Fantasie in corto di Philippe Decouflé

Debutta stasera all’Espace Malraux Scene Nationale di Chambery et de la Savoie (con repliche domani e dopo) Nouvelles Pièces Courtes, il nuovo spettacolo di Philippe Decouflé, visionario coreografo francese conosciuto anche da un pubblico non tradizionale per la danza per aver firmato anni fa la cerimonia dei Giochi Olimpici di Albertville. Autore anche di commedie musicali e di grandiosi spettacoli come “Paramour” firmato nel 2016 per Broadway, per “Nouvelles Pièces Courtes” cambia il tiro all’insegna di semplicità e purezza. Soli, duetti e piccoli pezzi di gruppo che esplorano l’architettura del corpo, senza tralasciare l’aspetto ludico a cui ci ha abituato la compagnia di Decouflé. Allievo tra i più famosi di Alwin Nikolais, il padre del teatro astratto multimediale, Decouflé sarà in ottobre uno degli ospiti chiave del Festival Torinodanza con “Nouvelles Pièces Courtes” che vedremo a Chambers giovedì. 

Nel frattempo per chi avesse voglia di ripassarsi i perché del timbro e della qualità del lavoro di Decouflé, ecco qui un corto che realizzammo a Parigi cinque anni fa per il debutto, sempre a Torinodanza, dello spettacolo “Panorama” e della indimenticabile mostra a La Villette “Opticon” con intervista al coreografo. 

 

 

 

 

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Teatro alla Scala, futuro e presente del Ballo

Scala in primo piano, in questi giorni per il balletto. Ieri è stata presentata la nuova stagione 2017/2018, diretta da Frédéric Olivieri, scelto dal sovrintendente Alexander Pereira come nuovo direttore del Ballo per tre anni. Una stagione che riporta in primo piano alcuni capolavori del Novecento a firma Jíri Kylián, Maurice Béjart, John Neumeier, Kenneth MacMillan, grandi classici come “Il Corsaro”, novità come la creazione di Aszure Barton, una serata Nureyev. 

In ordine, immagini e date. Titolo inaugurale della stagione (dal 15 dicembre al 13 gennaio) La Dame aux camélias, uno dei capolavori del dance-drama di John Neumeier che segnò nel 2007 il primo addio alle scene di Alessandra Ferri proprio alla Scala. Una serata memorabile. Questa volta a danzarlo sarà con Roberto Bolle Svetlana Zakharova. Un gioiello interpretativo su musiche di Chopin. 

John Neumeier

Dal 25 gennaio al 22 marzo tocca a Goldberg-Variationen di Heinz Spoerli, nuova produzione da camera della Scala che riprende un classico del coreografo svizzero. goldberg-variationen-photo-%e2%88%8fpeter-schnetz-2

Serata all’insegna di novità e grandi ritorni dal 10 marzo al 7 aprile con un trittico tutto da vedere: Mahler 10, creazione in prima assoluta firmata dalla canadese Aszure Barton, scoperta da Mikhail Baryshnikov; Petite Mort di Jíri Kylián, Bolero di Maurice Béjart. A danzare sul famoso tavolo del “Bolero” sarà Roberto Bolle, per la prima volta nell’iconico quanto espressivo ruolo, in alternanza con danzatori del Béjart Ballet Lausanne.

Maurice Béjart

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Una gioia per i ballerini scaligeri sarà Le Corsaire (dal 20 aprile al 17 maggio) nella versione di Anna-Marie Holmes, trionfo del virtuosismo tardo-romantico, storia di schiave e pirati rubata a Byron, un titolo dove mettere in luce attraverso i numerosissimi ruoli, variazioni, ensemble i talenti di casa. Scene nuove di Luisa Spinatelli. 

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Omaggio a Rudolf Nureyev per l’ottantesimo anniversario della nascita e per il venticinquesimo anniversario della scomparsa con Serata Nureyev (24, 25, 26 maggio), un gala che si annuncia ricco di sorprese, tra gli ospiti già annunciati Marianela Nuñez e Vadim Muntagirov. 

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Nureyev torna in auge anche per la ripresa del suo Don Chisciotte dal 10 al 19 luglio, un classico del virtuosismo e dell’humour. 

