Sul fluire delle emozioni

Nino Sutera e Virna Toppi in Mahler 10 di Aszure Barton

Nino Sutera e Virna Toppi in Mahler 10 di Aszure Barton

MILANO – Trittico all’insegna della grande musica e delle declinazioni infinite della danza del Novecento. Ha debuttato ieri al Teatro alla Scala il programma a tre firme composto dalla creazione in prima mondiale Mahler 10 della coreografa canadese lanciata anni fa da Mikhail Baryshnikov, Aszure Barton, da Petite Mort, ripresa di uno dei capolavori di Jíři Kyliàn, e da un altro hit della modernità: il Boléro di Béjart, per la prima volta interpretato da Roberto Bolle. Un trittico che accosta a tre particolarissimi segni coreografici tre giganti della musica come Mahler, Mozart e Ravel. Serata speciale dedicata alla memoria di Elisabetta Terabust, étoile italiana nonché direttrice appassionata di tanti corpi di ballo, tra cui anche quello della Scala, scomparsa alcune settimane fa. 

Mahler 10, scenografia di Burke Brown, costumi di Susanne Stehle

Mahler 10, scenografia di Burke Brown, costumi di Susanne Stehle

Aszure Barton per Mahler 10, creazione sul trascinante Adagio dell’ultima sinfonia composta da Mahler prima di morire, ha lavorato a stretto contatto con i danzatori: otto di loro hanno parti da solista, ma la coreografia ha un impatto corale, un’onda collettiva e commovente che fluisce per la scena. Gli otto solisti, alla prima Nino Sutera, Virna Toppi, Nicola Del Freo, Antonella Albano, Stefania Ballone, Christian Fagetti, Federico Fresi e Chiara Fiandra, hanno elaborato il movimento insieme a Aszure a partire da gesti creati in riferimento a loro storie personali: sensazioni di luce e di dolore, di felicità e tragedia che la coreografa ha saputo poi trasformare con mano salda in un pezzo non narrativo quanto emozionante. Un’esperienza umana oltre che artistica che i danzatori hanno condiviso con feconda partecipazione e sincerità come traspare dalla bellezza del pezzo. 

Petite Mort di Kyliàn

Petite Mort di Kyliàn

Assente dalla Scala da dieci anni, torna a brillare al Perimarini Petite Mort di Jíři Kyliàn, intramontabile pezzo sull’amore e il culmine dell’unione fisica che inanella passi e due e momenti d’insieme sull’Adagio e sull’Andante dei Concerti per pianoforte e orchestra n. 23 e n. 21 di Mozart. Sei le coppie coinvolte che hanno visto in scena Nicoletta Manni e Mick Zeni, Martina Arduino (sempre più brava) con Christian Fagetti (apprezzato anche in Mahler 10), Nicola Del Freo (anche lui in doppio ruolo) con Francesca Podini, Vittoria Valerio e Matteo Gavazzi, Chiara Fiandra e Eugenio Lepera, Alessandra Vassallo e Marco Agostino. 

Roberto Bolle ie i ballerini della Scala n Bolero di Béjart

Roberto Bolle e i ballerini della Scala in Boléro di Béjart

Chiusura serata con uno dei pezzi culto di Maurice Béjart, quel Boléro che negli anni (il balletto è del 1961) ha visto alternarsi sopra l’inconfondibile tavolo rosso uomini e donne come la seduttiva ballerina jugoslava Duška Sifnios (la prima), il ballerino feticcio Jorge Donn, belva da palcoscenico con quella chioma fulva scossa a ogni avanzare del crescendo, la nostra Luciana Savignano, di memorabile, misteriosa sensualità, Maja Plissetskaja, Patrick Dupont, Sylvie Guillem. Interpretazioni diversissime, perché il bello del Boléro è che su quel famoso tavolo non c’è nessun personaggio da interpretare se non far emergere se stessi nel travolgente crescendo musicale. Alla Scala è ora la volta di Roberto Bolle, applauditissimo alla prima in questo balletto coreografato da Béjart con folgorante erotismo, una parte che da molti anni l’artista desiderava affrontare e che ha modulato a misura del  suo adamantino appeal. Intorno a lui il corpo di ballo maschile scaligero sfodera una provocante sensualità. Accanto a Bolle, alla Scala danzano il ruolo anche i ballerini della compagnia di Béjart, Elisabet Ros (29 marzo) e Julien Favreau (30 marzo), ma è molto atteso anche il debutto nella strepitosa parte di tre dei più giovani e promettenti talenti scaligeri: le nuove due prime ballerine Martina Arduino (13 pomeriggio e 27 sera) e Virna Toppi (25 marzo e 7 aprile) e Gioacchino Starace (5 aprile). Orchestra diretta appassionatamente da David Coleman, repliche fino al 7 aprile. 

