Effetto Manon

ferri-bocca-2

L’Histoire de Manon è una cartina al tornasole. Ogni volta che si torna a vedere questo dance drama di Kenneth MacMillan, il brivido scorre solo e se l’anima degli interpreti vibra nella linea coreografica. Dal 1994, primo anno in cui il balletto è stato portato alla Scala con una emozionante Alessandra Ferri in coppia con Julio Bocca (sopra nella foto), non ho perso una ripresa. L’ho amato negli anni sempre con Ferri insieme a un Bolle nel candore della gioventù, nella coppia Massimo Murru-Sylvie Guillem, nella partnership Osipova-Coviello… 

Ferri lo danzò da giovanissima a Londra, lavorando con lo stesso MacMillan. Ci disse in quel lontano 1994 ricordando la sua prima Manon ballata a 19 anni: «A quel tempo il mio massimo desiderio era danzare Giulietta. MacMillan era un coreografo che svelava i suoi personaggi in poche frasi. Un giorno mi guardò e mi disse che voleva vedermi danzare Manon. Io ribattei che non capivo quel personaggio. E lui mi disse: “appunto per questo lo devi fare. Manon è una ragazza che si butta nella vita senza pensarci due volte“. Fu un successo. 

Un balletto che quanto vuole una Manon dentro nel ruolo, dalla frivolezza alla tragedia, esige un Des Grieux altrettanto in parte. Per questo bisogna sempre tornare a riguardarsi il primo Des Grieux di Anthony Dowell. Quella sua prima dichiarazione d’amore nel primo atto, danzata sulla diagonale, variazione difficilissima, in cui però ciò che fa la differenza è il legato più che il singolo passo, il legato che attraverso la coreografia comunica il sentimento. Un ripasso visivo da youtube rende l’effetto: 

Su Manon in youtube si trova di tutto: qualità di ripresa molto variabile, ma che bellezza rivedersi i passi a due finali tra Bolle e Ferri, tra Guillem e Murru, o l’arrivo in Louisiana di Coviello-Osipova. Cercate e troverete tutto. Nel documentario già citato su Kenneth MacMillan di cui ho dato il link in un precedente post, ripreso divinamente c’è il passo a due finale tra Guillem e Cope accompagnato dalle parole di Alessandra Ferri: da manuale!

Dell’attuale ripresa scaligera, aperta dalle due star Bolle e Zakharova, ci è piaciuta la coppia Nicoletta Manni – Timofej Andrjashenko e non solo loro. Nicoletta è entrata nel ruolo con molta partecipazione, bella la sua entrata con lo sguardo abbassato e il lavorio di caviglie sulla musica del Crepuscolo, abbandonata e volubile nei passi a due in camera da letto, drammatica nell’ultimo atto. Non era la sua prima Manon, mentre per Timofej era il primo Des Grieux. Una partnership in un titolo da ripetere, si spera molte altre volte, in cui è palpabile l’alchimia tra i due, sotto ripresi in uno scatto alla Scala. 

nicoletta-manni-e-timofej-andrijashenko-13

Con loro un fantastico Lescaut in carne e ossa, perfido, violento, ambiguo, amorale, grazie all’interpretazione smagliante nella tecnica e attorale nell’interpretazione di Christian Fagetti. Il passo a tre nella camera da letto del primo atto (immagine sotto) con Fagetti, Manni e Mick Zeni, perfetto nella parte di Monsieur G.M. dà la misura di cosa significhi mercanteggiare Manon soppesandone la figura in un intreccio coreografico pieno di leitmotiv che sarà poi ripreso e straziato nella scena del terzo atto con il carceriere.

nicoletta-manni-mick-zeni-christian-fagetti-1

Commozione pura ha riservato al pubblico il terzo cast formato da Emanuela Montanari e Claudio Coviello. Una crescita nei ruoli di atto in atto fino al culmine del terzo: dall’arrivo in Louisiana alla morte nella palude, Montanari e Coviello danzano portando alle lacrime: personaggi compresi nel profondo e quindi resi con intelligenza e autenticità attraverso sfumature dinamico/espressive che fanno brillare la coreografia. Di getto ho scritto su Instagram a riguardo: Claudio Coviello, musicalità piena di racconto e commozione, ripresa da manuale (alla Dowell) della variazione sulla diagonale con accenti drammatici delle linee; Emanuela Montanari, corpo parlante che piega con verità il movimento nella sofferenza. 

