Bolle? Dance your style…

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Spazio alla street dance. Paladino Roberto Bolle. Per la settimana di OnDance ideata per Milano, l’étoile scaligera ha promosso tra i tanti eventi il primo Red Bull Dance Your Style, competizione di street dance, dall’hip hop al vogueing, dal locking al breaking, che ha coinvolto ieri pomeriggio in piazza Duca d’Aosta davanti alla Stazione Centrale 16 ballerini italiani. Battles, come si chiamano in gergo, 1 contro 1, improvvisate sulla musica, giudice il pubblico: protagonisti Babi’, Carlos, Cri Go Go, Imad Bk, Kikko, La B.Fujiko, Ruben, Shorty, Tonini, Joe Frog, Veronica Real, Rada, Mowgly, Silvia Go Go, Sese’, Fanta, nell’immagine sotto tutti insieme con Bolle sullo sfondo. 

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Ad arrivare alla finale due strepitosi danzatori (vedi clip su instagram @francesca.pedroni): Mowgly (al centro in nero a braccia conserte) e Tonini (a sinistra in piedi con cappello nero). Mowgly è Cristian Bilardi, ventiduenne di Reggio Calabria, neo vincitore di Red Bull bc one cypher Italia 2018 e fondatore della Marittima Funk Crew, il suo stile è ipervirtuosistico, campione di break dance con evoluzioni stratosferiche eseguite a terra, in equilibrio sulla testa e su un braccio, fulminee per ritmo e stacchi dinamici.  

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Ma moltissimo ci è piaciuto anche il suo avversario: il giovanissimo Tonini, altro stile, giocato in piedi, articolazioni morbidissime, corpo che viaggia in divertite fluidità, grande originalità di movimento. Il ragazzo è di Modena, si chiama Filippo Tonini, ha 19 anni, danza da quando ne ha 8. Da seguire!

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Tra Mr. B e Wayne McGregor la stagione 18/19 della Scala

È con il guizzo fiabesco dello Schiaccianoci di Mr. B, ovvero di George Balanchine, che si aprirà la prossima stagione di balletto del Teatro alla Scala diretta da Frédéric Olivieri. Una nuova produzione che porta la firma per scene e costumi di Margherita Palli dal classico natalizio sulle immortali note di Ciajkovskij che Mr. B. firmò nel 1954 per il New York City Ballet. Uno Schiaccianoci che come nell’originale di Petipa e Ivanov del 1892 vede protagonisti del racconto di Hoffmann due bambini guidati nel favoloso mondo dei dolciumi dalla Fata Confetto. Anteprima giovani, come ormai è rito del teatro, il 15 dicembre, prima ufficiale il 16, repliche fino al 15 gennaio per la bacchetta di Michail Jurowski.

George Balanchine negli uffici del Teatro alla Scala

George Balanchine negli uffici del Teatro alla Scala foto Erio Piccagliani ©Teatro alla Scala

Secondo titolo del cartellone, una creazione firmata da Angelin Preljocaj: sarà Winterreise (Viaggio d’inverno), capolavoro di Schubert. Olivieri: “Angelin è venuto molte volte a vedere la compagnia, abbiamo in repertorio già altri suoi lavori, e finalmente ora avremo una novità per il nostro Corpo di Ballo. Sarà un pezzo per 25/30 danzatori”. Winterreise si lega al ciclo di balletti da camera che vedrà questa volta al pianoforte James Vaughan (24 gennaio – 9 marzo). 

Wide images showing a scene from Part 2 of Woolf Works the World Premiere by Wayne McGregor and The Royal Ballet @ Royal Opera House. (Opening 11-05-15) ©Tristram Kenton 05/15 (3 Raveley Street, LONDON NW5 2HX TEL 0207 267 5550 Mob 07973 617 355)email: tristram@tristramkenton.com

Woolf Works di Wayne McGregor, foto ©Tristram Kenton 

Aprile porterà al Piermarini uno dei titoli più affascinanti e complessi degli ultimi anni: Woolf Works di Wayne McGregor, creato nel 2015 per il Royal Ballet di Londra con Alessandra Ferri nel ruolo protagonista. Ne abbiamo parlato da questo blog e siamo particolarmente felici che la creazione di McGregor venga riallestita alla Scala per il Corpo di Ballo del Teatro con il ritorno alla Scala di Alessandra Ferri, interprete di raro spessore umano, ospite insieme al Principal del Royal Federico Bonelli. Musica trascinante di Max Richter per uno spettacolo tripartito che con un linguaggio coreografico e scenografico di formidabile inventiva trasforma in visione l’anima di tre romanzi di Woolf (7-20 aprile). 

