Bolle e Zakharova al top

Roberto Bolle in "Giselle" foto ©Marco Brescia Teatro alla Scala

Roberto Bolle in “Giselle” foto ©Marco Brescia Teatro alla Scala

Intramontabile “Giselle”. Yvette Chauviré, storica e sensibile interprete del balletto e responsabile della ricostruzione in scena al Teatro alla Scala da ieri sera, ricorda: «quando danzavo, la mia ossessione era quella di far dimenticare la carnalità dei piedi». Leggerezza impalpabile, commozione, capacità di soffrire e di amare con la danza, scorrono in “Giselle” e lo rendono eterno, come le grandi passioni. Così ogni volta che torna in scena, puntualmente ci attira. Quell’ossessione per l’anima fluttuante… per usare ancora le parole della Chauviré, che bellezza! Ieri la prima, con Roberto Bolle e Svetlana Zakharova: quante volte li abbiamo visti danzare “Giselle”, ci pare di sapere già tutto di loro e della loro partnership in questo hit del romanticismo sulle punte, eppure ogni volta si può aggiungere qualcosa, un cenno del capo, uno sguardo più rivelatorio, una commozione più toccante.

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

È andata così ieri: primo atto, quando ancora sembra che tutto sia possibile, l’amore, la danza, i fiori che non tradiscono; Bolle scherzoso e carezzevole, Zakharova, incantata del ballo e della vita con romantica riservatezza. Palpabile la sottigliezza della storica variazione di Giselle del primo atto, quella presentata per la prima volta al Savoy Theatre di Londra nel 1932 da Olga Spessitseva, 91 anni dopo dal debutto del titolo a Parigi; quella di Albrecht/Bolle racconta tutta la gioia di farsi amare soltanto per se stesso e non perché si è un nobile. E poi la pazzia, tragica e segnata da accenti e accelerazioni improvvise, accompagnate con fulgore dalla musica di Adam, diretta da Patrick Fournillier.

Bolle ©foto Brescia Ammirano Teatro alla Scala

Bolle ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Le Willi foto©Brescia Amisano Teatro alla Scala

Le Willi foto©Brescia Amisano Teatro alla Scala

Ma torniamo a Chauviré e alla non carnalità. Nel secondo atto, Giselle è nel regno delle Villi, “i vampiri della danza” come le chiamava Gautier. Vampiri leggerissimi, spiriti infernali fascinosi nei loro tutù immacolati, appaiono a mezzanotte, spariscono all’alba, mai finire nelle loro ronde diaboliche. Ma Giselle è una neofita, ricorda ancora la vita, ama ancora Albrecht, che salva. È già però un essere incarnale, dell’aldilà. E allora i piedi, le punte che sfiorano il pavimento, la danza che è un soffio.

E poi c’è Roberto Bolle, in forma magistrale nei suoi 40 anni appena compiuti: l’Albrecht reale che rischia la morte, e che con Giselle danza in un volo, sospinto da un amore che è già rimpianto, come se anche lui diventasse incarnale nella variazione e nell’adagio per vivere ancora una notte con chi non vedrà più.

Roberto Bolle e Svetlana Zakharova ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Roberto Bolle e Svetlana Zakharova ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Moltissimi applausi per i due divi, in scena ancora domani, il 7 e il 9. Qualche minuto di video sul sito della Scala, cliccando qui Giselle. Tra gli altri interpreti, ancora un’ottima prova per Nicoletta Manni, implacabile e seduttiva nel ruolo di Myrtha, bella trasformazione per Vittoria Valerio dal pas de deus dei contadini, con lo svettante Antonino Sutera, a una delle due Willi principali. Vendicativo e disperato al giusto, Mick Zeni nel ruolo di Hilarion. Altri cast: Natalia Osipova e Sergei Polunin il 10 e 11; 12 e 16 aprile Maria Eichwald e Claudio Coviello; stasera Vittoria Valerio e Antonino Sutera (8 aprile con Lusymay Di Stefano); serata Under30 il 17 con Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko.

