In prima persona, il film su Bolle

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Clip dal film. La preparazione dietro le quinte all’Arena di Verona. 

Il 20 novembre il Torino Film Festival ha presentato in anteprima mondiale il film Roberto Bolle. L’arte della Danza, prodotto da Classica e Artedanza srl e distribuito al cinema da Nexo Digital in più di 200 sale. A distanza di un mese affido al mio blog qualche nota di regia e molti ringraziamenti. Avere scritto e diretto questo docufilm sulla tournée 2015 di Roberto Bolle and Friends mi ha confrontato, dopo dodici anni passati in tv come autrice e poi regista della serie di documentari “Danza in Scena”, con una produzione cinematografica. È il mio primo docufilm per il cinema: un’esperienza stimolante che sono certa mi servirà per il mio lavoro futuro di autore e regista.

Un frame dal film: i Friends a Pompei. 

La danza, attraverso il movimento, è comunicazione, mette in condivisione con il pubblico sentimenti, pensieri, visioni. Attraverso la danza, l’artista, che ne è l’interprete, si trasforma in ciò che i balletti incarnano, dando visibilità ai colori dell’animo, alle qualità del sentire che ogni titolo racchiude. Ma non solo. L’artista, danzando, consegna al pubblico anche la risonanza che quei diversi colori, sentimenti, visioni, hanno dentro di lui, rivelandosi agli altri come essere umano. La danza diventa così per il pubblico l’arte che permette di condividere, come collettività, grandi sentimenti ed emozioni, ma anche l’arte che rende partecipi di un racconto più individuale, legato al singolo uomo e danzatore. Ed è un racconto non verbale, esaltato da ciò che la danza è: arte visuale del movimento e della metamorfosi.

Attraverso i dietro le quinte, le lezioni, i singoli pezzi del gala mi sono avvicinata a Roberto, ma anche, e spero che il film lo abbia rivelato, ho voluto mettere in luce il potere comunicativo, universale della danza stessa.

viaggio tra i titoli scelti e danzati da Roberto nel film. Frame_006.Frame dal film. Roberto Bolle a Caracalla. 

Excelsior (di Luigi Manzotti, 1881, nel rifacimento di Ugo Dell’Ara del 1967, con Roberto e Nicoletta Manni) è la grandezza, il virtuosismo, il pezzo che rappresenta nella Milano di fine Ottocento la vittoria del progresso contro il regresso, della civiltà contro l’ignoranza e la paura, della luce contro l’oscurantismo. E’ un balletto che esalta il Roberto pubblico, bello, statuario, magnifico, con il sorriso sul volto, il divo che dà all’arte e alla civiltà il compito di guardare avanti con fiducia nonostante le difficoltà. È anche la danza che incita all’unione tra i popoli, alla liberazione da ogni forma di schiavitù. Di questo parla il passo a due in scena nel tour, che in “Excelsior” avviene nel quadro celebrativo della costruzione del canale di Suez: un passo a due di grande virtuosismo tra un bellissimo schiavo e il personaggio simbolico della Civiltà.

Excelsior. Foto Luciano Romano. 

Opus 100 (di John Neumeier, 1996. Interpreti Roberto Bolle e Alexandre Riabko) è il sentimento, l’ascolto dell’altro, l’amore, l’amicizia, la profondità. È un passo a due maschile. Neumeier lo coreografò anni fa come regalo di compleanno per i 70 anni dell’amico e collega Maurice Béjart. È il Roberto più nascosto, quello che tutti però vorrebbero avere l’opportunità di conoscere. E’ la bellezza dell’amicizia e un pezzo su musica di Simon & Granfunkel che sono felice essere riuscita ad avere nel film.

Clip dal film. Opus 100 a Verona e Pompei. 

Romeo e Giulietta (di Kenneth MacMillan, 1965. Primo interprete di Romeo, Rudolf Nureyev. Roberto danza con Melissa Hamilton) è la forza dei sentimenti, la bellezza del primo amore. Il Roberto che sostiene con affetto le persone con cui balla. L’amore in sé. È il balletto perfetto per l’Arena di Verona e crea un’unione tra Roberto e Nureyev, artista di riferimento di Roberto da quando è un bambino.