Chiusura dal 17 ottobre al 2 novembre con L’histoire de Manon di Kenneth MacMillan, storia inossidabile di amore, tradimento e morte che vedrà di nuovo in scena Roberto Bolle e Svetlana Zakharova. 

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Da segnarsi in agenda anche il ritorno in Scala del Bolshoi con Bayadère La Bisbetica domata di Jean-Christophe Maillot.

Intanto fino all’1 giugno è in scena Progetto Händel di Mauro Bigonzetti, presentato dal suo autore come un puro divertimento tra coreografo, musica e interpreti. Un gioco sui codici della danza che spinge i 22 danzatori dell’ensemble coinvolti (ottima resa da Timofej Andrijashenko a Agnese Di Clemente, Gioacchino Starace, Christian Fagetti, Alessandra Vassallo, Nicola Del Freo, Vittoria Valerio, Federico Fresi) e le étoiles Roberto Bolle e Svetlana Zakharova a portare all’estremizzazione l’elasticità del corpo: è una danza segnata da voraci spaccate, a terra e in rovesciata, ampie oscillazioni di bacino, gambe tenute a 180° e più, intrecci di corpi in cui di continuo marcano il tempo veloci piegamenti e distensioni di braccia, gambe, polsi e caviglie. Un divertimento che non vuole raccontare nulla, altro che la messa in luce della mobilità dei corpi degli interpreti elettrizzati dal segno tutto pulsazione di Bigonzetti. Un pezzo che snocciola soli, passi a due, ensemble, terzetti, quartetti, accompagnati nella prima parte da sarabande, allemande, gighe, correnti e preludi eseguite al pianoforte da James Vaughan, nella seconda da movimenti tratti da svariate sonate che vedono al clavicembalo ancora Vaughan, al violino Francesco De Angelis, all’oboe Fabien Thouand, al flauto Andrea Manco, al violoncello Sandro Laffranchini. 

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Costumi che rivisitano per le donne il tutù con gorgiere stilizzate, intrecci di fili e corsetti, puntando per i maschi alla messa in luce della fisicità con pantaloni attillati o inguainati in aderentissime magliette nude look. 

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Foto courtesy of Teatro alla Scala. Dall’alto John Neumeier (foto Kiran West), Goldberg-Variationen (foto Peter Schnetz), Maurice Béjart (foto Lelli e Masotti), Jíri Kylián (foto Serge Ligtenberg), Aszure Barton (foto Graeme Mitchell) un bozzetto di Luisa Spinatelli per “Il Corsaro”, Rudolf Nureyev (foto Lelli e Masotti), L’Histoire de Manon (foto Brescia Amisano), “Progetto Händel” (foto Brescia Amisano)

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Anni Settanta con le foto di Agnese De Donato

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Che stagione, gli anni Settanta. Agnese De Donato, femminista e scrittrice, una delle prime giornaliste donna fotoreporter professioniste, se ne è andata il 5 marzo scorso. Oggi la ricordiamo con particolare affetto in occasione dell’inaugurazione a Roma, della mostra Anni Settanta: io c’ero – una stagione irripetibile negli scatti di Agnese De Donato, alle ore 18.30 alla Galleria De Crescenzo & Viesti dove resterà allestita fino al 30 giugno. 

Curata da Greta Boldorini, la mostra è stata seguita fino all’ultimo con indefessa dedizione da Agnese che ha scelto con Boldorini scatti su quegli anni unici spaziando tra lo spettacolo e l’arte, le battaglie delle donne, i protagonisti della cultura e della scena nazionale e internazionale. Sono stampe d’epoca e stampe d’autore realizzate nel piccolo laboratorio di sviluppo annesso allo studio De Donato. Un viaggio nel tempo e nella memoria che vive nell’impronta di personalità di scrittori come Moravia, Carlo Levi, di pittori come Achille Perilli, Michelangelo Pistoletto, di attori come Ugo Tognazzi e Monica Vitti, di registi come Nanni Moretti, di danzatori come Nureyev, Maya Plisetskaya, Carla Fracci, di spettacoli come  “Le cento giornate di Sodoma” di Giuliano Vasilicò, di una stagione teatrale segnata da nomi come Leo De Berardinis e Memè Perlini

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Cinque le sezioni del catalogo per un totale di 156 fotografie: Donne, Istantanee, Arte viva, Il teatro delle cantine, Le pezze dei ballerini.