Vittoria Valerio e Antonino Sutera ©foto Brescia Ammirano Teatro alla Scala

Vittoria Valerio e Antonino Sutera ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Manni, quando il corpo è parlante

Nicoletta Manni e Mick Zeni ieri in “Cello Suites” @foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

La danza ha abbracciato la musica ieri sera nella prima di “Cello Suites” di Heinz Spoerli al Teatro alla Scala. Un successo per la compagnia, che ha messo in luce quanto la danza possa dire al pubblico anche senza raccontare storie, attraverso le qualità molteplici del solo movimento del corpo. Da primi ballerini d’esperienza come Mick Zeni (sempre all’altezza dei ruoli che interpreta) e Antonino Sutera a Claudio Coviello, ai giovanissimi Angelo Greco, Timofej Andrijashenko, Walter Madau nonché alle partner Alessandra Vassallo, Vittoria Valerio, Antonina Chapkina e Virna Toppi, il cast ha brillato nelle tre “Suites per violoncello solo” di Bach, eseguite dal vivo con pienezza musicale da Massimo Polidori.

Nicoletta Manni, però, si merita un commento a parte. La sua eleganza naturale è parlante, i suoi passi a due, con Zeni e Timofej Andrijashenko, hanno un tocco in più. Manni ha una qualità dinamica densa di sottigliezze, un collo che segue la danza come una carezza, braccia lunghe, che si muovono dando dettagli al movimento nello spazio, gambe parlanti, busto mobile. Doti che potremmo riassumere in una parola: quel carisma che appartiene alle grandi. La sua è una classe discreta, mai enfatizzata, indiscutibile. Ci aspettiamo da lei una carriera luminosa.

Violoncello in danza con Spoerli

Heinz Spoerli con gli artisti scaligeri foto@Brescia e Amisano, Teatro alla Scala

Un balletto su musica da camera, per aprire ai ballerini scaligeri nuove opportunità di approfondire la loro danza attraverso un rapporto speciale con la partitura. È questo il desiderio, ha spiegato il sovrintendente Alexander Pereira, sul quale è nata la scelta del secondo titolo di balletto in stagione al Teatro alla Scala da giovedì 5 al 19 marzo (con anteprima straordinaria il 4 a favore di Lilt, Lega Italiana per la Lotta contro il Tumori): “Cello Suites – In den Winden im Nichts” di Heinz Spoerli.

Nicoletta Manni e Mick Zeni foto@Brescia e Amisano, Teatro alla Scala

Spoerli, coreografo svizzero che è stato per sedici anni direttore artistico del Balletto dell’Opera di Zurigo e grande cultore di Bach, firmò il balletto nel 2003, sulle “Suites per violoncello solo” n. 2 in re minore, n. 3 in do maggiore, n. 6 in re maggiore. «La mia idea è di portare il balletto classico negli anni Duemila – ha raccontato Spoerli ieri -. Alla Scala ho trovato ballerini in ottima forma e di grande versatilità, anche grazie al lavoro di un direttore del Ballo come Vaziev che ha alle spalle anni di direzione nella compagnia del Marinskij-Kirov. Rispetto alle edizioni precedenti ho aggiunto per la Scala delle introduzioni silenziose. Creano dei momenti di respiro per i violoncellisti, rispondendo alla necessità di separare le tre Suites».

Ogni Suite si compone di un Prélude seguito da Alemanne, Courante, Sarabande, Gigue, alle quali si aggiungono, differenziando la composizione delle tre Suites, Menuet (2a suite), Bourrée (3a suite), Gavotte (6a suite). Danze, quindi, che Spoerli trasforma in visioni in movimento, declinando la tripartizione del balletto in tre colori: il rosso, il verde e il blu.