    Romeo e Giulietta. Foto Francesco Squeglia

Carmen (di Roland Petit, 1949, con Nicoletta Manni) è la sensualità, l’erotismo, la competizione, la seduzione. Roland Petit ha spronato negli anni Roberto verso la messa in scena dell’erotismo. E Roberto ora, attraverso Carmen, seduce la sua partner e il suo pubblico. Perché la sensualità è parte della vita e la danza è magistrale a farne sentire il brivido.

Carmen. Foto Luciano Romano. 

Apollo (di George Balanchine, 1928, con Melissa Hamilton). E’ la bellezza neoclassica, è il lato apollineo della danza e della vita. Nel passo a due scelto dal balletto, Apollo balla con la sua musa prediletta, Tersicore, musa della danza. È l’esaltazione della danza in sé, ma anche di come si impara a diventare dio (nel balletto Apollo è appena nato, velocemente apprende cosa comporti diventare un dio). È il balletto del Novecento che insieme alla musica di Stravinskij diventa l’emblema del neoclassico, perché rinnova il vecchio balletto ottocentesco con nitidezza spettacolare, eliminando gli orpelli estetici della vecchia scuola. E Roberto è il dio della danza dei nostri tempi.

Apollon Musagète. Foto Luciano Romano. 

Canon in D. (di Jiři Bubenicek, 2007. Interpreti nel film Roberto, Jiři, Alexandre Riabko). Sono tre angeli che danzano insieme, è il soffio dello spirito, ma è anche il confronto tra individualità diverse che diventano tutt’uno grazie alla danza. E’ la ricerca dell’unità nella differenza.

Frame dal film. Roberto dietro le quinte in Canon. 

Prototype (di Massimiliano Volpini, 2013). Un assolo multimediale nato per raccontare chi è Roberto Bolle. Un percorso che parte dalla progettazione del ballerino perfetto, una sorta di cyborg, che, attraverso i vari ruoli interpretati dal ballerino italiano nella sua carriera, diventa un essere umano. È il percorso di chi, per essere un grande ballerino classico, deve abbandonare agli inizi la spontaneità del movimento per aderire, non senza difficoltà, al vocabolario pieno di regole e di passi codificati del balletto. La costrizione del codice porterà però alla nascita di una nuova naturalezza nel movimento, facendo sì che il ballerino, a forza di sfide anche con se stesso, dia volto ai personaggi che interpreta con umanità rivelandosi al proprio pubblico. Nel film è utilizzato per aprire il discorso sul corpo e la tecnica.

Frame dal film. Roberto Bolle in Prototype. 

Passage (di Marco Pelle. Utilizzato nei frame finali del film) è una metafora della vita e della ricerca di se stesso. E’ il Bolle drammatico, che vuole trovare la propria strada. Un pezzo che ha avuto molto e meritata fortuna.

Frame dal film. Roberto Bolle in aeroporto durante un viaggio della tourneé. 

Molti mi chiedono se il film tornerà nelle sale, se andrà in tv, se uscirà il DVD. Tutte le possibilità sono aperte. Appena ce ne sarà certezza a Classica, lo metterò sul mio blog. Nel frattempo ringrazio tutti quelli che hanno creduto e lavorato nel film, Roberto Bolle, Piero Maranghi, direttore di Classica HD, Classica HD, Artedanza srl, Nexo Digital, il Torino Film Festival, i miei collaboratori, Krishna Agazzi (direttore della fotografia), Aline Hervé (montatrice), Claudia Rossi (aiuto regista), la produttrice esecutiva Raffaella Milazzo, tutta la troupe che era con me nel 2015, Proxima di Milano, con Alberto Fusco e Davide Lo Vetro per la postproduzione video, Paolo Piccardo per la postproduzione audio, Francesco Pini, musicista italiano che vive a New York e che per il film ha scritto in una notte la canzone “It’s your time”, inedito nato per la scena in albergo (vedi clip).

Clip. Roberto in albergo su “It’s your time” written and performed by Francesco Pini. 

