Fulminante Giselle con Dada Masilo

Giselle, la contadinella del balletto romantico del 1841, è rinata in Sudafrica. Non porta più le punte, danza a piedi nudi, il baricentro del movimento ben ancorato al bacino in tribale relazione con la madre terra. Dopo le agguerrite versioni di Carmen e Swan Lake, Dada Masilo, danzatrice e coreografa di Johannesburg, ha firmato la sua Giselle nera. Lo spettacolo è stato in prima nazionale al Teatro Olimpico per il Festival RomaEuropa, poi al Comunale di Ferrara, domenica questa sarà all’Ariosto di Reggio Emilia per il festival Aperto. La recensione è uscita sul manifesto di mercoledì, la riprendiamo per intero volentieri qui, tornando a scrivere sul nostro blog (che troppo trascuriamo) per segnalare uno spettacolo che merita di essere visto dagli amanti della tradizione del balletto come dagli appassionati della danza nata oggi. 

Siamo a fine Ottocento, la nuova Giselle, interpretata dalla stessa Masilo, abita in una fattoria vinicola sudafricana: terra di vendemmia come era quella della Germania dell’originale. Perché Masilo, come nelle riscritture precedenti, non si serve dei titoli noti per catturare il pubblico, impastando poi rivisitazioni di superficie. Dice che i coreografi africani devono essere coraggiosi, lei lo è: con la sua compagnia The Dance Factory affonda senza paura le mani nei classici, forte delle sue radici. Il quadro d’apertura dice già tutto: sullo sfondo i disegni in bianco e nero dell’Africa rurale firmati da William Kentridge con cui Masilo propose anni fa a RomaEuropa il magnetico Refuse the Hour. In scena i contadini sono in un momento di riposo, qualche ombrellino bianco aperto per ripararsi dal sole nel tempo di vendemmia. Un attimo, poi la danza si fa battente, una festa per il raccolto in cui si balla e grida sulla musica originale di Philip Miller. La partitura è bellissima, percussiva, africana, ma anche melodica nel suggerire sottotraccia motivi dall’originale ottocentesco di Charles Adam.

Masilo non tralascia alcun particolare della storia, ma tutto è diretto, violento, passionale. Albrecht, il traditore, è un arrogante Principe a piedi scalzi, con mantellone blu acceso, Bathilde, la sua nobile fidanzata, è grossolana. Giselle ha una madre aggressiva, che la spoglia per punirla, la vuole sposa del suo pari Hilarion. Il duo tra Giselle a seno nudo e l’insistente Hilarion rivela il pericolo del sopruso. Con Masilo si va al cuore dell’istinto. Così quando Giselle muore, perché ha scoperto che Albrecht di cui è innamorata è in realtà un nobile e mai la sposerà, la trasformazione in Villi è radicale.

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Le Villi, spiriti notturni traditi in vita, sono vestite non in bianco, ma di rosso porpora, il colore del sangue. Myrtha, la loro regina, è un uomo e sembra uno sciamano, in mano non ha un ramoscello di verbena, ma una frusta. Giselle l’aveva già sognata in vita in un crudele incubo premonitore.

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Le Villi sono uomini e donne, perché nella realtà anche i maschi possono essere traditi secondo la visione del gender tutto fuorché rigida che Masilo porta avanti da sempre a dispetto di come la diversità sia vista in Sudafrica. Sapiente l’intreccio tra rilettura e citazione: ci sono dell’originale le braccia incrociate come nella tomba, l’insistito arabesque, ma la ferocia delle Villi è ancor più manifesta. Giselle è una cacciatrice della notte. Avrà pietà di Albrecht? Finale sorprendente, di cui non guastiamo la sorpresa.

Chi ha già visto lo spettacolo o lo vedrà domenica a Reggio Emilia, ci mandi attraverso il blog i suoi commenti sul finale e sulla riscrittura della storia. 

photo courtesy John Hogg

 

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Osipova Polunin top10

Giselle Natalia Osipova Sergei polunin ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala

Ieri sera, insieme alla mia amica e collega Silvia Poletti, sono stata al Teatro alla Scala per il cast inedito Natalia Osipova e Sergei Polunin. Una “Giselle” e una serata memorabile. Ci siamo divertite oggi a stilare la nostra top ten della nuova partnership.

Giselle Natalia Osipova Sergei polunin ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala

  1. Entrata di Osipova/Giselle: la giovinezza e la speranza nel futuro, tutto in quei piedi gioiosi che accarezzano la terra, volando nel sorriso (f.p.)
  2. Il salto sovrannaturale di Osipova e quello felpato e volante di Polunin (s.p.)
  3. La variazione di Polunin/Albrecht, I atto, quando il virtuosismo, l’elevazione sono in naturalezza piena (f.p.)
  4. L’alchimia fisica e artistica tra Osipova e Polunin (s.p.)
  5. Variazione e follia, I atto, di Osipova, musicalità pura che si fa racconto (f.p.)
  6. il primo incontro tra Giselle e Albrecht, II atto (s.p.)
  7. Osipova, II atto: al comando della verbena di Myrtha, il vortice e la follia per la danza che respira, sensuale, nella rinascita dopo la morte (f.p.)
  8. Lo struggimento nostalgico del finale versione Osipova Polunin (s.p.)
  9. La partnership, miracolosa e attuale nel tocco vibrante tra i corpi (f.p.)
  10. Il recitardanzando che rende vivo, assoluto, palpitante, un lavoro di 170 anni fa (s.p.)