“Cello Suites” con lo Zürcher Ballett, foto@Peter Schnetz

Una struttura complessiva che si apre e chiude con un assolo maschile, «secondo una forma compositiva della coreografia A-B-A – prosegue Spoerli -, con molti intrecci all’interno, passi a due, terzetti, ensemble». A suonare le Suites in Scala per accompagnare il balletto si alternano i violoncellisti della Scala Massimo Polidori e Sandro Laffranchini. Polidori: «Ai tempi in cui studiavo con Antonio Janigro, un giorno gli portai da sentire una Suite. Ne suonai una parte troppo lentamente. Mi disse: “quando suoni, devi immaginare un ballerino che danza”. Al momento non lo capii, vivevo la musica, come molti giovani musicisti, in modo solo strumentale. Adesso capisco cosa significa vivere le Suites attraverso il balletto. “Cello Suites” è una serata con una duplice veste. Un concerto da vedere, un balletto da sentire».

“Cello Suites” con lo Zürcher Ballett, foto@Peter Schnetz

Tra i protagonisti principali, che coinvolge ogni sera circa 45 persone del corpo di ballo, la luminosa prima ballerina Nicoletta Manni, Claudio Coviello, Mick Zeni, Antonino Sutera. Manni: «È un balletto che dà a tutto il cast possibilità di mettersi in gioco. Per me è stato importante lavorare con il maestro Spoerli. È una musica lirica che dà sensualità al movimento. Ballo con Mick Zeni e anche con Timofej Andrijashenko, un danzatore molto giovane con potenzialità altissime».

Manni e Timofej Andrijashenko foto@Brescia e Amisano, Teatro alla Scala

Pereira ha annunciato che per le prossime stagioni vorrebbe sempre dedicare una delle tre produzioni di balletto alla musica da camera. «Ho voluto iniziare con Spoerli, perché ha creato, all’interno del suo grande repertorio, vari balletti su musica da camera». Per il futuro dà ulteriori indicazioni. «Ci sono partiture come il “Quintetto della trota” di Schubert per esempio, bellissime da suonare per i musicisti, molto individualistiche, che anche ai ballerini darebbero grandi possibilità di lavorare sui dettagli». Se il balletto di Spoerli è liricamente virtuosistico, la musica da camera potrebbe anche aprire altre variazioni su campo. Pereira: «In Italia i ballerini vanno in pensione a 45 anni. Vorrei che in Scala si ideassero dei titoli ad hoc per i nostri danzatori più maturi, magari anche su musica da camera. Penso a esperienze come quella del Nederlands Dans Theater3». Attendiamo gli sviluppi.

Attorno a “Cello Suites”: oggi alle 18, Teatro alla Scala, Ridotto dei Palchi, conferenza Prima delle Prime, “Bach, per danzare moderno” con Elisa Guzzo Vaccarino. Domani, “Cello Suites” con lo Zürcher Ballett, esce con il Corriere della Sera, per la collana di DVD “I Capolavori della danza”, progetto editoriale curato con Classica HD. 

 

Manni Sarafanov, avanti Don Chisciotte!


Nicoletta Manni in Kitri foto Brescia Amisano ©Teatro alla Scala

Eccola Nicoletta Manni, giovanissima prima ballerina della Scala, tecnica eccellente e grande sensibilità, che per la prima volta a Milano ha interpretato lo sfaccettato ruolo di Kitri nella versione di “Don Chisciotte” di Nureyev. Al fianco del blasonato ospite Leonid Sarafanov, che di Don Chisciotti ne ha ballati assai, Nicoletta regala una Kitri che non si fa intimorire dalle difficoltà maliziose di cui è punteggiata la coreografia di Nureyev. Lasciandosi andare ancora con più coraggio al coté popolare del personaggio, Manni, che ha spirito e intelligenza interpretativa tra le sue frecce, non potrà che far crescere la sua Kitri. Nel sogno è già perfetta: eleganza sospesa, lunghe braccia morbide, volto incantato, è la Dulcinea di Don Chisciotte.

Nicoletta Manni nel ruolo di Dulcinea foto Brescia Amisano ©Teatro alla Scala

Sarafanov strappa applausi con velocità e leggerezza, come gli è consueto. La partnership tra i due funziona. Sarafanov, con la sua esperienza, guida con scioltezza Manni nella sua presa di ruolo e insieme, nel grand pas de deux finale, brillano per sintonia. Danzeranno ancora in coppia domani sera.

Manni e Sarafanov nel grand pas de deux finale foto Brescia Amisano ©Teatro alla Scala