinderella (costumi di Maurizio Millenotti, scene di Carlo Cerri). Il timbro complessivo della produzione strizza non a caso l’occhio al cinema con certi personaggi alla Tim Burton (la matrigna di Ballone) e alcuni citazioni anche visive che ci legano al Seicento (gli ingranaggi degli orologi della mezzanotte che segnano il tempo) e a certe atmosfere vicine alle fiabe di Basile su cui Matteo Garrone ha fatto il suo fascinoso film “Il racconto dei racconti”. Passi a due espliciti e passionali, tutt’altro che edulcorati come vorrebbero le fiabe alla Perrault.

15 minuti di applausi al debutto, ma anche tanti alla pomeridiana del 22, per i protagonisti e per la compagnia tutta. Coinvolti una cinquantina di ballerini con tanti ruoli di spicco, come le quattro fate delle stagioni, Chiara Fiandra, Lusymay Di Stefano, Antonella Chapkina, Denise Gazzo, la Fata Madrina (oltre a Manni, si è distinta per eleganza Vittoria Valerio, e nei prossimi cast segnaliamo Martina Arduino) e i quattro amici del principe tra cui, sempre magnifico, Claudio Coviello. Perché non provarlo nel Principe? Basta trovargli una Cinderella…

Cast completi e clip sul sito della Scala. Foto di Brescia e Amisano @Teatro alla Scala

 

 

 

 

 

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Cinderella e il futuro del Ballo

Polina Semionova, Roberto Bolle, Mauro Bigonzetti- prove in sala ph Marco Brescia e Rudy Amisano Teatro alla Scala K61A6463 x

Cinderella dream. Polina Semionova, Roberto Bolle, Mauro Bigonzetti, insieme appassionatamente per la nuova “Cinderella”, pronta a debuttare sabato 19 dicembre al Teatro alla Scala, fresca dell’anteprima Under30 di giovedì 17. Una creazione sostenuta dal sovrintendente Alexander Pereira: «l’apertura della stagione di balletto deve avere la stessa importanza dell’apertura dell’opera», ha dichiarato, «bisogna inaugurare sempre con una nuova produzione e non con una ripresa. E sono felice che sia Mauro Bigonzetti a coreografarla. Sarà diretta da Michail Jurowski, sentirete un Prokofiev molto convincente». Polina Semionova? «La ballerina preferita. La conosco da quando interpretò a Zurigo “Il lago dei cigni”. Con Bolle e Polina la temperatura sarà alta».  Un dream team.

Mauro Bigonzetti in prova alla Scala - ph Brescia e Amisano K61A1764

Mauro Bigonzetti, alla sua quinta produzione per la Scala, gli fa eco: «È un’opera di grande respiro, una partitura impegnativa. Lavoro con artisti come Roberto Bolle e Polina Semionova, un’esperienza di vita oltre che artistica, e con un direttore di orchestra che è anche un grande uomo di teatro. La partitura di Prokofiev, salvo piccolissimi tagli, è tutta coreografata. È un viaggio tra sogno e realtà, una grande favola, un balletto-ballettone, come lo chiamo io, in cui ho lavorato non solo con i protagonisti principali ma con una compagnia di cinquanta ballerini nel pieno dell’energia».

Makhar Vaziev, il direttore del ballo uscente: «Con Mauro abbiamo cominciato a parlare di una creazione alla Scala quattro anni fa. Mi mancava questo titolo di Prokofiev per il ballo. Un lavoro importante per Polina e Roberto, ma anche per la crescita della compagnia».

Cinderella - le prove in sala ph Marco Brescia e Rudy Amisano Teatro alla Scala K65A9228 x

Michail Jurowski, il direttore d’orchestra: «Con Bigonzetti tutti i particolari sono stati discussi. Provo un immenso senso di gioia per come è stato sviluppata la coreografia. Per tutti noi è stata una collaborazione molto armoniosa. La musica non è un giocattolo, è un linguaggio, e la partitura di Prokofiev è sinfonica, una delle migliori del Novecento».

Polina Semionova: «Abbiamo iniziato a provare “Cinderella” in ottobre, partendo da zero. Quattro, cinque ore al giorno. Mauro ha lavorato su di noi, su me e Roberto, come uno scultore. È un’esperienza eccitante essere i primi danzatori in una creazione. Di Bigonzetti ho già interpretato alcuni titoli, il suo linguaggio ha qualcosa di salace e non si tratta solo di combinazioni di passi, ma di un mood che viene dall’interno. E danzare con Roberto è la scelta perfetta».

Cinderella - Polina Semionova e Roberto Bolle ph Marco Brescia e Rudy Amisano Teatro alla Scala K65A5998

Roberto Bolle: «Era da tempo che volevamo fare qualcosa insieme, Mauro Bigonzetti e io, questa “Cinderella” è una bella occasione. Ed è anche la prima creazione a serata intera fatta su di me alla Scala. Ho danzato una sola volta “Cenerentola” nella versione di Nureyev nel ’98-’99, qui alla Scala, e sono molto felice di tornare a questo titolo. In sala è stato bellissimo. Soli, io, Polina, il pianista, e Mauro abbiamo lavorato su ogni singola emozione, una cosa rara, un processo creativo fondamentale. Con Polina è grande amore. Abbiamo danzato insieme la prima volta nel 2001 “Bella Addormentata”, e poi a Londra, alla Scala, a New York, saremo ancora insieme nella prossima stagione del Metropolitan, siamo entrambi Principal Dancers dell’ABT. Ci unisce la stima, un profondo affetto personale, Polina è una perla rara e non solo nel mondo della danza, ma nella vita».