Tra le tante attività di Agnese due ricordi: la fondazione nel 1957 in via Ripetta a Roma della libreria Al Ferro di Cavallo, e la fondazione nel 1973 della prima rivista femminista italiana, effe

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Sopra tre immagini dalla mostra: manifesto femminista, Fracci con diadema, Agnese De Donato. 

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Fondazione Rava in ballo

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Stasera, alle 21, al Teatro alla Scala, si danza per Haiti. Giovani allievi provenienti dalla Accademia Vaganova di San Pietroburgo, dalla Jacqueline Kennedy Onassis School dell’American Ballet Theatre e dalla Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala saranno protagonisti di un gala benefico a favore della Fondazione Rava NHP Italia Onlus. Il ricavato della serata sarà devoluto interamente all’Ospedale pediatrico Saint Damien di Haiti, progettato e realizzato dalla Fondazione Rava NHP Italia Onlus e dedicato all’assistenza di 80.000 bambini l’anno. Il Saint Damien è l’unico ospedale pediatrico in Haiti. 

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Ad aprire le danza sarà la Scuola scaligera con un estratto dalla Cenerentola firmata dal direttore Frédéric Olivieri nel 2015 su commissione della Fondazione Bracco, interpreti principali nel ruolo di Cenerentola e il Principe Caterina Bianchi e Alessandro Cavallo, seguirà la Jacqueline Kennedy Onassis School dell’American Ballet Theatre, diretta da Cynthia Harvey, con un passo a due tratto da La Source di George Balanchine, danzato da Grace Ann Pierce e Jacob Clerico, mentre Eleonora Sevenard e Egor Gerashenko della Accademia Vaganova, diretta da Nikolai Tsiskaridze, interpreteranno il passo a due del cigno nero dal Lago dei cigni, versione Grigorovich. Chiudono il cerchio gli allievi scaligeri con Un ballo di Jiří Kylián. Finale collettivo all’insegna della collaborazione con il défilé sulla Gran Marcia dal Tannhäuser di Wagner con tutti i partecipanti alla serata. Accompagna il gala l’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala, diretta da David Coleman. 

Nelle immagini gli alliievi delle tre Scuole in sala prove alla Scala. foto Andrea Angeli ©Accademia Teatro alla Scala

 

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In prima persona, il film su Bolle

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Clip dal film. La preparazione dietro le quinte all’Arena di Verona. 

Il 20 novembre il Torino Film Festival ha presentato in anteprima mondiale il film Roberto Bolle. L’arte della Danza, prodotto da Classica e Artedanza srl e distribuito al cinema da Nexo Digital in più di 200 sale. A distanza di un mese affido al mio blog qualche nota di regia e molti ringraziamenti. Avere scritto e diretto questo docufilm sulla tournée 2015 di Roberto Bolle and Friends mi ha confrontato, dopo dodici anni passati in tv come autrice e poi regista della serie di documentari “Danza in Scena”, con una produzione cinematografica. È il mio primo docufilm per il cinema: un’esperienza stimolante che sono certa mi servirà per il mio lavoro futuro di autore e regista.

Un frame dal film: i Friends a Pompei. 

La danza, attraverso il movimento, è comunicazione, mette in condivisione con il pubblico sentimenti, pensieri, visioni. Attraverso la danza, l’artista, che ne è l’interprete, si trasforma in ciò che i balletti incarnano, dando visibilità ai colori dell’animo, alle qualità del sentire che ogni titolo racchiude. Ma non solo. L’artista, danzando, consegna al pubblico anche la risonanza che quei diversi colori, sentimenti, visioni, hanno dentro di lui, rivelandosi agli altri come essere umano. La danza diventa così per il pubblico l’arte che permette di condividere, come collettività, grandi sentimenti ed emozioni, ma anche l’arte che rende partecipi di un racconto più individuale, legato al singolo uomo e danzatore. Ed è un racconto non verbale, esaltato da ciò che la danza è: arte visuale del movimento e della metamorfosi.