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Teatro alla Scala, futuro e presente del Ballo

Scala in primo piano, in questi giorni per il balletto. Ieri è stata presentata la nuova stagione 2017/2018, diretta da Frédéric Olivieri, scelto dal sovrintendente Alexander Pereira come nuovo direttore del Ballo per tre anni. Una stagione che riporta in primo piano alcuni capolavori del Novecento a firma Jíri Kylián, Maurice Béjart, John Neumeier, Kenneth MacMillan, grandi classici come “Il Corsaro”, novità come la creazione di Aszure Barton, una serata Nureyev. 

In ordine, immagini e date. Titolo inaugurale della stagione (dal 15 dicembre al 13 gennaio) La Dame aux camélias, uno dei capolavori del dance-drama di John Neumeier che segnò nel 2007 il primo addio alle scene di Alessandra Ferri proprio alla Scala. Una serata memorabile. Questa volta a danzarlo sarà con Roberto Bolle Svetlana Zakharova. Un gioiello interpretativo su musiche di Chopin. 

John Neumeier

Dal 25 gennaio al 22 marzo tocca a Goldberg-Variationen di Heinz Spoerli, nuova produzione da camera della Scala che riprende un classico del coreografo svizzero. goldberg-variationen-photo-%e2%88%8fpeter-schnetz-2

Serata all’insegna di novità e grandi ritorni dal 10 marzo al 7 aprile con un trittico tutto da vedere: Mahler 10, creazione in prima assoluta firmata dalla canadese Aszure Barton, scoperta da Mikhail Baryshnikov; Petite Mort di Jíri Kylián, Bolero di Maurice Béjart. A danzare sul famoso tavolo del “Bolero” sarà Roberto Bolle, per la prima volta nell’iconico quanto espressivo ruolo, in alternanza con danzatori del Béjart Ballet Lausanne.

Maurice Béjart

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Una gioia per i ballerini scaligeri sarà Le Corsaire (dal 20 aprile al 17 maggio) nella versione di Anna-Marie Holmes, trionfo del virtuosismo tardo-romantico, storia di schiave e pirati rubata a Byron, un titolo dove mettere in luce attraverso i numerosissimi ruoli, variazioni, ensemble i talenti di casa. Scene nuove di Luisa Spinatelli. 

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Omaggio a Rudolf Nureyev per l’ottantesimo anniversario della nascita e per il venticinquesimo anniversario della scomparsa con Serata Nureyev (24, 25, 26 maggio), un gala che si annuncia ricco di sorprese, tra gli ospiti già annunciati Marianela Nuñez e Vadim Muntagirov. 

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Nureyev torna in auge anche per la ripresa del suo Don Chisciotte dal 10 al 19 luglio, un classico del virtuosismo e dell’humour. 

Chiusura dal 17 ottobre al 2 novembre con L’histoire de Manon di Kenneth MacMillan, storia inossidabile di amore, tradimento e morte che vedrà di nuovo in scena Roberto Bolle e Svetlana Zakharova. 

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Da segnarsi in agenda anche il ritorno in Scala del Bolshoi con Bayadère La Bisbetica domata di Jean-Christophe Maillot.

