Die tote Stadt, euforia della danza

Al teatro alla Scala per la strepitosa opera di Korngold Die tote Stadt nell’allestimento coinvolgente di Graham Vick la splendida Marietta di Asmik Grigorian inneggia alla vita e alla danza rivolgendosi al suo amante Paul (Klaus Florian Vogt) che si trascina nel culto della moglie morta, Marie. «O danza, o ebbrezza!/ Danzo fino all’ultimo ardore, danzo l’ultimo bacio dell’amore!» Una storia di nostalgia, rimpianto, morte, vita e sogno nella quale il rapporto con la danza si intreccia curiosamente alla citazione di quell’eccitante balletto delle monache al chiaro di luna che nell’opera Robert le Diable ebbe Maria Taglioni (un’altra Marie…) come protagonista e diede l’idea di dare il via all’Opera di Parigi al balletto romantico con La Sylphide. Monache che avevano perso i voti e che da morte tornavano in vita nella notte danzando la seduzione.

Die tote Stadt al Teatro alla Scala

Da vedere. In scena ancora il 10, 14 e 17 giugno.

photo courtesy Brescia Amisano ©Teatro alla Scala.

Pina, ricordando Venezia

Pina Bausch a Venezia

Le sinuose camminate in tacco a spillo di Kontakhof, le donne appese al muro di Blaubart, le passeggiate sul tappeto di garofani rosa di Nelken, le sedie sparse e i passi a occhi chiusi di Café Müller, i gomiti spinti contro il ventre de La sagra della primavera, e ancora Viktor e Água,dedicato al Brasile. Un mondo di sentimenti, rapporti umani, danza e vita scorre negli occhi, vibra nel corpo e nella memoria a ripensare a Pina Bausch e a Venezia. Un viaggio partito con il Tanztheater Wuppertal nel 1981 e chiuso nel 2007 in occasione della consegna a Pina Bausch del Leone d’Oro alla carriera della Biennale di Venezia, un viaggio di spettacoli indimenticabili in scena al Teatro La Fenice, grande compagno di questa avventura.

Nelken di Pina Bausch in un'immagine storica a La Fenice di Venezia

In occasione dei dieci anni dalla scomparsa di Pina Bausch, il Teatro La Fenice la ricorda e la celebra con una mostra fotografica su quei favolosi anni veneziani che sono rimasti nel cuore di tante persone. Organizzata dall’Archivio storico della Fondazione Teatro La Fenice, la mostra è allestita nelle Sale Apollinee del teatro ed è curata da Franco Bolletta, responsabile artistico e organizzativo delle attività di danza della Fenice.

Intitolata Pina Bausch. Gli anni veneziani, la mostra è aperta al pubblico da questa domenica al 14 luglio. Un amarcord da non perdere gustabile attraverso il tradizionale percorso delle visite guidate al Teatro La Fenice e durante tutte le rappresentazioni nella sala di Campo San Fantin. Durante la mostra sarà proiettato in loop il film Pina Bausch di Anne Linsel, coprodotto wdr e Arte, in parte girato negli spazi del Teatro La Fenice.

Nelle due immagini Pina Bausch alla Fenice nel 2007 dopo l’ultima recita di I bambini di ieri di oggi e di domani e uno dei suoi pezzi più famosi e amati, Nelken,in uno scatto storico, sempre alla Fenice, nel 1985.

photo courtesy Teatro La Fenice.

Nureyev/Fiennes in sala il 27 giugno

Parigi, 1961. Cinque persone a cena dopo teatro. L’immagine, dal film The White Crow di Ralph Fiennes, ricostruisce un incontro determinante nella famosa tournée in Occidente del Kirov di quell’anno. Da sinistra gli attori rappresentano Rudolf Nureyev (il ballerino ucraino Oleg Ivenko), Claire Motte (l’attrice e cantante Calypso Valois), Claire Saint (Adèle Exarchopoulos nel ruolo dell’amica che svolgerà un ruolo centrale nella richiesta di asilo politico di Nureyev in Francia), Yuri Soloviev (il ballerino del Kirov che divide la stanza d’albergo con Rudi in tournée, interpretato da Sergei Polunin), il futuro coreografo Pierre Lacotte (Raphaël Personnaz). Cena tra ballerini francesi e russi in piena Guerra Fredda, momento di confronto all’insegna della libertà che contribuirà a portare Nureyev in pochi giorni alla scelta decisiva dellla sua vita: restare in Occidente.

