tutti al cinema con il Royal Ballet

Giovedì 16 maggio alle 20.15. tutti al cinema per vedere in diretta il nuovo trittico del Royal Ballet di Londra. Il Triple Bill è di deciso interesse perché vede in scena tre pezzi a firma di tre autori di spicco del nostro tempo: Christopher Wheeldon, Crystal Pite e Sidi Larbi Cherkaoui.

Within the Golden Hour di Wheeldon è ispirato al cambiamento delle stagioni ed è incentrato su sette coppie che si separano e si mescolano tra di loro su musica di Vivaldi e Ezio Bosso. Un pezzo, a giudicare dalla recente recensione di The Guardian, pieno di musicalità e piacevolezza nel quale apprezzare la scrittura per duetti di Wheeldon con particolare messa in luce di artisti come Lauren Cuthbertson and Ryoichi Hirano.

Medusa è il primo pezzo creato da Sidi Larbi Cherkaoui per la compagnia inglese, con Natalia Osipova nel ruolo principale del balletto. Ne riparleremo a visione fatta. 

Il pezzo che chiude la rappresentazione è Flight Pattern di Crystal Pite, per The Guardian un capolavoro commovente e brutale al contempo. Una riflessione sulla crisi dei migranti, con 36 ballerini sulla Symphony of Sorrowful Songs di Henryk Mikołaj Górecki. 

L’elenco dei cinema che in Italia aderiscono all’iniziativa si trova sul sito della casa di distribuzione Nexo Digital

Nureyev, il film

Un uomo e la sua arte, in dialogo costante con la storia del suo tempo. Nureyev, il genio ribelle che danzava per la libertà scritto e diretto da Jacqui e David Morris, è un film potente, ben girato, ben montato, ha un pensiero che lo anima. 

Cosa lo distingue? La bellezza di viaggiare dentro la grandezza di un artista per cui la danza non è mai unicamente perfezione estetica, ma sangue, tenerezza, brutalità, passione, dedizione totale. Regia ottima e montaggio battente con dissolvenze che hanno un senso forte nella narrazione perché intrecciano immagini di repertorio del balletto con filmati d’archivio sulla Russia in piena Guerra Fredda, ma anche sull’America degli anni Sessanta, su Londra, Parigi e tanto altro. 

Coreografie inedite di Russell Maliphant che servono da filo rosso tra i filmati storici, che traducono in movimento alcuni passaggi fondamentali della vita di Rudy, come il famoso momento in cui scelse di lasciare la patria per l’Occidente nel 1961.

L’unico a vedersi in volto durante un’intervista pubblica è lo stesso Nureyev, elegantissimo con quegli stivali maculati a tacco grosso, le altre voci del film, tantissime, sono tutte over: una scelta che dà al film un favoloso respiro cinematografico. 

Da vedere e rivedere per capire chi era Nureyev, per sentire quel brivido che si provava di fronte a un danzatore chiamato con bell’intuito una pantera umana. Un artista che per la Russia sovietica era ai tempi della defezione un simbolo come Gagarin. Un racconto scandito da cartelli bianchi che sospendono il montaggio con pensieri sull’arte e sulla vita di Shakespeare, Picasso, Yeats e tanti tanti altri. 

Grande spazio alla partnership con Margot Fonteyn come all’unione con Erik Bruhn, finestra dolente, mai da chiudere o dimenticare sul dramma dell’AIDS

L’ho visto ieri pomeriggio al  Ducale di Milano insieme a un centinaio di allievi della Scuola di Ballo / Liceo Coreutico dell’Accademia Teatro alla Scala, una grande emozione: è ancora al cinema solo stasera, distribuito da Nexo Digital in tutta Italia. 

Ne parliamo?