Teatro alla Scala, futuro e presente del Ballo

Scala in primo piano, in questi giorni per il balletto. Ieri è stata presentata la nuova stagione 2017/2018, diretta da Frédéric Olivieri, scelto dal sovrintendente Alexander Pereira come nuovo direttore del Ballo per tre anni. Una stagione che riporta in primo piano alcuni capolavori del Novecento a firma Jíri Kylián, Maurice Béjart, John Neumeier, Kenneth MacMillan, grandi classici come “Il Corsaro”, novità come la creazione di Aszure Barton, una serata Nureyev. 

In ordine, immagini e date. Titolo inaugurale della stagione (dal 15 dicembre al 13 gennaio) La Dame aux camélias, uno dei capolavori del dance-drama di John Neumeier che segnò nel 2007 il primo addio alle scene di Alessandra Ferri proprio alla Scala. Una serata memorabile. Questa volta a danzarlo sarà con Roberto Bolle Svetlana Zakharova. Un gioiello interpretativo su musiche di Chopin. 

John Neumeier

Dal 25 gennaio al 22 marzo tocca a Goldberg-Variationen di Heinz Spoerli, nuova produzione da camera della Scala che riprende un classico del coreografo svizzero. goldberg-variationen-photo-%e2%88%8fpeter-schnetz-2

Serata all’insegna di novità e grandi ritorni dal 10 marzo al 7 aprile con un trittico tutto da vedere: Mahler 10, creazione in prima assoluta firmata dalla canadese Aszure Barton, scoperta da Mikhail Baryshnikov; Petite Mort di Jíri Kylián, Bolero di Maurice Béjart. A danzare sul famoso tavolo del “Bolero” sarà Roberto Bolle, per la prima volta nell’iconico quanto espressivo ruolo, in alternanza con danzatori del Béjart Ballet Lausanne.

Maurice Béjart

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Una gioia per i ballerini scaligeri sarà Le Corsaire (dal 20 aprile al 17 maggio) nella versione di Anna-Marie Holmes, trionfo del virtuosismo tardo-romantico, storia di schiave e pirati rubata a Byron, un titolo dove mettere in luce attraverso i numerosissimi ruoli, variazioni, ensemble i talenti di casa. Scene nuove di Luisa Spinatelli. 

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Omaggio a Rudolf Nureyev per l’ottantesimo anniversario della nascita e per il venticinquesimo anniversario della scomparsa con Serata Nureyev (24, 25, 26 maggio), un gala che si annuncia ricco di sorprese, tra gli ospiti già annunciati Marianela Nuñez e Vadim Muntagirov. 

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Nureyev torna in auge anche per la ripresa del suo Don Chisciotte dal 10 al 19 luglio, un classico del virtuosismo e dell’humour. 

Chiusura dal 17 ottobre al 2 novembre con L’histoire de Manon di Kenneth MacMillan, storia inossidabile di amore, tradimento e morte che vedrà di nuovo in scena Roberto Bolle e Svetlana Zakharova. 

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Da segnarsi in agenda anche il ritorno in Scala del Bolshoi con Bayadère La Bisbetica domata di Jean-Christophe Maillot.

Intanto fino all’1 giugno è in scena Progetto Händel di Mauro Bigonzetti, presentato dal suo autore come un puro divertimento tra coreografo, musica e interpreti. Un gioco sui codici della danza che spinge i 22 danzatori dell’ensemble coinvolti (ottima resa da Timofej Andrijashenko a Agnese Di Clemente, Gioacchino Starace, Christian Fagetti, Alessandra Vassallo, Nicola Del Freo, Vittoria Valerio, Federico Fresi) e le étoiles Roberto Bolle e Svetlana Zakharova a portare all’estremizzazione l’elasticità del corpo: è una danza segnata da voraci spaccate, a terra e in rovesciata, ampie oscillazioni di bacino, gambe tenute a 180° e più, intrecci di corpi in cui di continuo marcano il tempo veloci piegamenti e distensioni di braccia, gambe, polsi e caviglie. Un divertimento che non vuole raccontare nulla, altro che la messa in luce della mobilità dei corpi degli interpreti elettrizzati dal segno tutto pulsazione di Bigonzetti. Un pezzo che snocciola soli, passi a due, ensemble, terzetti, quartetti, accompagnati nella prima parte da sarabande, allemande, gighe, correnti e preludi eseguite al pianoforte da James Vaughan, nella seconda da movimenti tratti da svariate sonate che vedono al clavicembalo ancora Vaughan, al violino Francesco De Angelis, all’oboe Fabien Thouand, al flauto Andrea Manco, al violoncello Sandro Laffranchini. 