Per la partecipazione un grazie speciale ai Friends, Nicoletta Manni, del Teatro alla Scala, Melissa Hamilton, Eric Underwood, Matthew Golding del Royal Ballet di Londra, i gemelli Jiři e Otto Bubeníček, rispettivamente del Semperoper Ballet di Dresda e dell’Hamburg Ballett, Anna Tsygankova del Dutch National Ballet di Amsterdam, Maria Kochetkova e Joan Boada del San Francisco Ballet, Alexandre Riabko dell’Hamburg Ballett, Massimiliano Volpini, coreografo, Valerio Tiberi, disegnatore luci, Andrea Piermattei, ballerino scaligero e maître del tour, Emanuela Bolle e Pamela Maffioli.

Grazie infine alle tante persone che hanno dedicato spazio al film in testate web e cartacee, programmi televisivi e radiofonici, in particolare Maria Luisa Buzzi, Silvia Poletti, Sergio Trombetta, Claudia Allasia, Valentina Bonelli, Aurora Marsotto. E tutti gli amici, colleghi, familiari, conoscenti, appassionati di danza e neofiti spettatori che hanno sostenuto e amato con me il progetto.

I Friends. Foto Luciano Romano. 

10 link dalla rassegna stampa. 

La Stampa. Sergio Trombetta. Passi a due nella Grande bellezza.

Repubblica Torino. Claudia Allasia. Bolle superstar sullo schermo del Torino Film Festival.

Repubblica. Arianna Finos. Vita d’étoile nelle sale. “Per una danza libera dal recinto dell’élite”

MYmovies. Marzia Gandolfi. Roberto Bolle – L’arte della danza (2016)

Movieplayer. Valentina Ariete. La recensione di Roberto Bolle -L’arte della danza

Il manifesto. Fabio Vittorini. Roberto Bolle, un corpo al centro dello sguardo.

Fred Italian Channel. Angela Prudenzi intervista Francesca Pedroni

La Provincia. Carla Tocchetti. Francesca Pedroni. La regista delle Ètoile.

Words in Freedom. Silvia Poletti. Roberto Bolle, il film. La regista Francesca Pedroni ci racconta i misteri di un divo.

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Shakespeare for ever

Intramontabile Shakespeare. A 400 anni dalla morte si moltiplicano allestimenti, riprese teatrali, citazioni letterarie. Il nostro valzer tra i titoli del bardo è partito dieci giorni fa con l’arrivo nelle sale italiane del Romeo and Juliet di Kenneth Branagh, versione cinematografica in bianco e nero che strizza l’occhio agli anni Cinquanta, in diretta dal Garreth Theatre di Londra su distribuzione di NexoDigital. Protagonisti Richard Madden e Lily James (foto di Johan Persson), la coppia della “Cenerentola” di Branagh, insieme a sir Derek Jacobi nei panni di uno stravagante Mercuzio senior alla Oscar Wilde. Shakespeare mischiato alla lingua di oggi come solo Branagh può fare, con per prologo allo spettacolo una serie di brevi interviste a un gruppo di adolescenti sulla vita e i suoi perché. Esiste l’amore a prima vista?

ROMEO AND JULIET

Intorno alla questione giocano anche gli scherzi agli amanti di Oberon e Puck in un altro meraviglioso titolo shakespiriano, Sogno di una notte di mezz’estate,visto a Milano con il Teatro dell’Elfo, un cult di Elio De Capitani dagli anni Ottanta, che meriterebbe di diventare un appuntamento fisso, stagione dopo stagione. Svegliarsi e ritrovarsi innamorati di chi si scorge al primo sguardo: l’inganno del fiore strofinato sul viso che crea baruffe… Prova esilarante per piglio acrobatico e abilità a tenere alto il ritmo tra movimento e parola, il dialogo a quattro tra Ermia, Lisandro, Elena e Demetrio nel bosco incantato. Un cast brillante di attori quasi danzatori (foto di Luca Piva). Nell’onirica versione ballettistica di George Balanchine sarà alla Scala nel 2017.