In linea con l’omaggio in scena in questi giorni a Rudolf Nureyev, torna alla Scala la rigogliosa versione de La Bella Addormentata nel bosco che lo stesso Nureyev debuttò al Piermarini nel 1966. A danzare alla prima sarà Polina Semionova (26 e 29 giugno), mentre Svetlana Zakharova sarà in scena il 5 e 9 luglio.Trattative in corso per gli ospiti maschili, bacchetta di Felix Korobov. “Un titolo”, dichiara Olivieri che sotto la direzione Nureyev danzò all’Opera di Parigi, “impegnativo e utilissimo per il lavoro e la crescita della compagnia”. Lo spettacolo torna in scena nell’allestimento del 1993 di Franca Squarciapino.

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Rudolf Nureyev nell’allestimento della sua Bella Addormentata alla Scala nel 1966. foto Erio Piccagliani ©Teatro alla Scala

Settembre rivedrà in Teatro il capolavoro romantico Giselle nella versione di Yvette Chauviré, con étoile Svetlana Zakharova (17 settembre-8 ottobre). Roberto Bolle danzerà alla Scala in Onegin, intramontabile balletto di John Cranko che rivedrà l’étoile scaligera insieme a Marianela Nuñez dopo il successo di questa stagione (24, 26, 29 ottobre, 2 e 6 novembre).

Roberto Bolle e Marianela Nuñez in “Onegin” foto Brescia Amisano ©Teatro alla Scala

Bolle chiuderà anche la stagione con il ritorno nel Boléro di Béjart in un trittico composto da Symphony in C di Balanchine e Petite Mort di Jiří Kyliàn (date tra il 16 e il 30 novembre). 

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Roberto Bolle in “Boléro” foto Brescia Amisano ©Teatro alla Scala

Ospitalità a luglio con il Tokyo Ballet in The Kabuki di Maurice Béjart e con un secondo programma in via di definizione. 

Per il futuro il sovrintendente Alexander Pereira e il direttore del Ballo Oliveiri hanno anche annunciato di stare lavorando a due prime mondiali i cui dettagli sono ancora top secret ma di cui si sa che nasceranno su partiture di due compositori italiani. Intanto tra settembre e novembre 18 in programma oltre alla già annunciata tournée in Cina, la prima trasferta in novembre del Corpo di Ballo in Australia con Giselle Don Chisciotte. In Australia con i primi ballerini della Compagnia danzeranno anche gli ospiti Maria Eichwald e David Hallberg (Giselle) e Leonid Sarafanov (Don Chisciotte).   

 

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Torinodanza anteprima con Crystal Pite

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  Betroffenheit di Crystal Pite, photo©Michael-Slobodian 

Spetta a Crystal Pite e alla sua compagnia Kidd Pivot catalizzare da stasera l’attenzione sul Festival Torinodanza 2018, con un’anteprima di spicco in scena alle Fonderie Limone di Moncalieri. Contesa artista canadese, ex luminosa danzatrice di Forsythe, creazioni di successo firmate per il Nederlands Dans Theater, il Royal Ballet di Londra, l’Opera di Parigi, Crystal Pite porta al Festival Betroffenheit, spettacolo in bilico tra danza e teatro ispirato a un tragico fatto di cronaca. Pite lo ha messo a punto insieme al drammaturgo e attore Jonathon Young. Il fatto sul quale ruota il lavoro è un dramma vissuto dallo stesso Young che, durante un incendio, perse la figlia adolescente e una nipote sopravvivendo alla tragedia. Betroffenheit in tedesco significa shock trauma, ma anche sbigottimento, costernazione. 