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Costumi che rivisitano per le donne il tutù con gorgiere stilizzate, intrecci di fili e corsetti, puntando per i maschi alla messa in luce della fisicità con pantaloni attillati o inguainati in aderentissime magliette nude look. 

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Foto courtesy of Teatro alla Scala. Dall’alto John Neumeier (foto Kiran West), Goldberg-Variationen (foto Peter Schnetz), Maurice Béjart (foto Lelli e Masotti), Jíri Kylián (foto Serge Ligtenberg), Aszure Barton (foto Graeme Mitchell) un bozzetto di Luisa Spinatelli per “Il Corsaro”, Rudolf Nureyev (foto Lelli e Masotti), L’Histoire de Manon (foto Brescia Amisano), “Progetto Händel” (foto Brescia Amisano)

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Manon, una prima per Parigi

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Bolle e Zakharova in “L’Histoire de Manon” foto Brescia Amisano©Teatro alla Scala

Il sipario della Scala, sabato sera, si è aperto con un minuto di silenzio, una condivisione dolente tra pubblico, artisti, maestranze, direzione del teatro. «Tutti i nostri sentimenti sono con le famiglie, con la Francia… », ha sottolineato il sovrintendente Pereira di fronte allo sgomento, all’orrore per i fatti di Parigi. Una strage in un teatro, «come se qui entrasse qualcuno con un kalashnikov e si mettesse a sparare e uccidere (…). Credo che i tecnici, i ballerini, gli orchestrali faranno tutto il loro meglio per ricordare quanto è successo».

Una recita particolarmente sentita, danzata con sentimento, come vuole del resto il balletto in questione “L’Histoire de Manon”, uno dei titoli più amati di Kenneth MacMillan, musica di Massenet, cast stellare con Roberto Bolle e Svetlana Zakharova. La prima doveva essere giovedì 12, saltata per sciopero, e quindi l’apertura delle recite è slittata a sabato, con gli animi di tutti profondamente scossi dalla strage di Parigi.

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“L’Histoire de Manon” è un balletto tragico, pieno di speranze disattese e di dolore, una storia che corre verso un destino di morte. Zakharova e Bolle hanno attraversato i tre atti con pieno sviluppo dei ruoli, la giovinezza che tutto può del primo atto, il miraggio della ricchezza e la perdizione del secondo atto, la violenza e la fine nel terzo atto. Un racconto che procede tra passi a due pieni di citazioni tra un atto e l’altro, dove l’amore sembra poter vincere su tutto, ma purtroppo la realtà è un’altra. Applausi sentiti e calorosi per i due protagonisti, ma anche per tutto il corpo di ballo, per Alessandra Vassallo (sfavillante nella parte dell’amante di Lescaut), Antonino Sutera (Lescaut), Alessandro Grillo (perfido Monsieur G.M.), per l’orchestra, guidata da David Coleman.

In scena fino al 20 novembre. Il 18 e il 20 a danzare con Claudio Coviello sarà la new entry Sarah Lamb. Cast completi e date sul sito della Scala.