emanuela-montanari-claudio-coviello-12

Un esempio: pensare a quelle arabesques intrecciate una dopo l’altra nel passo a due finale prima del lift, non va vista la bellezza dell’arabesque in sé ma la stanchezza di qualcuno che sta morendo e lo si vede nella testa che si abbandona, nel corpo distrutto che è visione dello spirito, non nell’altezza della gamba. E Montanari non sbaglia un accento. Così è anche l’attimo conclusivo della scena, con Manon morta, sdraiata a terra: si riveda Dowell per capire come la tragedia non è nel grido enfatico, ma nell’abbracciare chi si ama e non risponde più, in quel tenerle la mano. E qui ecco di nuovo un grande Coviello. Con la coppia ha lavorato come maitre Massimo Murru, il suo tocco è presente.

Stasera ultimo cast: Virna Toppi e Marco Agostino. Peccato non poterli vedere! Sono via. Se qualcuno è in Scala stasera, scriva qui un commento. 

lhistoire-de-manon-virna-toppi-marco-agostino-5

Foto courtesy Teatro alla Scala

CondividimiEmail this to someoneTweet about this on TwitterShare on FacebookShare on Google+

Highlights di stagione

Sono assente dal mio blog da troppo tempo. Colmiamo il vuoto con tre highlights di stagione. ©A.Anceschi-0096

Il primo è A fury tale di Cristiana Morganti, danzatrice storica di Pina Bausch, più di vent’anni nel Wuppertal Tanztheater, qui al suo terzo lavoro indipendente, un formidabile duetto con le fulve interpreti Breanna O’Mara e Anna Fingerhuth. Un racconto esilarante, poetico, umano. Temi la lotta, la complicità, l’autobiografia, la finzione, il tempo che verrà, la seduzione, la salute, la consapevolezza del corpo. Contrasti al femminile danzati con dinamiche armoniose, appuntite, solitarie, drammatiche, fanciullesche dalle quali non manca il registro verbale nella confessione di sé. Collage musicale allergico alla noia, tagli imprevedibili (che piacere) tra scena e scena. E un segno coreografico ricco di grande danza. Morganti colpisce nel segno con la sua inconfondibile ironia e la capacità di un affondo nelle cose attraverso la leggerezza. Prodotto dal Funaro di Pistoia e dalla stessa Morganti.

dove lo abbiamo visto. Alla Cavallerizza di Reggio Emilia per il Festival APERTO. prossime date. 3, 4 giugno 2017, Wuppertal; 16, 17 giugno al  Funaro di Pistoia.

JulienLambert©_JL_8201-Modifier

Il secondo è Cold Blood spettacolo in bilico tra cinema e danza firmato dalla coreografa e danzatrice Michèle Anne De Mey e dal regista Jaco Van Dormael. Una sorta di sequel di quel meraviglioso Kiss and Cry che a Torinodanza ci fece scoprire negli anni scorsi le incredibili possibilità delle nanodanze. Duetti danzati dalle dita delle mani in microscenari da fiaba che occupano live lo spazio contemporaneamente alla ripresa sullo schermo.   Magia di una visione comparata tra quello che avviene in penombra sulla scena, dove scorgiamo la creazione degli scenari, le telecamere in movimento, l’azione dei danzatori, e la trasformazione sullo schermo. Tema la morte e le sue possibili declinazioni. Un viaggio per riscoprire la passione per la vita. foto Julien Lambert©

dove lo abbiamo visto. Festival Torinodanza, Fonderie Limone di Moncalieri. link teaser. prossime date. dall’8 al 17 marzo 2017 al KVS (FR), Bruxelles.

Nicoletta Manni Timofej Andrijashenko ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala 109_K65A8897