Dichiara Pite: «La storia del trauma vissuto da Young, il suo personale Betroffenheit è al centro di questa avventura. Jonathon mi ha coinvolto nella sfida di utilizzare le nostre discipline artistiche per lottare contro la sofferenza e il suo coraggio mi ha permesso di mostrare coerenza. Sono molto riconoscente per questa opportunità di essere al suo fianco per guardare in questo difficile terreno che è il dolore e di esplorarlo in un onesto processo di creazione.

trailer di Betroffenheit di Crystal Pite per Kidd Pivot

Sono stata sorpresa di constatare la gioia che è nata all’interno di questo progetto e profondamente commossa per la curiosità di Jonathon che si è dato a cuore aperto. Nel corso del suo intenso lavoro di ricerca interiore, ci ha lasciato lo spazio per catturare momenti di grazia». 

Lo spettacolo della durata di 120 minuti è in replica alle Fonderie Limone anche domani, in prima italiana. L’anteprima di Crystal Pite, realizzata dal festival in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino, lancia Torinodanza e la nuova direzione artistica di Anna Cremonini. Il festival si svolgerà poi, come di consueto, tra settembre e dicembre. Tra i primi spettacoli inaugurazione il 10 con Noetic e Icon di Sidi Larbi Cherakaoui, artista associato a Torinodanza per i prossimi tre anni, e The Great Tamer di un altro nome chiave del nostro tempo: il greco Dimitris Papaioannu (20 – 22 settembre).

trailer e foto courtesy of Festival Torinodanza e Kidd Pivot. 

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Sul fluire delle emozioni

Nino Sutera e Virna Toppi in Mahler 10 di Aszure Barton

Nino Sutera e Virna Toppi in Mahler 10 di Aszure Barton

MILANO – Trittico all’insegna della grande musica e delle declinazioni infinite della danza del Novecento. Ha debuttato ieri al Teatro alla Scala il programma a tre firme composto dalla creazione in prima mondiale Mahler 10 della coreografa canadese lanciata anni fa da Mikhail Baryshnikov, Aszure Barton, da Petite Mort, ripresa di uno dei capolavori di Jíři Kyliàn, e da un altro hit della modernità: il Boléro di Béjart, per la prima volta interpretato da Roberto Bolle. Un trittico che accosta a tre particolarissimi segni coreografici tre giganti della musica come Mahler, Mozart e Ravel. Serata speciale dedicata alla memoria di Elisabetta Terabust, étoile italiana nonché direttrice appassionata di tanti corpi di ballo, tra cui anche quello della Scala, scomparsa alcune settimane fa. 

Mahler 10, scenografia di Burke Brown, costumi di Susanne Stehle

Mahler 10, scenografia di Burke Brown, costumi di Susanne Stehle

Aszure Barton per Mahler 10, creazione sul trascinante Adagio dell’ultima sinfonia composta da Mahler prima di morire, ha lavorato a stretto contatto con i danzatori: otto di loro hanno parti da solista, ma la coreografia ha un impatto corale, un’onda collettiva e commovente che fluisce per la scena. Gli otto solisti, alla prima Nino Sutera, Virna Toppi, Nicola Del Freo, Antonella Albano, Stefania Ballone, Christian Fagetti, Federico Fresi e Chiara Fiandra, hanno elaborato il movimento insieme a Aszure a partire da gesti creati in riferimento a loro storie personali: sensazioni di luce e di dolore, di felicità e tragedia che la coreografa ha saputo poi trasformare con mano salda in un pezzo non narrativo quanto emozionante. Un’esperienza umana oltre che artistica che i danzatori hanno condiviso con feconda partecipazione e sincerità come traspare dalla bellezza del pezzo. 

Petite Mort di Kyliàn

Petite Mort di Kyliàn

Assente dalla Scala da dieci anni, torna a brillare al Perimarini Petite Mort di Jíři Kyliàn, intramontabile pezzo sull’amore e il culmine dell’unione fisica che inanella passi e due e momenti d’insieme sull’Adagio e sull’Andante dei Concerti per pianoforte e orchestra n. 23 e n. 21 di Mozart. Sei le coppie coinvolte che hanno visto in scena Nicoletta Manni e Mick Zeni, Martina Arduino (sempre più brava) con Christian Fagetti (apprezzato anche in Mahler 10), Nicola Del Freo (anche lui in doppio ruolo) con Francesca Podini, Vittoria Valerio e Matteo Gavazzi, Chiara Fiandra e Eugenio Lepera, Alessandra Vassallo e Marco Agostino. 

