Link sull’estate a Palazzo Pitti


“Four Temperaments” di Balanchine a Palazzo Pitti in luglio

La bufera non si placa sui destini del Maggio Fiorentino. Ieri abbiamo affrontato nuovamente la questione su  il manifesto a seguito della riunione di giovedì al Ministero dei Beni Culturali da cui sono emerse le ipotesi tragiche della liquidazione o della chiusura del Maggio. Rimandiamo al lungo articolo pubblicato sul quotidiano, aggiungendo che ieri Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto dopo l’assemblea dei lavoratori organizzata dai tre sindacati al Maggio un incontro al ministro Bray accompagnato da una manifestazione a Roma per discutere sull’ipotesi di liquidazione del Maggio.
Paolo Aglietti della Cgil ha dichiarato: “Dall’assemblea è emersa una netta contrarietà dei lavoratori all’ipotesi di liquidazione, di fatto, si tratta di una strada sbagliata da seguire, se l’obiettivo è quello di rilanciare il Maggio e non di chiuderlo: così, invece, gli enti pubblici che sono soci della fondazione dimostrano solo di non essere in grado di assolvere agli impegni presi nei confronti dell’ente. La liquidazione confermerebbe solo il loro fallimento operativo”. Critico Aglietti anche verso il tweet lanciato dal sindaco Matteo Renzi che ha definito il Maggio uno stipendificio”.

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Mancini al Maggio

Mentre ancora non è chiaro cosa ha scatenato nel pomeriggio di venerdì scorso le dimissioni di Francesco Ventriglia da MaggioDanza, sul sito del Maggio Fiorentino sono state annunciate da poche ore due nuove nomine. Gianni Tangucci, che era già stato direttore artistico del Maggio dal 2002 al 2006, è ora consulente artistico del Commissario Straordinario Francesco Bianchi. Sul fronte ballo ripescato Giorgio Mancini, che diresse la compagnia dal 2003 al 2007. Attenzione però: la nuova nomina per MaggioDanza si lega alla seguente motivazione: “al solo fine di garantire il regolare svolgimento della programmazione estiva prevista fino al 25 luglio prossimo, il Commissario Francesco Bianchi ha affidato la responsabilità artistica della compagnia di ballo al coreografo Giorgio Mancini, già direttore di MaggioDanza dal 2003 al 2007”. Dal 9 al 13 luglio si danza quindi a Palazzo Pitti: titolo della serata “Anima Dance Triptych” dove accanto ai capolavori dell’ultimo atto della direzione Ventriglia, “Four Temperaments” di Balanchine e “Steptext” di Forsythe (ma a Pitti senza Guillem), approda “Anima” di Giorgio Mancini. Salvataggio d’estate dell’ultima ora? E dopo?

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Ventriglia dimissioni MaggioDanza


Federica Maine e Michele Satriano, due promesse di MaggioDanza in “Volti” di Alessandro Cascioli (foto Marco Borrelli)

A un giorno dalla fine delle repliche del programma strepitoso presentato da MaggioDanza al Comunale di Firenze di cui parliamo su (danzon) nell’articolo precedente, Francesco Ventriglia si è dimesso dalla direzione. La notizia è di stasera alle 20. Usciamo domani su il manifesto con un’ampia recensione dello spettacolo “Grandi coreografi al Maggio”. Non ci aspettavamo questa fine fulminante di una direzione che alla compagnia ha dato artisticamente coreografi come Forsythe, Foniadakis, Linke, Preljocaj. Siamo tornati da Firenze oggi pomeriggio dopo una due giorni di riprese dello spettacolo di MaggioDanza con ospite Sylvie Guilem (ne uscirà un documentario di Classica tv). Uno spettacolo di indiscutibile valore.
Situazione certo molto tesa nella compagnia a causa del commissariamento del Maggio Fiorentino: 35 milioni di euro di deficit con in prospettiva il possibile taglio dell’intero corpo di ballo. Un vero peccato per una compagnia nella quale grazie a Ventriglia è emerso negli ultimi tre anni un gruppo di ottimi giovani artisti. Su Danza&Danza avevamo lanciato, noi critici del giornale insieme al neo direttore Maria Luisa Buzzi, una petizione per salvare MaggioDanza e in questi ultime settimane i social network e molti media si sono mossi a sostegno della compagnia. Cosa succederà ora? Per ora un’unica certezza: MaggioDanza ha perso un direttore che aveva ridato smalto e visibilità alla compagnia. Sylvie Guillem non avrebbe mai danzato con ballerini senza talento e intelligenza: ha scelto Alessandro Riga, Massimo Margaria, Michele Satriano. Se MaggioDanza chiuderà, non ci scordiamo di questi tre, né dei migliori della compagnia: meritano appoggio.