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Gala di stelle e Vaziev al Bolshoi

 

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Roberto Bolle in “Prototype” di Massimiliano Volpini, al Gala des étoiles (foto Luciano Romano)

Mentre il pubblico della danza era in attesa di saperne di più sul “Gala des étoiles” che chiude alla Scala il 30 e il 31 l’EXPO, ieri il mondo del balletto è stato scosso dalla notizia che Makhar Vaziev lascerà la Scala per andare a dirigere da marzo 2016 il Ballo del Bolshoi. Ne parliamo oggi anche sulle pagine de il manifesto, a seguito della notizia data nella giornata di ieri dal Bolshoi e dal comunicato diffuso in serata dalla Scala che così si apre: «La direzione del Teatro alla Scala ha appreso da un comunicato del Teatro Bol’šoj che Makhar Vaziev ha accettato di assumervi la posizione di Direttore del Ballo pur avendo firmato un contratto per altri tre anni di Direzione del Ballo del Teatro alla Scala dal settembre 2015 al luglio 2018, contratto perfezionato in data 3 settembre».

Il toto direttore Scala sulla stampa e nell’ambiente è già iniziato, circolano ipotesi e nomi, che spaziano da Roberto Bolle, ancora nel pieno della attività d’étoile sia alla Scala che all’American Ballet Theatre, al coreografo Heinz Spoerli, che ha diretto per molti anni il Balletto di Zurigo, a Frédéric Olivieri, già alla testa in passato del Ballo prima di dirigere la Scuola. Per ora nulla di certo, solo la nota del teatro che così recita: «Il Teatro alla Scala provvederà in tempi brevi alla nomina di un nuovo Direttore del Ballo. Il Sovrintendente, d’intesa con il Direttore Principale, valuterà i candidati che possano corrispondere al grande livello del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala». Alla testa del teatro moscovita Vaziev andrà a sostituire Sergej Filin, il direttore noto alla cronaca internazionale per aver subito un attentato con l’acido per cui ha rischiato di perdere la vista.

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Confermati tutti gli appuntamenti della Stagione di Balletto già annunciati per i prossimi mesi, sono stati rivelati titoli e ospiti protagonisti venerdì e sabato del “Gala des étoiles”. Diretto dalla bacchetta di David Coleman, il Gala si aprirà con Lucia Lacarra e Marion Dino in “Light Rain” di Gerald Arpino (nella foto sopra), seguito da Melissa Hamilton (nell’immagine sotto, foto di Alice Pennefather), e Claudio Coviello in “L’Histoire de Manon”. Dino e Lacarra danzano anche “Three Preludes” di Stevenson.MANON ©ROH, 2014. Melissa Hamilton Photographed by Alice Pennefather AP2014 MANO7775

Maria Eichwald e Mick Zeni danzano “La rose malade” di Roland Petit, Alina Somova e Leonid Sarafanov “Gran Pas Classique” di Gsovskij. Roberto Bolle non solo danzerà per la prima volta alla Scala l’avveniristico e coinvolgente “Prototype” creato sulla sua storia e carriera da Massimiliano Volpini, ma riproporrà anche il seducente passo a due della camera da letto di “Carmen” di Roland Petit con la rapinosa Polina Semionova (nella foto sotto di Marco Brescia).

Carmen - Polina Semionova Roberto Bolle hp Marco Brescia-Teatro alla Scala IMG_1781L’étoile scaligera Svetlana Zakharova incarnerà un must del balletto di primo Novecento, “La morte del cigno” di Fokine (ritratta nella foto sotto, di Pierluigi Abbondanza), e chiuderà il gala con il pas de deux da “Il Corsaro”, insieme a Leonid Sarafanov.

la morte del cigno Svetlana Zakharova - ph Pierluigi Abbondanza 2 495

La regale prima ballerina della Scala, Nicoletta Manni (sotto nella foto di Marco Brescia ©Teatro alla Scala), interpreterà un cult del virtuosismo, il pas de deux da “Don Chisciotte” con il focoso Ivan Vasiliev, che insieme a Maria Vinogradova danzerà anche il pas de deux da “Spartacus”.