Giselle Natalia Osipova Sergei polunin ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala K61A1080 x

bonus di entrambe: le braccia impalpabili e poetiche delle Willi. Brave!

Giselle Sergei Polunin ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala

 foto Brescia Amisano@Teatro alla Scala  (in arrivo altre nei prossimi giorni)

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Bolle e Zakharova al top

Roberto Bolle in "Giselle" foto ©Marco Brescia Teatro alla Scala

Roberto Bolle in “Giselle” foto ©Marco Brescia Teatro alla Scala

Intramontabile “Giselle”. Yvette Chauviré, storica e sensibile interprete del balletto e responsabile della ricostruzione in scena al Teatro alla Scala da ieri sera, ricorda: «quando danzavo, la mia ossessione era quella di far dimenticare la carnalità dei piedi». Leggerezza impalpabile, commozione, capacità di soffrire e di amare con la danza, scorrono in “Giselle” e lo rendono eterno, come le grandi passioni. Così ogni volta che torna in scena, puntualmente ci attira. Quell’ossessione per l’anima fluttuante… per usare ancora le parole della Chauviré, che bellezza! Ieri la prima, con Roberto Bolle e Svetlana Zakharova: quante volte li abbiamo visti danzare “Giselle”, ci pare di sapere già tutto di loro e della loro partnership in questo hit del romanticismo sulle punte, eppure ogni volta si può aggiungere qualcosa, un cenno del capo, uno sguardo più rivelatorio, una commozione più toccante.

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

È andata così ieri: primo atto, quando ancora sembra che tutto sia possibile, l’amore, la danza, i fiori che non tradiscono; Bolle scherzoso e carezzevole, Zakharova, incantata del ballo e della vita con romantica riservatezza. Palpabile la sottigliezza della storica variazione di Giselle del primo atto, quella presentata per la prima volta al Savoy Theatre di Londra nel 1932 da Olga Spessitseva, 91 anni dopo dal debutto del titolo a Parigi; quella di Albrecht/Bolle racconta tutta la gioia di farsi amare soltanto per se stesso e non perché si è un nobile. E poi la pazzia, tragica e segnata da accenti e accelerazioni improvvise, accompagnate con fulgore dalla musica di Adam, diretta da Patrick Fournillier.

Bolle ©foto Brescia Ammirano Teatro alla Scala

Bolle ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Le Willi foto©Brescia Amisano Teatro alla Scala

Le Willi foto©Brescia Amisano Teatro alla Scala

Ma torniamo a Chauviré e alla non carnalità. Nel secondo atto, Giselle è nel regno delle Villi, “i vampiri della danza” come le chiamava Gautier. Vampiri leggerissimi, spiriti infernali fascinosi nei loro tutù immacolati, appaiono a mezzanotte, spariscono all’alba, mai finire nelle loro ronde diaboliche. Ma Giselle è una neofita, ricorda ancora la vita, ama ancora Albrecht, che salva. È già però un essere incarnale, dell’aldilà. E allora i piedi, le punte che sfiorano il pavimento, la danza che è un soffio.

E poi c’è Roberto Bolle, in forma magistrale nei suoi 40 anni appena compiuti: l’Albrecht reale che rischia la morte, e che con Giselle danza in un volo, sospinto da un amore che è già rimpianto, come se anche lui diventasse incarnale nella variazione e nell’adagio per vivere ancora una notte con chi non vedrà più.

Roberto Bolle e Svetlana Zakharova ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Roberto Bolle e Svetlana Zakharova ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

Moltissimi applausi per i due divi, in scena ancora domani, il 7 e il 9. Qualche minuto di video sul sito della Scala, cliccando qui Giselle. Tra gli altri interpreti, ancora un’ottima prova per Nicoletta Manni, implacabile e seduttiva nel ruolo di Myrtha, bella trasformazione per Vittoria Valerio dal pas de deus dei contadini, con lo svettante Antonino Sutera, a una delle due Willi principali. Vendicativo e disperato al giusto, Mick Zeni nel ruolo di Hilarion. Altri cast: Natalia Osipova e Sergei Polunin il 10 e 11; 12 e 16 aprile Maria Eichwald e Claudio Coviello; stasera Vittoria Valerio e Antonino Sutera (8 aprile con Lusymay Di Stefano); serata Under30 il 17 con Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko.

Vittoria Valerio e Antonino Sutera ©foto Brescia Ammirano Teatro alla Scala

Vittoria Valerio e Antonino Sutera ©foto Brescia Amisano Teatro alla Scala

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Il Marinskij a Ravenna Festival


Il Marinskij in scena, foto Razina, Baranovsky
Fino al 7 ottobre è tempo di grande danza al Ravenna Festival. In diretta da San Pietroburgo, il Balletto del Teatro Marinskij è in scena al Teatro Alighieri con un programma lussuoso. Tre i programmi: “Lago dei cigni”, “Giselle”, “Trittico Novecento”. Ancora tutti godibili: stasera e domani trionfo romantico con “Giselle”, martedì intramontabile “Lago dei cigni” con Viktoria Tereshkina, “Trittico” l’8 composto da “Chopiniana” di Fokine, “Apollo” e “Rubies” (da “Jewels”) di Balanchine. Nelle immagini in sequenza Olga Esina in Odette, il corpo di ballo nel “Lago”, Yevgeny Ivanchenko e Anastasia Kolegova, sempre nel “Lago” e nel frame di copertina, Xander Parish in “Apollo”, Nadezhda Batoeva e Philipp Stepin in “Rubies”.

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