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Guillem a Maggiodanza


Sylvie Guillem in un’immagine di repertorio

Il mondo della danza italiana è in mobilitazione da settimane per il drammatico annuncio legato alla fine di MaggioDanza. Causa la tragica situazione economica del Maggio Fiorentino vessato da debiti di bilancio e sotto commissariamento, è a rischio chiusura la compagnia di balletto, istituzione storica italiana che ha avuto negli ultimi tempi un grande rilancio, complice la direzione di Francesco Ventriglia.

Les Noces” di Andonis Foniadakis

Strepitoso il programma in scena fino a domani, composto da “I quattro temperamenti”, gioiello di Balanchine su musica di Hindemith, “Sechs Tänze”, il Settecento e lo spirito brioso di Mozart in sei danze di Jiří Kylián; “Les Noces” del greco Andonis Foniadakis, e “Steptext” di William Forsythe, energia allo stato puro di un maestro assoluto della danza del Novecento con la partecipazione straordinaria di una diva assoluta della scena: Sylvie Guillem.

“Sech Tänze” di Jiří Kylián

Saltato lunedì sera per sciopero il debutto, lo spettacolo è andato in scena per la prima volta l’11 sera con replica ieri. 15 minuti di applausi e standing ovation per Sylvie, ma anche per i tre strepitosi danzatori di MaggioDanza che lei ha voluto con sé: l’étoile Alessandro Riga, graffiante e a proprio agio nella grinta Forsythe, Michele Satriano, una rivelazione della compagnia fiorentina e, non da meno, Massimo Margaria. E se “Steptext” è stata la perla di diamante della serata, complice la presenza di una diva che con il fatto di esserci ha dato sostegno non indifferente alla causa del Maggiodanza, eccellente la compagnia anche negli altri titoli: spumeggiante nel Mozart senza tempo di Kylián, sofisticata nel gioiello sulle qualità del movimento di Balanchine, rapinosa nelle “Noces” del greco Foniadakis.
Una compagnia, Maggiodanza, che non deve essere chiusa.

“Four Temperaments” di George Balanchine

foto concesse dal Maggio Fiorentino
www.maggiofiorentino.it

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Una Bella in salsa noir


Sleeping Beauty di Matthew Bourne in 5 frame

C’è da divertirsi con “La Bella Addormentata” di Matthew Bourne: gotica, irriverente, fortemente cinematografica. L’abbiamo vista giovedì al debutto in esclusiva italiana di Ravenna Festival e ampiamente recensita su il manifesto di ieri. Ci torniamo su (danzon) per dare un occhio alle foto dello spettacolo (vedi montaggio) e entrare visivamente nell’atmosfera stravagante di questa “Sleeping Beauty” firmata dal coreografo già autore anni fa del cult “Swan Lake” con i cigni maschi.
Molto sfiziosi in questa “Bella” i primi due atti a partire con Aurora piccina che tutto fa fuorché dormire: è un bambolotto mosso da bacchette che sta ritto in culla a osservare quel che accade (foto 1), che gattona, strepita e si arrampica sulle tende spesse della casa. La Fata dei Lillà è un uomo, con gonna a balze del colore del tutù del personaggio originale: è il Conte dei Lillà, che si scoprirà essere un vampiro a guida delle fate e dei loro cavalieri (foto 2 e 3).
Aurora ragazza, maledetta in culla dall’orribile Carabosse en travesti, è la deliziosa Hannah Vassallo. Nel secondo atto ballerà l’Adagio della Rosa con il suo innamorato, il giardiniere Leo che, morso generosamente dal Conte dei Lillà, diventa un vampiro. Un escamotage studiato dal Conte perché Leo possa così aspettare la sua bella, vivo, per cent’anni. La vedrà in sogno nella visione del terzo atto, bendata nella Foresta dei Sonnambuli (foto 4).
Ma ahinoi, altro che facile lieto fine! Carabosse è morta e a vendicarla c’è il figlio Caradoc, il grintoso e grottesco Tom Jackson Greaves. Cercherà di svegliare la Bella con un bacio (foto 5) ma Aurora continuerà a dormire perché aspetta il tocco del vero amore. Leo/vampiro la bacerà, ma verrà fatto sparire subito dopo dal perfido Caradoc e dai suoi scagnozzi. Caradoc può sposare e uccidere la Bella rinvenuta, almeno questo è il piano. Ma il matrimonio iper-kitsch del quarto atto (coreograficamente il più debole) finisce male per i cattivi con il Conte dei Lillà che trafigge nel cuore Caradoc in una messa nera in discoteca.
Il finale rispetta il “vissero tutti felici e contenti” con Leo e la Bella genitori di una bimba: inquietante famiglia di vampiri paladini di bontà e bellezza. Scene e costumi dello storico collaboratore di Bourne Lez Brotherson.

www.ravennafestival.org

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