Roberto Bolle ie i ballerini della Scala n Bolero di Béjart

Roberto Bolle e i ballerini della Scala in Boléro di Béjart

Chiusura serata con uno dei pezzi culto di Maurice Béjart, quel Boléro che negli anni (il balletto è del 1961) ha visto alternarsi sopra l’inconfondibile tavolo rosso uomini e donne come la seduttiva ballerina jugoslava Duška Sifnios (la prima), il ballerino feticcio Jorge Donn, belva da palcoscenico con quella chioma fulva scossa a ogni avanzare del crescendo, la nostra Luciana Savignano, di memorabile, misteriosa sensualità, Maja Plissetskaja, Patrick Dupont, Sylvie Guillem. Interpretazioni diversissime, perché il bello del Boléro è che su quel famoso tavolo non c’è nessun personaggio da interpretare se non far emergere se stessi nel travolgente crescendo musicale. Alla Scala è ora la volta di Roberto Bolle, applauditissimo alla prima in questo balletto coreografato da Béjart con folgorante erotismo, una parte che da molti anni l’artista desiderava affrontare e che ha modulato a misura del  suo adamantino appeal. Intorno a lui il corpo di ballo maschile scaligero sfodera una provocante sensualità. Accanto a Bolle, alla Scala danzano il ruolo anche i ballerini della compagnia di Béjart, Elisabet Ros (29 marzo) e Julien Favreau (30 marzo), ma è molto atteso anche il debutto nella strepitosa parte di tre dei più giovani e promettenti talenti scaligeri: le nuove due prime ballerine Martina Arduino (13 pomeriggio e 27 sera) e Virna Toppi (25 marzo e 7 aprile) e Gioacchino Starace (5 aprile). Orchestra diretta appassionatamente da David Coleman, repliche fino al 7 aprile. 

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Le marionette danzanti di Sieni

Petruška di Virgilio Sieni foto ©Rocco Casaluci

Petruška di Virgilio Sieni foto ©Rocco Casaluci

BOLOGNA. Ultima replica oggi pomeriggio a Cango, Firenze, del nuovissimo Petruška di Virgilio Sieni, fresco del debutto al Comunale di Bologna, accompagnato dall’Orchestra del Teatro. Uno spettacolo importante che abbiamo recensito da Bologna sul manifesto e che riprendiamo volentieri in sintesi su danzon. 

Sieni colloca la sua versione del capolavoro primo Novecento di Stravinskij e Fokine in uno spazio limitato da tende trasparenti che ricreano in modo nuovo le famose stanze dell’originale. Nei sei danzatori vive la figura di Petruška, ma anche quella degli altri protagonisti del balletto, il Moro e la ballerina, la folla della piazza, il Ciarlatano. La loro essenza trasmigra da un interprete all’altro, marionette tra l’umano e il non umano nelle quali la danza è fatta di posture dettagliate e gesti fondativi. In loro le ballerine, l’imbonitore, la folla del primo quadro appaiono e scompaiono in un moto coreografico in cui le infinitesimali variazioni dell’unisono illuminano le singolarità. Il quadro della stanza di Petruška è aperto da un danzatore solo, raggiunto però presto dagli altri cinque che, sospingendone il gesto, rendono collettivo l’originario urlo della maschera contro il Ciarlatano. Nella stanza del Moro, tre briosi danzatori hanno i volti anneriti, mentre Ramona Caia, in gonna bianca e a seno nudo, fa emergere dal nulla la memoria della ballerina di Stravinskij: il suo è un gesto frammentato, sapiente e sovraumano.

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La creazione su Petruška è preceduta da un altro breve pezzo inedito: Chukrum sulla misteriosa partitura per orchestra d’archi di Giacinto Scelsi, pezzo che ci porta dentro una visione di respiro cinematografico in cui non arriviamo mai a percepire in modo totalmente nitido figura e volti dei danzatori di Sieni. Li vediamo avvicinarsi, prendere forma e rilievo, avanzando verso una luce diffusa che ne opacizza i contorni. Palmi delle mani arrossati come se uscissero dal nulla, coppie, quartetti, figure sole, una coreografia sulla nascita dell’uomo, in cui il danzatore ha l’universalità della marionetta.

Chukrum foto ©Rocco Casaluci

Chukrum foto ©Rocco Casaluci

 

 

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