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Ma torniamo a Romeo e Giulietta. Sarà questo titolo, nella versione storica di Kenneth MacMillan a inaugurare la stagione di balletto 2016/2017 del Teatro alla Scala il 20 dicembre, con anteprima Under30 il 17. Il balletto di MacMillan ebbe il suo debutto a Londra nel 1965 con il divo d’allora Rudolf Nureyev, insieme a Dame Margot Fonteyn. Un titolo di amore e morte, di contrasti violenti tra ragione politica e sentimento che sulla musica di Prokofiev vedrà alternarsi al Piermarini artisti di casa e nuovi ospiti. Il debutto del 20 (repliche il 21 e in gennaio il 13 e il 15) sarà con la nostra étoile Roberto Bolle in coppia con Misty Copeland, new entry per la Scala dall’American Ballet Theatre, una prima molto attesa (foto di prova di Brescia Amisano,©Teatro alla Scala).

Misty Copeland e Roberto Bolle in prova - ph Brescia e Amisano - Teatro alla Scala K65A0622Serata doc anche per il 31 dicembre, in cui la Scala festeggia la fine anno con il ritorno in teatro di Alessandra Ferri in coppia con Herman Cornejo (foto ©Rosalie O’ Connor, courtesy of American Ballet Theatre) anche egli dall’ABT. L’ultima volta di Alessandra in teatro fu nel 2007 con “La Dama delle camelie” di John Neumeier: fu il suo addio alle scene. Ferri da allora non ha danzato per sette anni. Ma per fortuna i grandi amori tornano. E la danza per Ferri è parte della vita. Rinata alla danza, Ferri (classe 1963) ha ballato in questi ultimissimi anni per Neumeier (interpretazione magistrale in “Duse”), Wayne McGregor (il suo “Woolf Works” sarà in febbraio al cinema in Italia con NexoDigital), Martha Clarke (Chéri, con Cornejo), Russell Maliphant fino alla ripresa lo scorso giugno all’ABT di New York di un balletto cardine della sua carriera qual è “Romeo e Giulietta”. Lo rivedremo con lei in Scala, primo titolo, speriamo, di tanti altri con Alex a Milano.

American Ballet Theatre

Ad alternarsi in Scala anche tanti altri artisti di casa. Il 17 per l’Anteprima Under30 in scena Vittoria Valerio e Antonino Sutera, il 29 dicembre e il 18 gennaio danzano Nicoletta Manni Timofej Andrijashenko. Anche per Marta Romagna un ritorno nel ruolo di Giulietta il 30 dicembre accanto a Gabriele Corrado, Claudio Coviello con Martina Arduino il 5 gennaio, con Vittoria Valerio il 19 gennaio

E ancora novità. “Romeo e Giulietta” entra anche nella letteratura per bambini. Nell’ultimo titolo della fortunata collana “Scuola di danza” (Piemme Edizioni), arrivata ormai al 28° libro e ideata e scritta dal critico Aurora Marsotto, i giovani allievi della scuola di ballo sono in fibrillazione per la messa in scena in teatro del famoso titolo shakespiriano. A ballarlo in “La gioia di danzare” (questo il titolo del libro) è Roberto Bolle, che dà anche molti consigli ai giovani allievi innamorati di Tersicore. Bolle è ospite d’eccezione della collana di Marsotto che nel corso della sua vita ha avuto per protagonisti Carla Fracci, Nicoletta Manni, Anna Maria Prina e molti altri personaggi del mondo del balletto. Storie deliziose accompagnate da illustrazioni a fumetto di Donata Pizzato, che con mano sensibile e perizia entra nelle linee della danza. Sotto nel disegno Bolle/Romeo  in duello con Tebaldo.

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Tornando in scena, tra le tante versioni contemporanee di “Romeo e Giulietta” da segnalare quella di Roberto Zappalà, Romeo e Giulietta 1.1 in programmazione da gennaio. Interpretata da Maud de la Purification e Antoine Roux-Briffaud sposta la messa a fuoco dalla coppia di innamorati alla loro individualità di esseri che vivono singolarmente un disagio sociale. Per celebrare l’amore per la vita.