Attraverso i dietro le quinte, le lezioni, i singoli pezzi del gala mi sono avvicinata a Roberto, ma anche, e spero che il film lo abbia rivelato, ho voluto mettere in luce il potere comunicativo, universale della danza stessa.

viaggio tra i titoli scelti e danzati da Roberto nel film. Frame_006.Frame dal film. Roberto Bolle a Caracalla. 

Excelsior (di Luigi Manzotti, 1881, nel rifacimento di Ugo Dell’Ara del 1967, con Roberto e Nicoletta Manni) è la grandezza, il virtuosismo, il pezzo che rappresenta nella Milano di fine Ottocento la vittoria del progresso contro il regresso, della civiltà contro l’ignoranza e la paura, della luce contro l’oscurantismo. E’ un balletto che esalta il Roberto pubblico, bello, statuario, magnifico, con il sorriso sul volto, il divo che dà all’arte e alla civiltà il compito di guardare avanti con fiducia nonostante le difficoltà. È anche la danza che incita all’unione tra i popoli, alla liberazione da ogni forma di schiavitù. Di questo parla il passo a due in scena nel tour, che in “Excelsior” avviene nel quadro celebrativo della costruzione del canale di Suez: un passo a due di grande virtuosismo tra un bellissimo schiavo e il personaggio simbolico della Civiltà.

Excelsior. Foto Luciano Romano. 

Opus 100 (di John Neumeier, 1996. Interpreti Roberto Bolle e Alexandre Riabko) è il sentimento, l’ascolto dell’altro, l’amore, l’amicizia, la profondità. È un passo a due maschile. Neumeier lo coreografò anni fa come regalo di compleanno per i 70 anni dell’amico e collega Maurice Béjart. È il Roberto più nascosto, quello che tutti però vorrebbero avere l’opportunità di conoscere. E’ la bellezza dell’amicizia e un pezzo su musica di Simon & Granfunkel che sono felice essere riuscita ad avere nel film.

Clip dal film. Opus 100 a Verona e Pompei. 

Romeo e Giulietta (di Kenneth MacMillan, 1965. Primo interprete di Romeo, Rudolf Nureyev. Roberto danza con Melissa Hamilton) è la forza dei sentimenti, la bellezza del primo amore. Il Roberto che sostiene con affetto le persone con cui balla. L’amore in sé. È il balletto perfetto per l’Arena di Verona e crea un’unione tra Roberto e Nureyev, artista di riferimento di Roberto da quando è un bambino.

    Romeo e Giulietta. Foto Francesco Squeglia

Carmen (di Roland Petit, 1949, con Nicoletta Manni) è la sensualità, l’erotismo, la competizione, la seduzione. Roland Petit ha spronato negli anni Roberto verso la messa in scena dell’erotismo. E Roberto ora, attraverso Carmen, seduce la sua partner e il suo pubblico. Perché la sensualità è parte della vita e la danza è magistrale a farne sentire il brivido.

Carmen. Foto Luciano Romano. 

Apollo (di George Balanchine, 1928, con Melissa Hamilton). E’ la bellezza neoclassica, è il lato apollineo della danza e della vita. Nel passo a due scelto dal balletto, Apollo balla con la sua musa prediletta, Tersicore, musa della danza. È l’esaltazione della danza in sé, ma anche di come si impara a diventare dio (nel balletto Apollo è appena nato, velocemente apprende cosa comporti diventare un dio). È il balletto del Novecento che insieme alla musica di Stravinskij diventa l’emblema del neoclassico, perché rinnova il vecchio balletto ottocentesco con nitidezza spettacolare, eliminando gli orpelli estetici della vecchia scuola. E Roberto è il dio della danza dei nostri tempi.

Apollon Musagète. Foto Luciano Romano. 

Canon in D. (di Jiři Bubenicek, 2007. Interpreti nel film Roberto, Jiři, Alexandre Riabko). Sono tre angeli che danzano insieme, è il soffio dello spirito, ma è anche il confronto tra individualità diverse che diventano tutt’uno grazie alla danza. E’ la ricerca dell’unità nella differenza.

Frame dal film. Roberto dietro le quinte in Canon. 