Riparliamo di questo film su danzon non solo perché lo abbiamo visto all’anteprima nazionale al Colosseo di Milano per l’inaugurazione di OnDance di e con Roberto Bolle, ma perché è di oggi la notizia diffusa dai distributori Eagle Pictures che l’uscita nelle sale italiane del film è stata anticipata al 27 giugno, un mese prima della data precedentemente annunciata del 27 luglio. 

Il film si concentra sui giorni della tournée parigina, facendo viaggiare lo spettatore attraverso un gioco di flashback tra presente e passato nella vita di Nureyev dal 1938 al 1961. La nascita sul treno, l’infanzia poverissima a Ufa, il rapporto con la madre e il padre, il fascino del primo spettacolo di balletto, le prime lezioni di danza squarciano il presente con sequenze dai toni desaturati in cui il bianco e nero ha una sfumatura azzurro fredda, come la neve che avvolge più di una scena. La solitudine incantata di quel bambino al quale la vita avrebbe riservato un destino da outsider (questo il significato in russo del termine “corvo bianco”) respira nel film anche nelle sequenze parigine. Le visite mattutine ai musei ancora vuoti, le passeggiate sulla Senna, anche i momenti di improvvisa intransigenza e antipatia ci riportano al passato e a un percorso di crescita complicato quanto straordinario. Resta negli occhi il giovanissimo Maksimilian Grigoriyev nella parte di Nureyev piccolo, soprattutto nella sequenza finale con il talentuoso bambino a lezione di danza con la sua prima maestra a Ufa.

Più complicato confrontarsi con Nureyev adulto. Riportare in vita quel brivido inconfondibile da tartaro, quelle apparizioni da togliere il fiato per bellezza e unicità è un’impresa titanica. Oleg Ivenko, ottimo ballerino di origine ucraina, ha una buona capacità attoriale e interpretativa che accompagna con credibilità il pubblico attraverso il racconto, anche se il vero Nureyev aleggia sul film con la sua aura di mito inimitabile. Polunin da parte sua ha un ruolo accessorio sotto il profilo narrativo, se pur svetta come è suo solito nei brevi momenti di danza che lo vedono coinvolto. 

Fiennes, che si è ritagliato il ruolo del maestro di Nureyev, è un Alexander Pushkin comprensivo che ben ha capito il desiderio di libertà più che politica artistica del suo pupillo. Certo è che di Rudi si innamorano tutti, compresa Xenia, la moglie del celebre maestro, interpretata da Culpa Khamatova.

Il racconto degli anni di scuola a Leningrado è ricco di momenti top, tra scatti di rabbia e stacanovista determinazione del protagonista, partnership famose come quella con Natalia Dudinskaya (nella parte Anna Urban, nata Polikarpova), lezioni di balletto molto ben riprese (coinvolto nella realizzazione del film il coreografo Johann Kobborg). 

Il film culmina nella scena dell’aeroporto con la richiesta d’asilo politico. Nell’immagine Rudolf tra Pierre Lacotte e Strizhevsky, l’ufficiale del KGB incaricato di controllare Nureyev a Parigi interpretato da Aleksey Morozov. 

A Milano il film è stato presentato dalla produttrice Gabrielle Tana, da Piera Detassis, Editor at large Cinema e Entertainment della rivista Elle, media partner dell’anteprima nazionale di domenica scorsa, e da Roberto Bolle che ha scelto The White Crow per aprire il suo OnDance che culminerà domenica sera con il gran finale in piazza del Duomo. 

Bolle ha voluto rimarcare il ruolo rivoluzionario che Nureyev ha avuto nel mondo della danza: «un punto di riferimento, un uomo che ha cercato di andare oltre», un artista fondamentale per la carriera del nostro che ha ricordato quanto sia contato per lui quando Nureyev lo scelse giovanissimo per il ruolo di Tazio in Morte a Venezia. 

Giudizio finale? Un film da vedere per ripercorrere o conoscere (per chi sa poco di Nureyev) un momento chiave dell’intreccio tra grande danza e politica degli anni Sessanta. 

photo courtesy Eagle Pictures e OnDance.