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Highlights di stagione

Sono assente dal mio blog da troppo tempo. Colmiamo il vuoto con tre highlights di stagione. ©A.Anceschi-0096

Il primo è A fury tale di Cristiana Morganti, danzatrice storica di Pina Bausch, più di vent’anni nel Wuppertal Tanztheater, qui al suo terzo lavoro indipendente, un formidabile duetto con le fulve interpreti Breanna O’Mara e Anna Fingerhuth. Un racconto esilarante, poetico, umano. Temi la lotta, la complicità, l’autobiografia, la finzione, il tempo che verrà, la seduzione, la salute, la consapevolezza del corpo. Contrasti al femminile danzati con dinamiche armoniose, appuntite, solitarie, drammatiche, fanciullesche dalle quali non manca il registro verbale nella confessione di sé. Collage musicale allergico alla noia, tagli imprevedibili (che piacere) tra scena e scena. E un segno coreografico ricco di grande danza. Morganti colpisce nel segno con la sua inconfondibile ironia e la capacità di un affondo nelle cose attraverso la leggerezza. Prodotto dal Funaro di Pistoia e dalla stessa Morganti.

dove lo abbiamo visto. Alla Cavallerizza di Reggio Emilia per il Festival APERTO. prossime date. 3, 4 giugno 2017, Wuppertal; 16, 17 giugno al  Funaro di Pistoia.

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Il secondo è Cold Blood spettacolo in bilico tra cinema e danza firmato dalla coreografa e danzatrice Michèle Anne De Mey e dal regista Jaco Van Dormael. Una sorta di sequel di quel meraviglioso Kiss and Cry che a Torinodanza ci fece scoprire negli anni scorsi le incredibili possibilità delle nanodanze. Duetti danzati dalle dita delle mani in microscenari da fiaba che occupano live lo spazio contemporaneamente alla ripresa sullo schermo.   Magia di una visione comparata tra quello che avviene in penombra sulla scena, dove scorgiamo la creazione degli scenari, le telecamere in movimento, l’azione dei danzatori, e la trasformazione sullo schermo. Tema la morte e le sue possibili declinazioni. Un viaggio per riscoprire la passione per la vita. foto Julien Lambert©

dove lo abbiamo visto. Festival Torinodanza, Fonderie Limone di Moncalieri. link teaser. prossime date. dall’8 al 17 marzo 2017 al KVS (FR), Bruxelles.

Nicoletta Manni Timofej Andrijashenko ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala 109_K65A8897

Il terzo è un classico. Il lago dei cigni nella versione curata da Alexei Ratmansky per il Corpo di Ballo della Scala, coproduzione internazionale tra il Piermarini e l’Opernahaus di Zurigo. Una versione speciale per rifar nascere l’originale di Petipa/Ivanon del 1895. I punti di forza? L’intreccio portante tra gesto pantomimico e balletto, un gesto non posticcio ma fortemente espressivo. E la danza? Non ci sono le gambe estese a 180° tipiche di oggi, che richiedono tempi più lenti, ma incredibili minuzie, rapidissimi passés al polpaccio, deboulés in mezza punta, trascinanti batterie e pirouettes danzate su un Ciaikovskij eseguito in brillante velocità. Un virtuosismo tutto da scoprire che si abbina alle linee arrondate dei port de bras, alle inclinazioni della testa, ai civettuoli épaulements. E poi Odette e le sue compagne cigno con i tutù che sembrano gonne, i capelli raccolti in lunghe code, un danzare che si fa racconto. Un ritorno al passato che diventa un punto di riferimento per il presente. Nell’immagine il 22enne Timofej Andrijashenko con la lirica (braccia e temperamento regali) prima ballerina Nicoletta Manni (foto Brescia e Amisano@Teatro alla Scala) coppia che si alterna con i commoventi Vittoria Valerio e Claudio Coviello, e i giovani Martina Arduino (da  seguire) e Nicola Del Freo.

dove lo abbiamo visto. Milano, Teatro alla Scala. dove è in questi giorni. Parigi, Palais des Congrés, 5, 10, 13 novembre (Manni/Andrijashenko), 9, 12 (Valerio/Coviello), 12 pomeriggio (Arduino/Del Freo).