Nicoletta Manni Don Chisciotte - ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala  425_K65A0165 x

Romeo e Giulietta - Massimo Murru - ph Marco Brescia-Teatro alla Scala IMG_6565L’étoile del teatro Massimo Murru (nella foto di Marco Brescia, ©Teatro alla Scala), dopo il recentissimo e felice ritorno in Scala nella “Bella” di Ratmansky con il ruolo pantomimico quanto coinvolgente di Carabosse, lo rivedremo al Gala in un classico ruolo della sua carriera: “Romeo e Giulietta”. Ballerà il pas de deux del primo atto insieme alla toccante Maria Eichwald.

Lo spettacolo sarà ripreso a cura di RAI – Radiotelevisione Italiana e trasmesso il 30 ottobre in diretta nazionale e internazionale e sul circuito cinematografico digitale. Trasmissioni in diretta televisiva: Italia, RAI 5; Repubblica Ceca, Ceska televiza;  Russia, Vgtrk. Trasmissioni in differita televisiva: Slovenia, RTV Slovenija; Giappone, Tohokushinsha. Trasmissioni in diretta nei Cinema: Circuito All’opera in Francia, Paesi francofoni europei e Spagna; Circuito Abramorama in USA. Trasmissioni in differita nei Cinema: Circuito Palace Entertainment in Australia; Circuito SDC Corea in Corea; Circuito Sony in Giappone; America Latina, Inghilterra, Irlanda, Italia.

 

 

 

 

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Bolle e Zakharova al top

Roberto Bolle in "Giselle" foto ©Marco Brescia Teatro alla Scala

Roberto Bolle in “Giselle” foto ©Marco Brescia Teatro alla Scala

Intramontabile “Giselle”. Yvette Chauviré, storica e sensibile interprete del balletto e responsabile della ricostruzione in scena al Teatro alla Scala da ieri sera, ricorda: «quando danzavo, la mia ossessione era quella di far dimenticare la carnalità dei piedi». Leggerezza impalpabile, commozione, capacità di soffrire e di amare con la danza, scorrono in “Giselle” e lo rendono eterno, come le grandi passioni. Così ogni volta che torna in scena, puntualmente ci attira. Quell’ossessione per l’anima fluttuante… per usare ancora le parole della Chauviré, che bellezza! Ieri la prima, con Roberto Bolle e Svetlana Zakharova: quante volte li abbiamo visti danzare “Giselle”, ci pare di sapere già tutto di loro e della loro partnership in questo hit del romanticismo sulle punte, eppure ogni volta si può aggiungere qualcosa, un cenno del capo, uno sguardo più rivelatorio, una commozione più toccante.

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

È andata così ieri: primo atto, quando ancora sembra che tutto sia possibile, l’amore, la danza, i fiori che non tradiscono; Bolle scherzoso e carezzevole, Zakharova, incantata del ballo e della vita con romantica riservatezza. Palpabile la sottigliezza della storica variazione di Giselle del primo atto, quella presentata per la prima volta al Savoy Theatre di Londra nel 1932 da Olga Spessitseva, 91 anni dopo dal debutto del titolo a Parigi; quella di Albrecht/Bolle racconta tutta la gioia di farsi amare soltanto per se stesso e non perché si è un nobile. E poi la pazzia, tragica e segnata da accenti e accelerazioni improvvise, accompagnate con fulgore dalla musica di Adam, diretta da Patrick Fournillier.