Il terzo è un classico. Il lago dei cigni nella versione curata da Alexei Ratmansky per il Corpo di Ballo della Scala, coproduzione internazionale tra il Piermarini e l’Opernahaus di Zurigo. Una versione speciale per rifar nascere l’originale di Petipa/Ivanon del 1895. I punti di forza? L’intreccio portante tra gesto pantomimico e balletto, un gesto non posticcio ma fortemente espressivo. E la danza? Non ci sono le gambe estese a 180° tipiche di oggi, che richiedono tempi più lenti, ma incredibili minuzie, rapidissimi passés al polpaccio, deboulés in mezza punta, trascinanti batterie e pirouettes danzate su un Ciaikovskij eseguito in brillante velocità. Un virtuosismo tutto da scoprire che si abbina alle linee arrondate dei port de bras, alle inclinazioni della testa, ai civettuoli épaulements. E poi Odette e le sue compagne cigno con i tutù che sembrano gonne, i capelli raccolti in lunghe code, un danzare che si fa racconto. Un ritorno al passato che diventa un punto di riferimento per il presente. Nell’immagine il 22enne Timofej Andrijashenko con la lirica (braccia e temperamento regali) prima ballerina Nicoletta Manni (foto Brescia e Amisano@Teatro alla Scala) coppia che si alterna con i commoventi Vittoria Valerio e Claudio Coviello, e i giovani Martina Arduino (da  seguire) e Nicola Del Freo.

dove lo abbiamo visto. Milano, Teatro alla Scala. dove è in questi giorni. Parigi, Palais des Congrés, 5, 10, 13 novembre (Manni/Andrijashenko), 9, 12 (Valerio/Coviello), 12 pomeriggio (Arduino/Del Freo).

CondividimiEmail this to someoneTweet about this on TwitterShare on FacebookShare on Google+

Cinderella alla Burton

Il trailer dello spettacolo dal sito della Scala, con Semionova e Bolle.

Fine anno è alle porte e il Teatro alla Scala si prepara a festeggiarlo con il ritorno in scena della nuovissima “Cinderella” di Mauro Bigonzetti. Il 30 a giocarsi i ruoli protagonisti, sostenuti al debutto dalle due star Polina Semionova e Roberto Bolle, su cui il balletto è nato, saranno Virna Toppi, già applaudita come sorellastra tutto pepe insieme a Antonella Albano nel primo e secondo cast del balletto, e il giovane Jacopo Tissi, al suo secondo Principe dopo il debutto con Zakharova nella “Bella Addormentata” di Ratmansky lo scorso settembre.

CinderellaPolina Semionova e Roberto Bolle nel ballo del secondo atto. 

Anche il 31 riserva sorprese. Era stato annunciato l’ospite Federico Bonelli, che avrebbe dovuto danzare con Nicoletta Manni, e invece,a  sostenere la parte del Principe sarà il ballerino interno Christian Fagetti. Ci spiace per Bonelli, che è sempre un piacere rivedere in Italia, ma siamo felici per Fagetti.

Cinderella - Nicoletta Manni Christian Fagetti - ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala 178_K65A5474 xNicoletta Manni e Christian Fagetti. 

Nella pomeridiana del 22, Fagetti ha dato prova (ma già lo pensavamo da tempo) di essere un ballerino dotato di guizzo dinamico nella tecnica e nell’interpretazione. Un danzatore da promuovere (è nel corpo di ballo). Il suo Principe inquieto funziona con la coreografia e la partnership con Manni, così delicata e sensibile, crea un intrigante contrappunto.

Ma veniamo alle caratteristiche del balletto che abbiamo visto sia con la coppia Semionova/Bolle sia con Manni/Fagetti (nel primo cast Manni è la Fata Madrina, Fagetti il padre) e già recensito sul manifesto. Semionova è perfettamente a suo agio nello stile Bigonzetti. Gambe sensuali e fisico palpitante, Polina si insinua nelle pieghe del racconto con pienezza di sfumature. La sua partnership con Bolle ha la naturalezza delle grandi coppie. Lo si sente nei passi a due, piuttosto perigliosi con Bigonzetti, tutti intrecci di gambe giocati in punta con i fisici abbracciati, alternati a variazioni solistiche dove Roberto Bolle sfodera la sua proverbiale eleganza e apollinea tecnica. La sua entrata di grand jetés nel secondo atto (nel primo non appare) ne è subito prova. Le due star tornano a danzare il gennaio, il 12, 14 e 15.

Cinderella - A. Albano, S. Ballone V. Toppi - ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala 011_K65A5000 x

“Cinderella” si apre però con altri personaggi: il tiro di matrigna e sorellastre. Bigonzetti le  ingabbia in un abito di ferro alla Kyliȧn (impossibile non pensare agli abiti neri che slittano su rotelle del capolavoro “Petite Mort”). I volti escono dai tre colli rigidi del vestito, le braccia, le mani, la bocca seguono la musica con stilizzata e grottesca pantomima. Stefania Ballone è la matrigna: la sua danza, fatta di punte arrabbiate, di braccia eccessive nel linguaggio, che tagliano lo spazio con turbolenta cattiveria, è frutto di un lavoro sul personaggio nutrito di una feconda collaborazione tra coreografo e interprete. Il suo ruolo è portante nello spettacolo: si aggiudica un fiume di applausi. Meriterebbe una promozione (anche lei come Fagetti è nel corpo di ballo).