Intanto fino all’1 giugno è in scena Progetto Händel di Mauro Bigonzetti, presentato dal suo autore come un puro divertimento tra coreografo, musica e interpreti. Un gioco sui codici della danza che spinge i 22 danzatori dell’ensemble coinvolti (ottima resa da Timofej Andrijashenko a Agnese Di Clemente, Gioacchino Starace, Christian Fagetti, Alessandra Vassallo, Nicola Del Freo, Vittoria Valerio, Federico Fresi) e le étoiles Roberto Bolle e Svetlana Zakharova a portare all’estremizzazione l’elasticità del corpo: è una danza segnata da voraci spaccate, a terra e in rovesciata, ampie oscillazioni di bacino, gambe tenute a 180° e più, intrecci di corpi in cui di continuo marcano il tempo veloci piegamenti e distensioni di braccia, gambe, polsi e caviglie. Un divertimento che non vuole raccontare nulla, altro che la messa in luce della mobilità dei corpi degli interpreti elettrizzati dal segno tutto pulsazione di Bigonzetti. Un pezzo che snocciola soli, passi a due, ensemble, terzetti, quartetti, accompagnati nella prima parte da sarabande, allemande, gighe, correnti e preludi eseguite al pianoforte da James Vaughan, nella seconda da movimenti tratti da svariate sonate che vedono al clavicembalo ancora Vaughan, al violino Francesco De Angelis, all’oboe Fabien Thouand, al flauto Andrea Manco, al violoncello Sandro Laffranchini. 

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Costumi che rivisitano per le donne il tutù con gorgiere stilizzate, intrecci di fili e corsetti, puntando per i maschi alla messa in luce della fisicità con pantaloni attillati o inguainati in aderentissime magliette nude look. 

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Foto courtesy of Teatro alla Scala. Dall’alto John Neumeier (foto Kiran West), Goldberg-Variationen (foto Peter Schnetz), Maurice Béjart (foto Lelli e Masotti), Jíri Kylián (foto Serge Ligtenberg), Aszure Barton (foto Graeme Mitchell) un bozzetto di Luisa Spinatelli per “Il Corsaro”, Rudolf Nureyev (foto Lelli e Masotti), L’Histoire de Manon (foto Brescia Amisano), “Progetto Händel” (foto Brescia Amisano)

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Angelo Greco, Basilio a 19 anni


Angelo Greco e Lusymay Di Stefano ieri in “Don Chisciotte”, foto Brescia Amisano ©Teatro alla Scala

Ore 14.30, 26 settembre: è una pomeridiana, ma al Teatro alla Scala, tra il pubblico, ci sono molti professionisti e esperti del settore, oltre a tanti giovani ballerini in erba, per il debutto di Angelo Greco nel ruolo principale del “Don Chisciotte” di Nureyev. 19 anni, fresco di diploma nel giugno scorso alla Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala diretta da Frédéric Olivieri con nel classico il massimo dei voti, Angelo Greco è appena entrato nel Corpo di Ballo del Teatro. Già da allievo si era fatto notare per l’ottimo mix tra sfolgorio tecnico e luce interpretativa: il suo Bim nel “Gaité Parisienne Suite” di Maurice Béjart piacque molto ed ebbe anche il caloroso apprezzamento di una béjartiana doc, l’étoile scaligera Luciana Savignano, che danzò negli anni Settanta al debutto del balletto.

Angelo Greco con Vera Karpenko in “Gaité Parisienne Suite” di Béjart foto ©Lidia Crisafulli, Accademia Teatro alla Scala

Nel “Don Chisciotte” Makhar Vaziev, direttore del ballo scaligero, ha dato a Angelo un debutto con i fiocchi. Insieme a Lusymay Di Stefano, uscita dalla Scuola due anni fa che ha lavorato su Kitri con piglio seduttivo, Angelo ha danzato il primo atto con la brillantezza gioiosa che lo contraddistingue nei ruoli di brio, impreziosendola di belle batterie, ottima elevazione, attenzione alla partnership. È un Basilio tutta gioventù, che osa e si tuffa nel racconto. Troverà la sua perfetta misura nel tempo, ma che debutto! Nel secondo atto, la variazione al chiaro di luna già rivela il potenziale più romantico del giovane danzatore (lo vedremo nel prossimo “Romeo e Giulietta”?), nel terzo atto il grand pas de deux conferma che si è di fronte a un ragazzo che farà molta strada: la sua variazione trascina per potenza e anima.
Ottima la prova del corpo di ballo: nei vari cast (tanti i ruoli che si alternano), segnalazioni a Vittoria Valerio (danzatrice di strada nei primi cast), Denise Gazzo (amica), Alessandra Vassallo (amica), Daniela Cavalleri (elegante Amore) con un “ben tornati!” per Francesca Podini (danzatrice di strada ieri pomeriggio) e Gabriele Corrado (Espada).

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