Bolle ©foto Brescia Ammirano Teatro alla Scala

Bolle ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Le Willi foto©Brescia Amisano Teatro alla Scala

Le Willi foto©Brescia Amisano Teatro alla Scala

Ma torniamo a Chauviré e alla non carnalità. Nel secondo atto, Giselle è nel regno delle Villi, “i vampiri della danza” come le chiamava Gautier. Vampiri leggerissimi, spiriti infernali fascinosi nei loro tutù immacolati, appaiono a mezzanotte, spariscono all’alba, mai finire nelle loro ronde diaboliche. Ma Giselle è una neofita, ricorda ancora la vita, ama ancora Albrecht, che salva. È già però un essere incarnale, dell’aldilà. E allora i piedi, le punte che sfiorano il pavimento, la danza che è un soffio.

E poi c’è Roberto Bolle, in forma magistrale nei suoi 40 anni appena compiuti: l’Albrecht reale che rischia la morte, e che con Giselle danza in un volo, sospinto da un amore che è già rimpianto, come se anche lui diventasse incarnale nella variazione e nell’adagio per vivere ancora una notte con chi non vedrà più.

Roberto Bolle e Svetlana Zakharova ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Roberto Bolle e Svetlana Zakharova ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Moltissimi applausi per i due divi, in scena ancora domani, il 7 e il 9. Qualche minuto di video sul sito della Scala, cliccando qui Giselle. Tra gli altri interpreti, ancora un’ottima prova per Nicoletta Manni, implacabile e seduttiva nel ruolo di Myrtha, bella trasformazione per Vittoria Valerio dal pas de deus dei contadini, con lo svettante Antonino Sutera, a una delle due Willi principali. Vendicativo e disperato al giusto, Mick Zeni nel ruolo di Hilarion. Altri cast: Natalia Osipova e Sergei Polunin il 10 e 11; 12 e 16 aprile Maria Eichwald e Claudio Coviello; stasera Vittoria Valerio e Antonino Sutera (8 aprile con Lusymay Di Stefano); serata Under30 il 17 con Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko.

Vittoria Valerio e Antonino Sutera ©foto Brescia Ammirano Teatro alla Scala

Vittoria Valerio e Antonino Sutera ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

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Manon, che passione

Natalia Osipova e Claudio Coviello in “Histoire de Manon” (foto Brescia Amisano)

Tornato alla Scala, uno dei balletti culto di Kenneth MacMillan: “Histoire de Manon”, musica di Massenet. Un titolo strappalacrime, ideale per chi ama l’interpretazione. Ieri sera ci siamo gustati la partnership tra Claudio Coviello e Natalia Osipova, che avevamo amato insieme nel “Lago dei cigni” dello scorso luglio.

Coviello ha musicalità e sentimento: due doti che sono la sua fortuna. Come già nel “Lago” l’interpretazione di questo giovane ballerino italiano cresce di variazione in variazione, colpendo per sincerità. Qualche sbavatura tecnica, ma temperamento raro. Braccia stupende e grande tecnica per Osipova, anche se a volte l’estetica supera la partecipazione.

Martedì prossimo vedremo la coppia di star Roberto Bolle e Svetlana Zakharova che ha inaugurato la ripresa il 7. Per Roberto, “Histoire de Manon” è un balletto rodatissimo, Svetlana è tutta da scoprire. Ne parleremo su Danzon appena vista la replica. Dite la vostra attraverso il blog.

Roberto Bolle e Svetlana Zakharova nel secondo atto (foto Brescia Amisano)

Replica del 12 novembre: ci è piaciuto Roberto Bolle, sensibile e appassionato, ricco nelle sfumature del personaggio, un Des Grieux da manuale che Anthony Dowell, primo storico interprete del balletto, apprezzerebbe. Ottima la declinazione delle variazioni solistiche dal primo al terzo atto, nonché dei passi a due (meraviglioso l’ultimo come il primo) e dei momenti di passaggio, in “Histoire de Manon” mai banali, ma sempre sostanziali per comprendere la storia. La partnership con Zakharova si apre alla passione, anche se la nostra étoile ucraina la vorremmo meno principesca nella gestualità del secondo atto: l’abbiamo preferita nel terzo, dove la tecnica si fonde con la tragicità dell’emozione.

 

 

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