“The White Crow”, film su Nureyev in anteprima a OnDance

Nelle sale italiane sarà dal 25 luglio, ma il 26 maggio, al cinema Colosseo di Milano, The White Crowil biopic su Rudolf Nureyev firmato dal regista e attore Ralph Fiennes, sarà proiettato in anteprima nazionale a OnDance, la manifestazione ideata e diretta da Roberto Bolle giunta alla sua seconda edizione. Con un’anteprima a Napoli lo scorso weekend, OnDance sarà a Milano fino al 2 giugno con numerosi appuntamenti in città dedicati alla danza e al ballo oltre ai Gala Roberto Bolle and Friends agli Arcimboldi.

Ma torniamo al film. Distribuito dalla Eagle Pictures, The White Crow, presentato all’ultimo TorinoFilmFestivalè tratto dalla biografia Rudolf Nureyev: The Life, scritta da Julie Kavanagh. Un progetto che Fiennes accarezzava da anni, pur non essendo un fan del balletto. Ad affascinarlo (e come gli si può dar torto) la storia di Nureyev, nella quale si è ritagliato per il film il ruolo del carismatico insegnante di Rudi, Alexander Pushkin, maestro anche di Mikhail Baryshnikov.  

Fiennes: «Sebbene non avessi un grande interesse per il balletto e non conoscessi molto di Rudolf Nureyev, sono stato colpito dalla storia dei suoi primi anni. La sua giovinezza a Ufa, nella Russia degli anni ’40, i suoi anni da studente di danza a Leningrado – adesso San Pietroburgo – per poi arrivare alla decisione di emigrare in Occidente nel 1961. Quella storia mi è entrata dentro». Una storia perfetta per un film: «ha una dinamica interiore molto personale, la spinta per realizzare se stessi e la spietatezza che ne consegue. E c’è anche il contesto del divario ideologico tra est e ovest al culmine della Guerra Fredda».

Così a distanza di vent’anni dalla lettura del libro della Kavanagh, Fiennes ha presentato il suo film, sostenuto dalla produttrice Gabrielle Tana (la stessa di Dancer di Steven Cantor dedicato a Sergei Polunin). «Volevamo fare un film su qualcuno che fosse eccezionale e che fosse andato contro ogni convenzione», spiega Tana. «Non era una cosa consapevole, era qualcosa più forte di lui. Voleva essere il migliore in quello che faceva. Non sarebbe stato frenato o avrebbe preso ordini da nessuno». A interpretare il ruolo di Nureyev, Oleg Ivenko, ballerino ucraino della compagnia Tartar State Ballet. 

Fiennes: «Sentivo che aveva una capacità di recitazione latente e poi era un ballerino bravissimo con una forte somiglianza fisica a Rudolf Nureyev. Quando ho fatto le prove sullo schermo, ho visto che Oleg aveva preso immediatamente la strada giusta. Se gli spiegavo qualcosa, la capiva molto velocemente. Un paio di volte ho detto: No, non è questo quello che voglio. E gli ho mostrato un atteggiamento particolare e lui ha capito molto rapidamente. C’era qualcosa nel modo in cui stava davanti alla telecamera, un fattore X che mi faceva pensare: Potrebbe essere Rudi».

Anche Sergei Polunin, non nuovo alle partecipazioni a film (Assassinio sull’Orient Express, Red Sparrow ecc.) è nel cast di The White Crow nel ruolo di Yuri Soloviev, coinquilino di Nureyev a Parigi. Il divo ribelle, ipertalentuoso, ultimamente assai contestato per le sue esternazioni sui social che gli sono già valse la cancellazione di un’ospitalità all’Opera di Parigi e di cui si è riparlato in queste settimane dopo l’annuncio della sua presenza alla’Arena di Verona in Romeo e Giulietta, a proposito del film ha dichiarato: «Quando stai ballando, ti perdi completamente dentro la danza ed è un’energia molto più grande. Quando reciti, devi stare molto attento e devi essere molto controllato. Anche un pensiero può influenzare ciò che si vede sulla fotocamera, quindi devi stare molto attento a come incanalare quell’energia. Nella danza, ti perdi e non ti ricordi più niente: ti lasci andare e basta».

A firmare la sceneggiatura è David Hare, che spiega: «Il film parla dei momenti in cui Nureyev diventa il ballerino più famoso del mondo per due motivi. Il primo è la danza e il secondo è che è stato il primo cittadino sovietico di una certa importanza a disertare la propria patria». 