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English Gothicmania

1500 sale cinematografiche, di cui oltre 40 in Italia, 35 paesi nel mondo: il Royal Ballet di Londra va al cinema in diretta e il pubblico partecipa twittando impressioni live che dagli smartphone svettano sullo schermo negli intervalli dello show. A condurre il programma distribuito da QMI/Stardust una sfavillante Darcey Bussell, ex principal della Compagnia inglese che, in coppia con il presentatore della BBC Ore Oduba, coinvolge il pubblico in sala con interviste e contributi sul dietro le quinte dello spettacolo.

L’ultimo appuntamento di danza della stagione l’altro ieri con il nuovissimo Frankenstein del coreografo inglese residente al Royal, Liam Scarlett, nuova produzione del teatro con Federico Bonelli nel ruolo di Victor Frankenstein, Steven McRae nella parte della mostruosa creatura, Laura Morera nell’innamorata di Victor, Elizabeth Lavenza.

Frankenstein. Steven McRae as The Creature and Federico Bonelli as Victor Frankenstein.©ROH 2016. Photographed by Andrej Uspenski

Balletto in tre atti, Frankenstein riporta alla ribalta il filone gotico della danza inglese (da non perdere sull’argomento l’articolo di Gianandrea Poesio sul numero in edicola di Danza&Danza) frequentato nel Novecento da artisti come Ninette de Valois, Kenneth MacMillan, David Nixon, Matthew Bourne, la cui Sleeping Beauty alla Twilight è appena tornata in Italia, agli Arcimboldi di Milano, con una splendida Ashley Shaw, nel ruolo di Aurora.SleepingBeauty_AshleyShaw (1)

E se nella Bella Ashley Shaw è salvata dal sonno dal bacio di un vampiro, sorte ben diversa le riserverà un altro titolo dai diabolici risvolti: Scarpette rosse, il nuovo rifacimento di Bourne di cui sarà protagonista il prossimo novembre tratto dal film del 1948 nel quale la ballerina della storia, allora interpretata da Moira Shearer del Royal Ballet, si uccideva per colpa di un paio di scarpe da punta indemoniate.

Ma torniamo a Frankenstein. Liam Scarlett firma un balletto il cui stile coreografico segue il solco del dance-drama inglese, di cui fu maestro MacMillan, enfatizzando però con personalità il contrasto tra l’eleganza di movimento di Victor e la conturbante animalità della Creatura.

FRANKENSTEIN-The Royal Ballet, Choreography; Liam Scarlett, Elizabeth; Laura Morera, Victor;Federico Bonelli, The Creature; Steven McRae,

La storia in sintesi è questa: Victor Frankenstein, straziato dalla morte della madre, sfrutta i gli studi universitari per approfondire le sue conoscenze scientifiche sperando di trovare un modo per riportare in vita l’amata genitrice. Nella sala di anatomia dell’Università inizia i suoi esperimenti: rianima tra scintille e lampi elettrici un cadavere. La “creatura” è impressionante, Victor la rifiuta, il mostro non smetterà di perseguitarlo fino alla morte, uccidendogli il fratello, il padre, la fidanzata, l’amico, infine portandolo al suicidio. Scarlett torna al romanzo giovanile di Mary Shelley: nel balletto la mostruosa creatura portata in vita da Frankenstein è un essere disperato, in cerca di amore, violento per disperazione.