Cinderella - Polina Semionova e Roberto Bolle ph Marco Brescia e Rudy Amisano Teatro alla Scala K61A6113

Gonne, scarpette, personaggi e sacrifici. La nuova “Cinderella” segue la trama della fiaba, ma non ruota intorno alla mitica scarpetta. Il Principe resterà con in mano la gonna della bella, che proverà alle altre fanciulle fino a ritrovare Cenerentola. Bigonzetti: «La scarpina non mi ispirava movimenti coreografici sul corpo, la gonna offriva maggiori potenzialità. Alla Scala ho trovato danzatori e danzatrici di grande bravura e intelligenza e me la sono goduta. Un immenso divertimento è stato lavorare la matrigna con Stefania Ballone, un’artista straordinaria che ci tengo a segnalare, le sorellastre non le ho volute en travesti, sono due bellissime ballerine, una sarà vanitosa, l’altra sempre un po’ brilla. I costumi sono di Maurizio Millenotti e spaziano tra Settecento e Ottocento con un pizzico di modernismo e di colori alla Chagall, le luci, il disegno scenografico fatto di proiezioni è di Carlo Cerri (che per il design video collabora con Alessandro Grisendi e Marco Noviello ndr.)».  Cosa insegna questa fiaba? «Quello che ho sempre pensato fin da quando me la leggeva mia nonna. Per avere il meglio della vita, devi pagare un prezzo. Così è per Cenerentola, che però non ha cenci, né scopa. È una ragazza che ama il fuoco, che è colore e vita. Ma per raggiungere la felicità dovrà fare molti sacrifici».

Cinderella - scena dall'atto I I- di Carlo Cerri -video design Carlo Cerri Alessandro Grisendi Marco Noviello

Il futuro del Ballo. Ma se “Cinderella” è guidata da Bigonzetti, chi diventerà il direttore del Ballo scaligero quando Makhar Vaziev, come è stato annunciato nell’ottobre scorso, se ne andrà al Bolshoi? Il nome dello stesso Bigonzetti è stato fatto più volte come uno dei più probabili. Risponde il coreografo: «Non dovreste chiedere a me, ma al sovrintendente o al direttore. Sono voci, rumors, io sono qua, si sta parlando del cambio di direzione e quindi il primo ad essere additato sono io, ma ufficialmente di richieste non ne ho avute». Ma chi si augurerebbe Vaziev? Non si sbilancia su possibili nomi, è ancora lui al momento il direttore e lo rimarca. «Sono vivo», ha commentato sorridendo, ma perentorio, in conferenza stampa. «Sono ancora il direttore». Che ci stia ripensando?  Comunque sia, mentre la ricerca di un nuovo direttore non si arresta, Vaziev coglie l’occasione per sottolineare bellezze e ombre della vita del Ballo. «Non voglio amareggiarvi. Sono soddisfatto del lavoro e del livello della compagnia raggiunto. Il sovrintendente Pereira ha molto a cuore il Ballo e fa molto per noi. Tre nuove produzioni l’anno e una visione globale di tutto il teatro. Tuttavia ci sono tante difficoltà. Un esempio? Penso a Nicoletta Manni (prima ballerina ndr.), oggi la chiamiamo “regina”, ma quando l’ho invitata, il suo posto era bloccato». Torna alla ribalta il tema scottante dell’età pensionabile dei ballerini, atleti con una carriera non particolarmente lunga, salvo rare eccezioni. Più alta è l’età pensionabile, meno posti sono liberi per giovani danzatori dotati. Vaziev: «All’Opera di Parigi i ballerini vanno in pensione a 42 anni. Da noi bisognerebbe gridare, farsi sentire su questo tema. Non si può aspettare che avvenga il miracolo. L’età pensionabile si è alzata da 45 a 46, cresce a tappe e se si va avanti così salirà ancora. Abbiamo in Scala dei giovani ballerini aggiunti (cioè non stabili ndr.) bravissimi, penso a Jacopo Tissi, Timofej Andrijashenko, Martina Arduino, Gaia Andreanò, per fortuna Angelo Greco sono riuscito a farlo promuovere solista, a loro facciamo fare primi ruoli. Non devono perdere tempo. Non voglio accusare nessuno, le leggi non ci aiutano. Ma cosa accadrebbe se arrivasse un nuovo Roberto Bolle? Spero si troverà una soluzione.» Cast e date di “Cinderella” sul sito del Teatro alla Scala

Foto Marco Brescia e Rudy Amisano @Teatro alla Scala

 

 

 

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La Scala si racconta al cinema

Il trailer del film “Teatro alla Scala. Il Tempio delle Meraviglie”

Maria Callas, Renata Tebaldi, Placido Domingo, Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Riccardo Muti, Claudio Abbado, Daniel Barenboim, il coro, Roberto Bolle. La grande opera, soprattutto la grande musica, ma anche la voce del balletto e dei tanti che hanno scelto il teatro come ragione di vita.

É un viaggio emozionante nella storia del Teatro alla Scala, soprattutto di quella musica che traspira dai suoi spazi, dal palcoscenico alla platea, ai palchi, al loggione, “Il Tempio delle Meraviglie”, docufilm firmato da Luca Lucini, Silvia Corbetta, Piero Maranghi, prodotto da Skira Classica, Arte France, RAI Com e Camera Lucida, distribuito da Nexo Digital, in programma in 200 sale in tutta Italia martedì 24 e mercoledì 25.

É un film da vedere per lasciarsi trascinare nel cuore di un racconto cucito tra preziosi materiali d’archivio e riprese inedite, momenti di fiction, interviste a grandi della scena di oggi e di ieri. Un’emozione da non perdere per conoscere, ma anche per sentirsi orgogliosi, oggi più che mai, della storia di un teatro portavoce della nostra cultura.

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