Bigonzetti ha seguito la partitura, nessun capovolgimento di storia e di musica come fece per il suo “Romeo and Juliet” ideato per l’Aterballetto. Composta in Russia durante la seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1944, la “Cenerentola” di Prokof’ev debuttò al Bol’šoj nel novembre del 1945 su coreografia di Zhakarov, un balletto utopico ripreso nel 1946 al Kirov e che avrà poi nel corso del Novecento svariate riletture, da quella britannica, venata di spirito grottesco, firmata nel 1948 da sir Frédérick Ashton, padre del balletto inglese, a quella di Rodrigues che portò il balletto alla Scala e rivelò nel 1955 il talento della giovanissima Carla Fracci, alla Cenerentola hollywoodiana di Nureyev, l’ultima vista in Scala nel 2006 prima della nuova Cinderella di Bigonzetti, per non parlare dell’inquieta versione di Maguy Marin, ballata con il viso coperto da maschere da bambolotto al Balletto di Lione.

Cinderella - Polina Semionova Roberto Bolle - ph Brescia e Amisano Teatro alla ScalaK61A9192

Se la partitura segue il suo flusso, Bigonzetti si è permesso però alcune variazioni e omissioni nel racconto: nessuna scarpina, né zucca, né cenere, al principe resta in mano la veste color fragola della bella Cinderella (costumi di Maurizio Millenotti, scene di Carlo Cerri). Il timbro complessivo della produzione strizza non a caso l’occhio al cinema con certi personaggi alla Tim Burton (la matrigna di Ballone) e alcuni citazioni anche visive che ci legano al Seicento (gli ingranaggi degli orologi della mezzanotte che segnano il tempo) e a certe atmosfere vicine alle fiabe di Basile su cui Matteo Garrone ha fatto il suo fascinoso film “Il racconto dei racconti”. Passi a due espliciti e passionali, tutt’altro che edulcorati come vorrebbero le fiabe alla Perrault.

15 minuti di applausi al debutto, ma anche tanti alla pomeridiana del 22, per i protagonisti e per la compagnia tutta. Coinvolti una cinquantina di ballerini con tanti ruoli di spicco, come le quattro fate delle stagioni, Chiara Fiandra, Lusymay Di Stefano, Antonella Chapkina, Denise Gazzo, la Fata Madrina (oltre a Manni, si è distinta per eleganza Vittoria Valerio, e nei prossimi cast segnaliamo Martina Arduino) e i quattro amici del principe tra cui, sempre magnifico, Claudio Coviello. Perché non provarlo nel Principe? Basta trovargli una Cinderella…

Cast completi e clip sul sito della Scala. Foto di Brescia e Amisano @Teatro alla Scala

 

 

 

 

 

CondividimiEmail this to someoneTweet about this on TwitterShare on FacebookShare on Google+

Gala di stelle e Vaziev al Bolshoi

 

Roberto Bolle Prototype -ph Luciano Romano

Roberto Bolle in “Prototype” di Massimiliano Volpini, al Gala des étoiles (foto Luciano Romano)

Mentre il pubblico della danza era in attesa di saperne di più sul “Gala des étoiles” che chiude alla Scala il 30 e il 31 l’EXPO, ieri il mondo del balletto è stato scosso dalla notizia che Makhar Vaziev lascerà la Scala per andare a dirigere da marzo 2016 il Ballo del Bolshoi. Ne parliamo oggi anche sulle pagine de il manifesto, a seguito della notizia data nella giornata di ieri dal Bolshoi e dal comunicato diffuso in serata dalla Scala che così si apre: «La direzione del Teatro alla Scala ha appreso da un comunicato del Teatro Bol’šoj che Makhar Vaziev ha accettato di assumervi la posizione di Direttore del Ballo pur avendo firmato un contratto per altri tre anni di Direzione del Ballo del Teatro alla Scala dal settembre 2015 al luglio 2018, contratto perfezionato in data 3 settembre».