FRANKENSTEIN-The Royal Ballet, Choreography; Liam Scarlett, Elizabeth; Laura Morera, Victor;Federico Bonelli, The Creature; Steven McRae,

Scarlett crea per il mostro assoli drammatici, in cui la psicologia disturbata del personaggio è tutt’uno con il movimento contorto, eccitato, pieni di cambi di direzione inattesi. Steven McRae è magistrale nel tradurre in danza gli impulsi maniacali della creatura che straziano e trasformano in orrore gli slanci affettivi. Come nel passo a due a mosca cieca con il fratellino di Victor, il talentuoso ragazzino Guillem Cabrera Espinach, che, spaventato dall’aspetto del mostro, finirà assassinato. Non da meno di McRae è Federico Bonelli, distrutto dal rimorso per avere creato il mostro, ma totalmente impotente, preda di incubi da cui non può liberarsi. E infine Laura Morera, al Royal Ballet da 21 anni, sensibile e incantevole, nella parte sofferente e ricca di sentimento di Elizabeth. Si vedano i passi a due con Bonelli, pieni di lifts e di abbandoni, il drammatico incontro con la Creatura, sfaccettato per tragicità e tecnica. Per capire il lavoro di Scarlett con Laura Morera, guardarsi la clip sul sito del Royal Ballet sulle prove in sala.

FRANKENSTEIN-The Royal Ballet, Choreography; Liam Scarlett, Elizabeth; Laura Morera, Victor;Federico Bonelli, The Creature; Steven McRae,

John MacFarlane firma una scenografia imponente e cinematografica, a tratti hitchcockiana, si veda la casa dei Frankenstein che domina sulla destra del secondo atto, bianca, circondata da nubi, come guardata da una soggettiva distorta. Nel primo atto la “creazione” avviene nella sala di anatomia, un “teatro anatomico” lo ha definito lo scenografo, un mondo incolore alla Steven Spielberg. Musica originale di Lowell Liebermann, capace di raccontare ambienti, terrori improvvisi, sentimenti rivelati, la morte, con più di un’assonanza alle grandi partiture di balletto di Prokofiev, Romeo e Giulietta, Cenerentola (III atto delle nozze tra Victor e Elizabeth).

Foto. Frankenstein: courtesy of ©ROH2016, Bill Cooper; Sleeping Beauty: courtesy of Matthew Bourne/New Adventures. 

 

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Cinderella alla Burton

Il trailer dello spettacolo dal sito della Scala, con Semionova e Bolle.

Fine anno è alle porte e il Teatro alla Scala si prepara a festeggiarlo con il ritorno in scena della nuovissima “Cinderella” di Mauro Bigonzetti. Il 30 a giocarsi i ruoli protagonisti, sostenuti al debutto dalle due star Polina Semionova e Roberto Bolle, su cui il balletto è nato, saranno Virna Toppi, già applaudita come sorellastra tutto pepe insieme a Antonella Albano nel primo e secondo cast del balletto, e il giovane Jacopo Tissi, al suo secondo Principe dopo il debutto con Zakharova nella “Bella Addormentata” di Ratmansky lo scorso settembre.

CinderellaPolina Semionova e Roberto Bolle nel ballo del secondo atto. 

Anche il 31 riserva sorprese. Era stato annunciato l’ospite Federico Bonelli, che avrebbe dovuto danzare con Nicoletta Manni, e invece,a  sostenere la parte del Principe sarà il ballerino interno Christian Fagetti. Ci spiace per Bonelli, che è sempre un piacere rivedere in Italia, ma siamo felici per Fagetti.

Cinderella - Nicoletta Manni Christian Fagetti - ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala 178_K65A5474 xNicoletta Manni e Christian Fagetti. 

Nella pomeridiana del 22, Fagetti ha dato prova (ma già lo pensavamo da tempo) di essere un ballerino dotato di guizzo dinamico nella tecnica e nell’interpretazione. Un danzatore da promuovere (è nel corpo di ballo). Il suo Principe inquieto funziona con la coreografia e la partnership con Manni, così delicata e sensibile, crea un intrigante contrappunto.

Ma veniamo alle caratteristiche del balletto che abbiamo visto sia con la coppia Semionova/Bolle sia con Manni/Fagetti (nel primo cast Manni è la Fata Madrina, Fagetti il padre) e già recensito sul manifesto. Semionova è perfettamente a suo agio nello stile Bigonzetti. Gambe sensuali e fisico palpitante, Polina si insinua nelle pieghe del racconto con pienezza di sfumature. La sua partnership con Bolle ha la naturalezza delle grandi coppie. Lo si sente nei passi a due, piuttosto perigliosi con Bigonzetti, tutti intrecci di gambe giocati in punta con i fisici abbracciati, alternati a variazioni solistiche dove Roberto Bolle sfodera la sua proverbiale eleganza e apollinea tecnica. La sua entrata di grand jetés nel secondo atto (nel primo non appare) ne è subito prova. Le due star tornano a danzare il gennaio, il 12, 14 e 15.