Le coreografie sono di Johan Kobborg che dichiara: «Le coreografie di balletto e la danza per il cinema sono processi molto diversi. Stai cercando di trasmettere la stessa energia, ma devi tenere acceso quel fuoco diciamo da 10 a 12 ore al giorno, solo per filmare qualche minuto di danza. Utilizzando diverse angolazioni di posizionamento della fotocamera, è possibile raccontare una storia. Puoi raccontare la stessa storia in così tanti modi e dare molto spazio all’interpretazione. Deve funzionare sia per l’intenditore che per la persona che vede il balletto per la prima volta. Trovare quell’equilibrio è stato interessante».

La proiezione milanese, che vedrà la presenza in sala di Roberto Bolle, è un evento inaugurale a inviti. Torneremo sul film dopo averlo visto. 

photo courtesy Eagle Pictures.

Scala, nuova stagione con Sylvia

Si aprirà con Sylvia nella nuova versione creata nel 2018 da Manuel Legris per lo Staatsballet di Vienna la stagione 2019/2020 di balletto del Teatro alla Scala diretta da Frédéric Olivieri. Capolavoro su musica di Delibes in scena la prima volta nel 1876 all’Opéra di Parigi su ispirazione del dramma pastorale Aminta di Torquato Tasso, il balletto debutterà alla Scala il 14 dicembre con l’ormai classica Anteprima Giovani.

Il secondo spettacolo della stagione, in scena tra gennaio e febbraio, si lega al progetto sulla musica da camera fortemente voluto in questi anni dal sovrintendente Pereira. Serata a più titoli, vede la presenza in Scala di un grande coreografo del Novecento: Hans van Manen. In scena tre suoi pezzi, Adagio Hammerklavier (Beethoven), Kammerballett (Karayev, Cage, Scarlatti) e il seducente Sarcasmen (Prokofiev), sopra nella foto. A completare lo spettacolo due pezzi di Roland PetitLe combat des anges, toccante duo maschile da Proust, Le Jeune Homme et la Mort con Roberto Bolle. 

Bolle sarà anche coinvolto nella creazione in prima mondiale a firma Mauro Bigonzetti su musica di Fabio Vacchi, in cartellone a marzo, Madina. Storia calata nell’oggi che ruota intorno alla vicenda di una kamikaze dal romanzo di Emmmanuelle de Villepin La ragazza che non voleva morire. Voce recitante l’attore Filippo Timi. 

Tra aprile e maggio, ritorno di un classico novecentesco molto amato dal pubblico scaligero: Romeo e Giulietta (foto Brescia Amisano) nella versione di Kenneth MacMillan.

La Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala avrà quest’anno per la prima volta una creazione assoluta in scena per varie repliche: il Prometeo di Beethoven (coreografato nel primo Ottocento da Salvatore Viganò) riscritto da Heinz Spoerli. Il nuovo titolo sarà preceduto dalla classica Présentation con tutti gli allievi, a cura di Olivieri. 

Torna in scena tra giugno e luglio Il lago dei cigni nella versione di Rudolf Nureyev, molto amata in teatro e assente da qualche anno. Un affondo in un lago dai risvolti psicologici, di sfida interpretativa e tecnica per i protagonisti. 

Bolle e Svetlana Zakharova riaprono il sipario dopo l’estate danzando in settembre il capolavoro di dance-drama La Dame aux Camélias da Dumas di John Neumeier su musica di Chopin(al piano Roberto Cominati).

Chiude la stagione in ottobre la ripresa del felice Schiaccianoci di George Balanchine nella produzione scaligera con scene e costumi di Margherita Palli. Nella foto al centro, Martina Arduino, splendida Goccia di Rugiada del secondo atto. 

La scelta di Olivieri è di puntare sugli artisti di casa: non sono stati annunciati ospiti, ma ricordati i recenti inviti internazionali ai nostri ballerini, Timofej Andrijashenko al Royal Ballet di Londra, Nicoletta Manni al Bolshoi.

Quattro produzioni di quest’anno saranno accompagnate dall’Orchestra dell’Accademia del Teatro. Nei sette titoli direttori da Kevin Rhodes (Sylvia) a Felix Korobov (Romeo e Giulietta e Schiaccianoci), Michail Jurowski (Il lago dei cigni), Theodor Gushlbauer (Prometeo Dame aux Camélias).