Il toto direttore Scala sulla stampa e nell’ambiente è già iniziato, circolano ipotesi e nomi, che spaziano da Roberto Bolle, ancora nel pieno della attività d’étoile sia alla Scala che all’American Ballet Theatre, al coreografo Heinz Spoerli, che ha diretto per molti anni il Balletto di Zurigo, a Frédéric Olivieri, già alla testa in passato del Ballo prima di dirigere la Scuola. Per ora nulla di certo, solo la nota del teatro che così recita: «Il Teatro alla Scala provvederà in tempi brevi alla nomina di un nuovo Direttore del Ballo. Il Sovrintendente, d’intesa con il Direttore Principale, valuterà i candidati che possano corrispondere al grande livello del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala». Alla testa del teatro moscovita Vaziev andrà a sostituire Sergej Filin, il direttore noto alla cronaca internazionale per aver subito un attentato con l’acido per cui ha rischiato di perdere la vista.

light rain2 Lucia Lacarra-Marlon Dino

Confermati tutti gli appuntamenti della Stagione di Balletto già annunciati per i prossimi mesi, sono stati rivelati titoli e ospiti protagonisti venerdì e sabato del “Gala des étoiles”. Diretto dalla bacchetta di David Coleman, il Gala si aprirà con Lucia Lacarra e Marion Dino in “Light Rain” di Gerald Arpino (nella foto sopra), seguito da Melissa Hamilton (nell’immagine sotto, foto di Alice Pennefather), e Claudio Coviello in “L’Histoire de Manon”. Dino e Lacarra danzano anche “Three Preludes” di Stevenson.MANON ©ROH, 2014. Melissa Hamilton Photographed by Alice Pennefather AP2014 MANO7775

Maria Eichwald e Mick Zeni danzano “La rose malade” di Roland Petit, Alina Somova e Leonid Sarafanov “Gran Pas Classique” di Gsovskij. Roberto Bolle non solo danzerà per la prima volta alla Scala l’avveniristico e coinvolgente “Prototype” creato sulla sua storia e carriera da Massimiliano Volpini, ma riproporrà anche il seducente passo a due della camera da letto di “Carmen” di Roland Petit con la rapinosa Polina Semionova (nella foto sotto di Marco Brescia).

Carmen - Polina Semionova Roberto Bolle hp Marco Brescia-Teatro alla Scala IMG_1781L’étoile scaligera Svetlana Zakharova incarnerà un must del balletto di primo Novecento, “La morte del cigno” di Fokine (ritratta nella foto sotto, di Pierluigi Abbondanza), e chiuderà il gala con il pas de deux da “Il Corsaro”, insieme a Leonid Sarafanov.

la morte del cigno Svetlana Zakharova - ph Pierluigi Abbondanza 2 495

La regale prima ballerina della Scala, Nicoletta Manni (sotto nella foto di Marco Brescia ©Teatro alla Scala), interpreterà un cult del virtuosismo, il pas de deux da “Don Chisciotte” con il focoso Ivan Vasiliev, che insieme a Maria Vinogradova danzerà anche il pas de deux da “Spartacus”.

Nicoletta Manni Don Chisciotte - ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala  425_K65A0165 x

Romeo e Giulietta - Massimo Murru - ph Marco Brescia-Teatro alla Scala IMG_6565L’étoile del teatro Massimo Murru (nella foto di Marco Brescia, ©Teatro alla Scala), dopo il recentissimo e felice ritorno in Scala nella “Bella” di Ratmansky con il ruolo pantomimico quanto coinvolgente di Carabosse, lo rivedremo al Gala in un classico ruolo della sua carriera: “Romeo e Giulietta”. Ballerà il pas de deux del primo atto insieme alla toccante Maria Eichwald.

Lo spettacolo sarà ripreso a cura di RAI – Radiotelevisione Italiana e trasmesso il 30 ottobre in diretta nazionale e internazionale e sul circuito cinematografico digitale. Trasmissioni in diretta televisiva: Italia, RAI 5; Repubblica Ceca, Ceska televiza;  Russia, Vgtrk. Trasmissioni in differita televisiva: Slovenia, RTV Slovenija; Giappone, Tohokushinsha. Trasmissioni in diretta nei Cinema: Circuito All’opera in Francia, Paesi francofoni europei e Spagna; Circuito Abramorama in USA. Trasmissioni in differita nei Cinema: Circuito Palace Entertainment in Australia; Circuito SDC Corea in Corea; Circuito Sony in Giappone; America Latina, Inghilterra, Irlanda, Italia.