Cinderella - A. Albano, S. Ballone V. Toppi - ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala 011_K65A5000 x

“Cinderella” si apre però con altri personaggi: il tiro di matrigna e sorellastre. Bigonzetti le  ingabbia in un abito di ferro alla Kyliȧn (impossibile non pensare agli abiti neri che slittano su rotelle del capolavoro “Petite Mort”). I volti escono dai tre colli rigidi del vestito, le braccia, le mani, la bocca seguono la musica con stilizzata e grottesca pantomima. Stefania Ballone è la matrigna: la sua danza, fatta di punte arrabbiate, di braccia eccessive nel linguaggio, che tagliano lo spazio con turbolenta cattiveria, è frutto di un lavoro sul personaggio nutrito di una feconda collaborazione tra coreografo e interprete. Il suo ruolo è portante nello spettacolo: si aggiudica un fiume di applausi. Meriterebbe una promozione (anche lei come Fagetti è nel corpo di ballo).

Bigonzetti ha seguito la partitura, nessun capovolgimento di storia e di musica come fece per il suo “Romeo and Juliet” ideato per l’Aterballetto. Composta in Russia durante la seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1944, la “Cenerentola” di Prokof’ev debuttò al Bol’šoj nel novembre del 1945 su coreografia di Zhakarov, un balletto utopico ripreso nel 1946 al Kirov e che avrà poi nel corso del Novecento svariate riletture, da quella britannica, venata di spirito grottesco, firmata nel 1948 da sir Frédérick Ashton, padre del balletto inglese, a quella di Rodrigues che portò il balletto alla Scala e rivelò nel 1955 il talento della giovanissima Carla Fracci, alla Cenerentola hollywoodiana di Nureyev, l’ultima vista in Scala nel 2006 prima della nuova Cinderella di Bigonzetti, per non parlare dell’inquieta versione di Maguy Marin, ballata con il viso coperto da maschere da bambolotto al Balletto di Lione.

Cinderella - Polina Semionova Roberto Bolle - ph Brescia e Amisano Teatro alla ScalaK61A9192

Se la partitura segue il suo flusso, Bigonzetti si è permesso però alcune variazioni e omissioni nel racconto: nessuna scarpina, né zucca, né cenere, al principe resta in mano la veste color fragola della bella Cinderella (costumi di Maurizio Millenotti, scene di Carlo Cerri). Il timbro complessivo della produzione strizza non a caso l’occhio al cinema con certi personaggi alla Tim Burton (la matrigna di Ballone) e alcuni citazioni anche visive che ci legano al Seicento (gli ingranaggi degli orologi della mezzanotte che segnano il tempo) e a certe atmosfere vicine alle fiabe di Basile su cui Matteo Garrone ha fatto il suo fascinoso film “Il racconto dei racconti”. Passi a due espliciti e passionali, tutt’altro che edulcorati come vorrebbero le fiabe alla Perrault.

15 minuti di applausi al debutto, ma anche tanti alla pomeridiana del 22, per i protagonisti e per la compagnia tutta. Coinvolti una cinquantina di ballerini con tanti ruoli di spicco, come le quattro fate delle stagioni, Chiara Fiandra, Lusymay Di Stefano, Antonella Chapkina, Denise Gazzo, la Fata Madrina (oltre a Manni, si è distinta per eleganza Vittoria Valerio, e nei prossimi cast segnaliamo Martina Arduino) e i quattro amici del principe tra cui, sempre magnifico, Claudio Coviello. Perché non provarlo nel Principe? Basta trovargli una Cinderella…

Cast completi e clip sul sito della Scala. Foto di Brescia e Amisano @Teatro alla Scala

 

 

 

 

 

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