Prototype (di Massimiliano Volpini, 2013). Un assolo multimediale nato per raccontare chi è Roberto Bolle. Un percorso che parte dalla progettazione del ballerino perfetto, una sorta di cyborg, che, attraverso i vari ruoli interpretati dal ballerino italiano nella sua carriera, diventa un essere umano. È il percorso di chi, per essere un grande ballerino classico, deve abbandonare agli inizi la spontaneità del movimento per aderire, non senza difficoltà, al vocabolario pieno di regole e di passi codificati del balletto. La costrizione del codice porterà però alla nascita di una nuova naturalezza nel movimento, facendo sì che il ballerino, a forza di sfide anche con se stesso, dia volto ai personaggi che interpreta con umanità rivelandosi al proprio pubblico. Nel film è utilizzato per aprire il discorso sul corpo e la tecnica.

Frame dal film. Roberto Bolle in Prototype. 

Passage (di Marco Pelle. Utilizzato nei frame finali del film) è una metafora della vita e della ricerca di se stesso. E’ il Bolle drammatico, che vuole trovare la propria strada. Un pezzo che ha avuto molto e meritata fortuna.

Frame dal film. Roberto Bolle in aeroporto durante un viaggio della tourneé. 

Molti mi chiedono se il film tornerà nelle sale, se andrà in tv, se uscirà il DVD. Tutte le possibilità sono aperte. Appena ce ne sarà certezza a Classica, lo metterò sul mio blog. Nel frattempo ringrazio tutti quelli che hanno creduto e lavorato nel film, Roberto Bolle, Piero Maranghi, direttore di Classica HD, Classica HD, Artedanza srl, Nexo Digital, il Torino Film Festival, i miei collaboratori, Krishna Agazzi (direttore della fotografia), Aline Hervé (montatrice), Claudia Rossi (aiuto regista), la produttrice esecutiva Raffaella Milazzo, tutta la troupe che era con me nel 2015, Proxima di Milano, con Alberto Fusco e Davide Lo Vetro per la postproduzione video, Paolo Piccardo per la postproduzione audio, Francesco Pini, musicista italiano che vive a New York e che per il film ha scritto in una notte la canzone “It’s your time”, inedito nato per la scena in albergo (vedi clip).

Clip. Roberto in albergo su “It’s your time” written and performed by Francesco Pini. 

Per la partecipazione un grazie speciale ai Friends, Nicoletta Manni, del Teatro alla Scala, Melissa Hamilton, Eric Underwood, Matthew Golding del Royal Ballet di Londra, i gemelli Jiři e Otto Bubeníček, rispettivamente del Semperoper Ballet di Dresda e dell’Hamburg Ballett, Anna Tsygankova del Dutch National Ballet di Amsterdam, Maria Kochetkova e Joan Boada del San Francisco Ballet, Alexandre Riabko dell’Hamburg Ballett, Massimiliano Volpini, coreografo, Valerio Tiberi, disegnatore luci, Andrea Piermattei, ballerino scaligero e maître del tour, Emanuela Bolle e Pamela Maffioli.

Grazie infine alle tante persone che hanno dedicato spazio al film in testate web e cartacee, programmi televisivi e radiofonici, in particolare Maria Luisa Buzzi, Silvia Poletti, Sergio Trombetta, Claudia Allasia, Valentina Bonelli, Aurora Marsotto. E tutti gli amici, colleghi, familiari, conoscenti, appassionati di danza e neofiti spettatori che hanno sostenuto e amato con me il progetto.

I Friends. Foto Luciano Romano. 

10 link dalla rassegna stampa. 

La Stampa. Sergio Trombetta. Passi a due nella Grande bellezza.

Repubblica Torino. Claudia Allasia. Bolle superstar sullo schermo del Torino Film Festival.

Repubblica. Arianna Finos. Vita d’étoile nelle sale. “Per una danza libera dal recinto dell’élite”

MYmovies. Marzia Gandolfi. Roberto Bolle – L’arte della danza (2016)

Movieplayer. Valentina Ariete. La recensione di Roberto Bolle -L’arte della danza

Il manifesto. Fabio Vittorini. Roberto Bolle, un corpo al centro dello sguardo.

Fred Italian Channel. Angela Prudenzi intervista Francesca Pedroni

La Provincia. Carla Tocchetti. Francesca Pedroni. La regista delle Ètoile.

Words in Freedom. Silvia Poletti. Roberto Bolle, il film. La regista Francesca Pedroni ci racconta i misteri di un divo.

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