 

 

 

 

CondividimiEmail this to someoneTweet about this on TwitterShare on FacebookShare on Google+

Bolle e Zakharova al top

Roberto Bolle in "Giselle" foto ©Marco Brescia Teatro alla Scala

Roberto Bolle in “Giselle” foto ©Marco Brescia Teatro alla Scala

Intramontabile “Giselle”. Yvette Chauviré, storica e sensibile interprete del balletto e responsabile della ricostruzione in scena al Teatro alla Scala da ieri sera, ricorda: «quando danzavo, la mia ossessione era quella di far dimenticare la carnalità dei piedi». Leggerezza impalpabile, commozione, capacità di soffrire e di amare con la danza, scorrono in “Giselle” e lo rendono eterno, come le grandi passioni. Così ogni volta che torna in scena, puntualmente ci attira. Quell’ossessione per l’anima fluttuante… per usare ancora le parole della Chauviré, che bellezza! Ieri la prima, con Roberto Bolle e Svetlana Zakharova: quante volte li abbiamo visti danzare “Giselle”, ci pare di sapere già tutto di loro e della loro partnership in questo hit del romanticismo sulle punte, eppure ogni volta si può aggiungere qualcosa, un cenno del capo, uno sguardo più rivelatorio, una commozione più toccante.

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

È andata così ieri: primo atto, quando ancora sembra che tutto sia possibile, l’amore, la danza, i fiori che non tradiscono; Bolle scherzoso e carezzevole, Zakharova, incantata del ballo e della vita con romantica riservatezza. Palpabile la sottigliezza della storica variazione di Giselle del primo atto, quella presentata per la prima volta al Savoy Theatre di Londra nel 1932 da Olga Spessitseva, 91 anni dopo dal debutto del titolo a Parigi; quella di Albrecht/Bolle racconta tutta la gioia di farsi amare soltanto per se stesso e non perché si è un nobile. E poi la pazzia, tragica e segnata da accenti e accelerazioni improvvise, accompagnate con fulgore dalla musica di Adam, diretta da Patrick Fournillier.

Bolle ©foto Brescia Ammirano Teatro alla Scala

Bolle ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Le Willi foto©Brescia Amisano Teatro alla Scala

Le Willi foto©Brescia Amisano Teatro alla Scala

Ma torniamo a Chauviré e alla non carnalità. Nel secondo atto, Giselle è nel regno delle Villi, “i vampiri della danza” come le chiamava Gautier. Vampiri leggerissimi, spiriti infernali fascinosi nei loro tutù immacolati, appaiono a mezzanotte, spariscono all’alba, mai finire nelle loro ronde diaboliche. Ma Giselle è una neofita, ricorda ancora la vita, ama ancora Albrecht, che salva. È già però un essere incarnale, dell’aldilà. E allora i piedi, le punte che sfiorano il pavimento, la danza che è un soffio.

E poi c’è Roberto Bolle, in forma magistrale nei suoi 40 anni appena compiuti: l’Albrecht reale che rischia la morte, e che con Giselle danza in un volo, sospinto da un amore che è già rimpianto, come se anche lui diventasse incarnale nella variazione e nell’adagio per vivere ancora una notte con chi non vedrà più.

Roberto Bolle e Svetlana Zakharova ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Roberto Bolle e Svetlana Zakharova ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Moltissimi applausi per i due divi, in scena ancora domani, il 7 e il 9. Qualche minuto di video sul sito della Scala, cliccando qui Giselle. Tra gli altri interpreti, ancora un’ottima prova per Nicoletta Manni, implacabile e seduttiva nel ruolo di Myrtha, bella trasformazione per Vittoria Valerio dal pas de deus dei contadini, con lo svettante Antonino Sutera, a una delle due Willi principali. Vendicativo e disperato al giusto, Mick Zeni nel ruolo di Hilarion. Altri cast: Natalia Osipova e Sergei Polunin il 10 e 11; 12 e 16 aprile Maria Eichwald e Claudio Coviello; stasera Vittoria Valerio e Antonino Sutera (8 aprile con Lusymay Di Stefano); serata Under30 il 17 con Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko.

Vittoria Valerio e Antonino Sutera ©foto Brescia Ammirano Teatro alla Scala

Vittoria Valerio e Antonino Sutera ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

CondividimiEmail this to someoneTweet about this on TwitterShare on FacebookShare on Google+